I fratelli Forcellini

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    Il nonno Giovanni accompagnava spesso noi nipoti alla Messa della domenica su in Tempio e, a metà dello “stradone” si soffermava perché il panorama… perché c’è da riprendere fiato, ma anche perché lì a destra: «Vedeu boce, questa a e a casa dei Forzheini». Il nonno non parlava mai della guerra, la Grande Guerra, ma la conosceva bene perché l’aveva combattuta tutta, in prima linea, con la brigata Liguria ed evidentemente il soffermarsi in quel luogo richiamava memoria, commozione, rispetto, empatia. Il palazzo della famiglia Forcellini domina Possagno, è paragonabile ad una villa, indice di famiglia benestante di nobili origini, ma non originaria del posto. Arrivava di là dal Monte Tomba, da Alano di Piave, né ora vi è rimasto alcun erede in paese. Il capo famiglia Egidio, ingegnere, fu sposo di Emma Biasi di Castelfranco Veneto e, come frequentemente si prospettava nelle famiglie di allora, ebbero la benedizione di ben dodici figli, dei quali, otto furono i maschi, distribuiti negli anni di nascita a partire dal 1877, a cadenza quasi biennale: Luigi Uberto, Guido Vincenzo, Valentino Carlo Giuseppe, Maria Giovanna, Guglielmo, Luigi Girolamo, Augusto, Federico, Adalgisa, Giulio, con l’eccezione dei due ultimi avuti dopo la pausa di un quinquennio: Quirino ed Elena. Ebbero tutti l’opportunità di crescere agiatamente e culturalmente formati alla prestigiosa scuola dei Padri Cavanis, con il sostegno pure delle zie paterne Angela Pia e Luigia, entrambe maestre di scuola elementare. Nella primavera del 1908 la numerosa famiglia si trasferì a Padova dove il papà Egidio, fra i notevoli vantaggi propri della città, trovò più consono poter far continuare gli studi ai propri figli. Purtroppo, nell’autunno dello stesso anno, venne a mancare la mamma Emma, quando ancora molti dei piccoli, alla soglia dell’adolescenza, necessitavano delle amorose cure e conseguentemente dovettero accelerare la loro maturazione, sempre sostenuti comunque dal papà e dai fratelli maggiori. Da lì a pochi anni la proclamazione della guerra. La Grande Guerra trovava i fratelli Forcellini tutti in età d’arruolamento, chi prima chi dopo, tutti furono chiamati alle armi, pure il primogenito Uberto, capitano, divenuto capo famiglia, sposato e già padre di un figlio, Grande invalido di guerra. Otto fratelli, per lo più ufficiali di complemento o aspiranti i più giovani, tutti seppero farsi onore nelle operazioni militari cui furono comandati. Missioni spesso molto impegnative, pericolose, a volte ardite, dove la fortuna e l’Onnipotente furono frequentemente il solo appiglio alla sopravvivenza. Cinque di loro tornarono a casa, fra i quali Luigi Girolamo, capitano alpino decorato di Medaglia d’Argento al V.M. Tre di loro invece persero la vita in battaglia: Giulio, sottotenente del 57º rgt. fanteria, cadde a Cima d’Asta nel 1915; Guido, sottotenente del 247º rgt. fanteria, morto nel 1917 sul Monte San Gabriele; Federico, tenente medico del X reparto d’assalto, decorato con due Medaglie di Bronzo e una d’Argento, cadde sul Piave durante la Battaglia d’Arresto. La famiglia subì un grave tracollo, considerando che la sorella maggiore, Maria Giovanna, era già deceduta alcuni anni prima, a soli ventinove anni. Quirino (Rino) mantenne i rapporti con la comunità di Possagno e particolarmente, lui che era alpino, inviò al gruppo alpini locale le decorazioni di Federico e Luigi Girolamo assieme alle immagini della Grande Sua Famiglia. Il nonno Giovanni ora non c’è più, ma su al Tempio canoviano vado ancora alla Messa e davanti a quella casa, adesso ben comprendo i sentimenti di deferenza fra commilitoni ancorché decorati che sommessamente ci furono trasmessi.

    Gianantonio Codemo