Funerali di Stato per l’ultimo Cavaliere di Vittorio Veneto

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    Funerali di Stato mercoledì 29 ottobre in Duomo a Milano per il caporale dei bersaglieri Delfino Borroni, l’ultimo reduce italiano della Grande Guerra e ultimo Cavaliere di Vittorio Veneto che si era spento domenica 26 ottobre, all’età di 110 anni.

     

    Ai funerali, celebrati dal vescovo ausiliario di Milano mons. Erminio De Scalzi, hanno partecipato 2000 persone. Tra le autorità civili e militari c’erano alcune delle più alte cariche dello Stato: il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il consigliere per gli Affari Militari e del Consiglio Supremo di Difesa generale Rolando Mosca Moschini e il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito generale Fabrizio Castagnetti. Accanto al Labaro dell’Associazione Nazionale Bersaglieri c’erano numerosi gonfaloni delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma e alcuni vessilli in rappresentanza delle Sezioni della nostra Associazione.

    Toccante l’omelia di mons. De Scalzi: Certe persone, per il semplice fatto di vivere con serenità e fede la propria esistenza a volte dura, di portare in silenzio le croci di ogni giorno, di compiere il proprio lavoro con fedeltà, generosità, rappresentano un segno luminoso per tutti. E proprio perché non hanno alcuna pretesa di brillare, lasciano dietro di sé tracce luminose. Tra queste persone io colgo Delfino Borroni. Il nostro mondo ha continuato il vescovo ha bisogno di persone così, persone che oltre a non risultare sprovviste di generosità, sono abbondantemente provviste di silenzio, di modestia, lontane da ogni ostentazione, che non amano apparire. C’è chi vede nel segreto Dio. E la ricompensa è sicura .

    Borroni era nato il 23 agosto 1898 a Turago Bordone (Pavia), ma da anni era ospite della casa di riposo San Giuseppe a Castano Primo (Milano). Si arruolò nel 1917, prestando servizio nel VI e nel XIV reggimento bersaglieri, prese parte ai combattimenti sul Pasubio ed a Caporetto. Venne catturato dagli austro tedeschi dopo la disfatta del 24 ottobre 1917, che lo misero in compagnie di lavoro formate da prigionieri. Riuscì però a fuggire e a riparare in Friuli. Alla fine della guerra, tornò a Castano Primo, dove si sposò ed ebbe numerosi figli. E’ stato l’ultimo macchinista del celebre tram Gamba de Legn , che univa Milano a Castano Primo ed era in pensione dal 1957.

    Il 23 agosto scorso, nel giorno del suo 110º compleanno, Delfino era stato festeggiato anche dagli alpini. C’erano il generale D. (alpino) Franco Cravarezza, comandante della Regione Militare Nord, accompagnato dal generale di brigata Camillo de Milato, comandante militare dell’Esercito in Lombardia, i senatori Massimo Garavaglia e Mario Mantovani, gli assessori e consiglieri dei Comuni del territorio oltre ai rappresentanti di tutte le Associazioni d’Arma. Per l’ANA, aveva partecipato una delegazione guidata dal vice presidente della sezione di Pavia Ettore Avietti con il consigliere del Comune di Giussago, alpino Roberto Caserini, il consigliere sezionale Aurelio Bolis e gli alpini Luigi Liberali e Enrico Bricchi.

    Dopo la scomparsa di Delfino Borroni, al mondo restano solo altri sei reduci del primo conflitto mondiale: quattro inglesi, un canadese e uno statunitense.


    Il feretro di Delfino Borroni portato a spalla dai bersaglieri sul sagrato del Duomo di Milano.

    Pubblicato sul numero di novembre 2008 de L’Alpino.