Fuori la politica dall’Ana

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    So che non è contemplato dal nostro Statuto che un alpino possa scrivere direttamente alla sede centrale, senza che prima lo scritto sia passato al vaglio della sezione di appartenenza. In questi momenti di tensioni politiche mondiali, di questo fascismo più o meno latente, di razzismo sempre più dilagante, mi trovo spiazzato nel constatare il silenzio dell’Ana su fatti clamorosi e dolorosi come quelli che si stanno verificando nel Mediterraneo. Non possiamo sfilare nei nostri raduni orgogliosi di appartenere ad una Associazione il cui motto, coniato da un nostro grande Presidente “Ricordare i mori aiutando i vivi” dovrebbe far cadere tutte le barriere politiche e razziali di fronte a chi tende la mano chiedendo aiuto, sia bianco, nero o altro. Avevo fame e mi avete sfamato, ero nudo e mi avete vestito. So benissimo cosa hanno fatto e stanno facendo i numerosi Gruppi sparsi per l’Italia, ma forse dovremmo alzare un po’ la voce per difendere e aiutare quel padre, quella madre che, costretti dalla fame, dalle guerre, dalla miseria hanno abbandonato tutto per cercare una vita degna di questo nome per se stessi, ma soprattutto per i propri figli.

    Armando Bernardi, Sezione Trento

    Intanto, caro amico, ti ricordo che le lettere personali al giornale non hanno bisogno della… censura preventiva. Qui scrive chi vuole, dicendo quello che vuole, assumendosene le responsabilità ed anche i rischi (di qualche rispostaccia del direttore). È quando si coinvolge la Sezione o il Gruppo, cioè quando si tirano in ballo anche altri, che bisogna percorrere le vie gerarchiche. Ciò detto, accettando il tuo rimprovero, ti chiedo: sul nostro giornale dovremmo scrivere ciò che pensa Salvini o ciò che pensa Zingaretti, quello che dice Di Maio o quello che dice la Meloni? Provocazione per dirti che a sposare una tesi finiremo per consegnare il nostro giornale ai partiti. Che è l’ultima cosa che dobbiamo fare, se vogliamo restare uniti. Lasciamo alle coscienze di maturare convinzioni e decisioni, evitando di lasciarci intruppare dalla politica.