I Caduti che riposano lontano

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    Era il 1997 quando l’alpino Lino Chies della Sezione di Conegliano, già Consigliere nazionale Ana, durante una visita al compagno di studi Giuseppe Filippo Inbalzano, Console di Praga, venne a conoscenza dell’esistenza del cimitero di Milovice, a nord-est di Praga, nella Repubblica Ceca. Dal 2002 con l’amico Angelo Dal Borgo, Presidente della Sezione di Belluno, organizza un pellegrinaggio sulle lapidi dei nostri 5.276 connazionali che, internati dopo la disfatta di Caporetto, a Milovice morirono di fame e malattie.

     

    Proprio in quel cimitero disseminato di croci di legno dei nostri Caduti, promisero di ritornare annualmente. E così fecero. Ai primi di novembre gli alpini di Belluno e Conegliano hanno rinnovato quell’impegno e sono ritornati a Milovice per portare un fiore e recitare una preghiera a questi nostri connazionali che per oltre ottant’anni sono rimasti abbandonati in un campo incolto, in fosse comuni, sotto una misera croce di legno.

    Fin dall’inizio del Novecento Milovice fu una base militare e nel 1904 l’amministrazione austroungarica decise di farne un poligono di tiro, poi trasformato in campo di concentramento allo scoppio della Grande Guerra. Vi transitarono oltre 18mila prigionieri tra italiani, russi e serbi. Al termine del conflitto, durante la prima Repubblica cecoslovacca, Milovice tornò all’originaria destinazione di poligono militare che mantenne durante l’occupazione tedesca nella Seconda Guerra Mondiale. Durante la Guerra Fredda divenne la più grande base russa; proprio da qui, nel 1968, le truppe dell’Unione Sovietica invasero Praga e soffocarono la rivolta della cosiddetta “Primavera di Praga”.

    Molte cose sono cambiate in questi ultimi anni. Dopo la partenza dei sovietici il cimitero di Milovice venne affidato alla tutela del Governo italiano. Grazie all’interesse dell’ex console italiano a Praga Giuseppe Filippo Inbalzano, del Commissariato Generale di Onor Caduti e dell’Ambasciata italiana di Praga, il cimitero è stato radicalmente ristrutturato, tra mille difficoltà. È stata realizzata una recinzione su tutto il perimetro, un museo, le croci in legno sono state sostituite con croci bianche di marmo di Carrara, è cosi stato possibile restituire a questo luogo la dignità che merita.

    A Milovice è così ripresa una buona consuetudine che era stata interrotta dopo l’invasione tedesca nel 1938: rendere gli onori militari ai Caduti una volta l’anno. Il sabato più vicino al 4 Novembre (festa dell’Unità d’Italia e delle Forze Armate), una sessantina di alpini hanno affrontato la lunga trasferta in terra ceca per onorare i Caduti a Milovice, guidati da Angelo Dal Borgo, Lino Chies e dal Consigliere nazionale Michele Dal Paos. Al loro seguito i vessilli di quattro Sezioni Ana – Belluno, Conegliano, Valdobbiadene e Pordenone – decine di gagliardetti di Gruppo, i gonfaloni di Canale D’Agordo e Conegliano, l’ambasciatore Aldo Amati, l’ex console Imbalzano con gli alti ufficiali della Repubblica Ceca, alcuni reduci Boemi, le autorità civili ed ecclesiastiche e il sindaco di Milovice Lukáš Pilc con molti suoi concittadini.

    Toccante la cerimonia della deposizione delle corone, con gli onori ai Caduti del picchetto militare Ceco, l’Inno d’Italia suonato dalla fanfara militare della Repubblica Ceca e quello Ceco “Dov’è la mia casa?”, cantato dal coro Minimo Bellunese. Al termine, presso la chiesa parrocchiale di Milovice è stata celebrata la Messa, ma il ricordo dei Caduti non è terminato qui. Presso la cittadina di Ljsa Nad Labem, a 15 km da Milovice, alcuni anni fa gli alpini si sono imbattuti per caso in un monumento eretto nella piazza centrale del paese dal popolo Cecoslovacco, in ricordo dei Caduti italiani, russi e francesi e cosi è divenuta una tappa obbligatoria con una semplice cerimonia di commemorazione e la posa di fiori.

    La giornata è proseguita con la visita a Praga e all’Ambasciata italiana dove le penne nere sono state ospiti dell’ambasciatore Amati. Il lungo viaggio per il ritorno li ha fatti giungere in Italia stanchi e felici di aver onorato quei Caduti che riposano lontano.

    Luigi Rinaldo