Fare senza chiedere

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    Sono giorni difficili. Siamo in casa, barricati, eppure ci arrivano di continuo notizie da tutto il mondo. La tv, il telefono, gli alert, il computer non smettono di informarci su una situazione pesante, straziante per l’intera umanità. In Italia è la Lombardia, insieme a una parte dell’Emilia Romagna e del Veneto, a pagare il conto più alto. Una generazione decimata, la più fragile, la più ricca. Nati tra le due guerre, alcuni venuti alla luce sotto i bombardamenti, i più giovani durante la durissima fase della ricostruzione. E molti tra loro portavano il cappello alpino.

    Tanti tra loro hanno contribuito a scrivere le pagine del Libro Verde della solidarietà 2019 presentato di consueto durante la conferenza stampa dell’Adunata e che quest’anno inevitabilmente subisce il destino del rinvio a emergenza rientrata. Ma il libro è pronto e presenta numeri importanti: supera sei milioni di euro il denaro raccolto e devoluto e due milioni e mezzo sono le ore spese per gli altri.

    Un resoconto semplice dietro al quale troviamo l’opera quotidiana degli alpini e le attività straordinarie durante le emergenze, come quella che stiamo vivendo oggi che conteggeremo nell’edizione 2020 (con pubblicazione il prossimo anno), ma della quale non possiamo non definire i contorni fatti di disponibilità, impegno, spirito di servizio. Un’abnegazione che ha visto allestire a Bergamo, in tempi record, l’Ospedale da Campo per i malati di Covid-19, una boccata di ossigeno per la sanità lombarda. Ma non solo, c’è un brulicare di uomini con la penna dietro ai riflettori dei media: portano cibo alle persone sole, si adoperano nelle comunità, continuano la loro incessante opera.

    E nel pensare a questa offerta umana e quotidiana, torna alla mente l’intervista di un bergamasco celebre, alpino e alpinista Simone Moro, rilasciata al Corriere della Sera a maggio dello scorso anno in occasione dell’Adunata a Milano: «La naja? Fosse per me andrebbe reintrodotta subito. Oggi stesso. Ma non solo perché fa bene al singolo, perché educa al rispetto della Patria, delle istituzioni, degli altri e anche di se stessi. No, c’è anche un’altra ragione, meno filosofica e più pratica. Più sociale. Che riguarda tutti noi. Ma ve ne accorgerete solo tra un po’ di anni, poi mi darete ragione ma sarà tardi». Quando? Domanda il giornalista. «Quando gli alpini veri non ci saranno più. E i costi di ciò che loro fanno oggi con passione e gratuitamente ricadranno sulla comunità. Che dovrà pagare per fare ciò che oggi gli alpini fanno senza chiedere nulla in cambio. Pensate alla Protezione Civile. Quando c’è una disgrazia, sono i primi ad arrivare. E gli ultimi ad andarsene. Vengono aggiustano, se ne vanno. Senza la leva, quella cultura del fare gratuitamente si disperde. Succederà, vedrete. È inevitabile».

    Una sorta di previsione che ci mette davanti alla realtà, alla prova provata che le parole di Moro non sanno di retorica, ma raccontano la verità dei fatti: gli alpini come risorsa da impiegare, quelle mani che sanno fare tutto, uomini che si adattano e si sanno arrangiare perché hanno conosciuto l’obbedienza e il sacrificio, imparando a proiettare se stessi negli altri. Questo bene rimarrà anche quando tutto sarà finito insieme all’immagine della lunga fila di camion dell’Esercito che nel buio della notte trasportano decine di bare verso crematori meno affollati. Si dice e si scrive, bare di anziani con patologie pregresse. Ma persone, individui, che avevano un’esistenza piena e della quale resterà una traccia, piegati e sconfitti dal “virus della solitudine” che ha negato loro il conforto degli affetti negli ultimi istanti di vita.

    Franco Arminio, autore irpino, tempo fa ha scritto quanto sia importante visitare un paese, anche il più piccolo, cercare una persona anziana, sedersi vicino a lei e ascoltare ciò che ha da dire. Ora ci ricorda quanto l’inevitabile decisione di impedire lo svolgimento delle consuete cerimonie funebri, (l’ultimo saluto che accompagna i nostri morti) è una cosa inaudita nella nostra storia millenaria. «Prima, in una sorta di egoismo corale, eravamo tutti assieme, ma ognuno per conto suo. Adesso siamo ognuno per conto suo, ma tutti assieme – scrive Arminio. La coesione nazionale è un bene preziosissimo in questo momento». Già, e gli alpini lo testimoniano da sempre.

    Mariolina Cattaneo