Fratelli nella notte, aspettando il nuovo giorno

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    Perché non ci racconti , quante volte abbiamo fatto questa domanda a un reduce, a un nostro familiare che ha vissuto l’esperienza della guerra. Sappiamo che nonostante siano circondati da grande affetto, i reduci sono una categoria in via di estinzione. Un bene, perché significa che viviamo in un periodo di pace (il più lungo della storia); un male perché i reduci sono la testimonianza vivente degli orrori della guerra. Per questo i loro racconti sono il più potente antidoto. Ma quando non ci saranno più?Ecco allora la necessità di sedersi accanto a loro, e farli parlare. Ne scaturirà un mosaico, un caleidoscopio di episodi dai più atroci ai più allegri: i giorni di prigionia, la vigilia dell’attacco, la perdita dei compagni, il mulo che mangia solo dalle mani del suo conducente : l’epopea degli alpini.

    Carlo Balestra, già presidente della sezione di Feltre e vice presidente nazionale, ha dunque raccolto queste voci, che sono quelle di quaranta reduci feltrini della seconda guerra mondiale, dando a questa bella raccolta di memorie inizialmente avviata da William Faccini anche l’ampio respiro dell’analisi dei periodi bellici alle quali si riferiscono: dalla guerra d’Africa alla lotta partigiana. La presentazione è del ministro Carlo Giovanardi, del presidente Corrado Perona e del presidente della sezione di Feltre Renzo Centa.

    Fratelli nella notte , la notte della guerra in attesa del primo raggio di sole liberatore, è qualcosa di diverso e di più della passerella di racconti: un pezzo della nostra storia che ci sentiamo addosso ed è passata attraverso la storia di ciascuno di noi, delle nostre famiglie, del nostro destino. Il lettore viene catturato dall’umanità dei racconti, dalla semplicità con cui vengono descritti spezzoni di guerra, dalla tristezza, dal coraggio e dall’allegria che emanano le numerose immagini cui il bianco e nero dona la patina del fascino di come eravamo .

    Come vorremmo che diventasse un libro di storia e di educazione civica per le scuole! Perché un popolo che non ha memoria non ha neanche un futuro. Un’ultima annotazione: Carlo dedica questo libro a sua moglie Nicole, il cui ricordo è ancora ben vivo nei tanti che l’hanno conosciuta. È un omaggio anche a tutte le compagne degli alpini, così silenziose, pazienti, amiche. (ggb)

    Ecco uno dei racconti: ‘Dieci anni in Africa’

    La mia avventura d’alpino iniziò nell’aprile del 1935, quando venni arruolato nel battaglione Feltre alla caserma Angelo Zannettelli. Il fatto decisivo per la mia vita militare avvenne in dicembre di quello stesso anno, quando fummo mobilitati per l’Africa Orientale e il 6 gennaio del 1936 partimmo per quel continente, imbarcati a Napoli sul piroscafo Conte Grande. Sbarcammo a Massaua e da qui ci inviarono nella zona di Macallè e poi verso il Passo Mecan.

    Di questo periodo ho vive nella memoria le battaglie, particolarmente sanguinose, combattute nel marzo aprile a Mecan e Mai Ceu e nei pressi del Lago Ascianghi. Conquistata Addis Abeba fummo congedati e qui si poneva il dilemma: tornare a casa o restare in Africa?Del mio paese, Alano di Piave, rimanemmo in Abissinia in otto; io, in particolare, fino al luglio 1940. Qui ci sorprese la Seconda Guerra Mondiale: venni richiamato ad Addis Abeba come combattente, fino al giugno del 1941. Gli inglesi mi catturarono nei dintorni della capitale etiopica e mi destinarono al Campo 359 di Burguret, in Kenya.

    La mia prigionia durò fino all’aprile del 1944. Da quel momento, fino al dicembre del 1946, restai a Nairobi in Kenya, dove operai nei campi di lavoro. Formalmente non ero più prigioniero, ma di fatto mi obbligavano a lavorare per Sua Maestà Britannica. Il periodo in Africa terminò nel dicembre del ’46, quando venni imbarcato per l’Italia e, via Napoli, arrivai ad Alano esattamente il 31 dicembre di quell’anno. Fu un decennio molto intenso della mia vita: prima combattente, poi civile, poi ancora combattente, prigioniero, cooperatore; un decennio che segna ancora fortemente i miei ricordi.

    Mi si chiede di rammentare qualche episodio particolare, ma non è facile, tanti se ne affollano alla memoria. Ne racconto uno per tutti, che risale al giugno 1941. Ero con altri miei compagni su un camion che trasportava munizioni. Un aereo inglese sbucò dal cielo e ci mitragliò, il mezzo colpito si incendiò. Riuscimmo con una buona dose di fortuna a salvarci. Restammo fermi per qualche giorno. Decidemmo poi di tornare indietro alla base con un caterpillar; purtroppo ebbi un attacco di malaria e mi salì la febbre. Lungo il tragitto ci imbattemmo nei cadaveri dei soldati italiani che dovevano garantire la nostra difesa: erano stati uccisi dai ribelli locali. Il caterpillar sul quale viaggiavamo fu reso inutilizzabile dalla rottura di un cingolo.

    Fummo costretti a proseguire a piedi; per me e un mio compagno la cosa era impossibile a causa della debolezza dovuta alla febbre alta e alla stanchezza. Debilitati e sfiduciati riposammo seduti sul cingolo del trattore, quando improvvisamente si sentì il caratteristico rombo del motore di una Lancia Ardita . Avvisati dai nostri compagni, un generale con il suo autista erano tornati indietro a cercarci. Riuscimmo così a superare l’inconveniente e dopo pochi chilometri trovammo un autocarro sul quale tutti volevano salire: era rimasto l’ultimo mezzo a disposizione.

    Il generale, considerate le nostre condizioni, chiamò personalmente un tenente ordinandogli di sistemarci sull’automezzo. Arrivato all’ospedale persi conoscenza e la riacquistai qualche giorno dopo. Al mio risveglio udii una voce: Alora, clase, come statu? . Stupito risposi: Chi setu? . E lui: No te me conoss?Son Forcelini . Era un Forcellini da Fener: un pezzo di casa mia in Africa! Sì, i miei anni sono molti più di quei dieci, ma non c’è dubbio, quelli hanno segnato profondamente la mia vita.

    Alpino Angelo Masocco (1914 1996 Alano di Piave) 64ª compagnia battaglione Feltre, 7º Reggimento alpini Divisione alpina Pusteria

    (Il libro può essere richiesto alla sezione ANA di Feltre via Mezzaterra 11 32032 Feltre fax: 0439.83897 18 euro, più spese di spedizione. Il ricavato sarà devoluto in beneficenza all’Associazione Mano Amica, che assiste i malati terminali).