Adunata rinviata

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    L’emergenza sanitaria ha comportato lo spostamento dell’Adunata nazionale di Rimini-San Marino, originariamente prevista a inizio maggio 2020, al prossimo ottobre, salvo indicazioni ulteriori. Abbiamo chiesto ai responsabili locali come viene vissuta questa decisione.

    Vittorio Costa, Presidente della Sezione Bolognese Romagnola

    Da Presidente della Bolognese-Romagnola, Sezione organizzatrice che tanto ha fatto per arrivare ad ospitare l’evento, quanto è stato difficile prendere questa decisione?

    Non difficile bensì molto triste. L’evidenza dell’andamento esponenziale della pandemia non lasciava spazio a dubbi: era doveroso pensare alla salute delle persone e per maggio questo risultava impossibile. Ma la tristezza per la situazione italiana e mondiale colpita da un avversario così minuscolo, deflagrante e in molti così mortale è opprimente. A un mese dall’Adunata i preparativi erano molto avanzati, come è stata vissuta questa notizia dai vostri alpini? I preparativi erano in fase d’ultimazione, con netto anticipo rispetto ai tempi usuali. Anche le attività aggiuntive finalizzate a caratterizzare l’Adunata del secondo centenario dell’Ana e a 100 anni dal primo raduno spontaneo degli alpini all’Ortigara erano in avanzata fase; mi riferisco in particolare alla cerimonia d’apertura allo stadio di Rimini prevista il 7 maggio e alla riunione di 33 fanfare che, insieme, il sabato 9 maggio, dirette dal maestro Mogol, avrebbero suonato il Trentatré nostro inno e quello nazionale oltre al Silenzio in ricordo di tutti i Caduti. Il rinvio comunque non è un vero problema, rapportato alla drammatica situazione che stiamo vivendo: arriverà il tempo dei festeggiamenti e noi alpini come sempre porremo al centro del nostro incontro le cerimonie per il ricordo dei Caduti, dei sacrifici dei nostri avi e dei valori. Il tutto avvolto e accompagnato dalla voglia di stare insieme, nel reciproco rispetto, e per dichiarare alla popolazione che ci accoglie che sugli alpini può contare in ogni evenienza.

    Lo spostamento di alcuni mesi cambierà qualcosa? Prevede che l’Adunata, soprattutto dal punto di vista emotivo, sarà diversa da come l’avevate programmata?

    Molto cambierà nel nostro modo di comportarci. Le cerimonie del ricordo saranno momenti nei quali molti di noi tratterranno a stento commozione e lacrime. Troppi sono “andati avanti” ed è la prima volta che abbiamo subìto, in tempo di pace, nella nostra Italia, un attacco da un virus così efficace da farci fare una quarantena assimilabile a un coprifuoco. Con l’enorme differenza che finito il bombardamento le persone potevano toccarsi, abbracciarsi e stringersi mentre noi avremo inizialmente un po’ di timore nel farlo. Non credo che verrà cambiato sostanzialmente il programma e forse dovremo arricchirlo per dare l’avvenuto senso dell’avere “superato” questa battaglia contro il virus.

    Da avvocato professionalmente impegnato nel mondo dello spettacolo e dei grandi eventi, come immagina sarà tornare alla normalità?

    Il ritorno alla normalità dipenderà solamente dalla individuazione di uno o più farmaci adeguati nel curare le persone colpite da coronavirus e ovviamente di un vaccino specifico che ci ridia fiducia e sicurezza. Sino ad allora staremo in una sostanziale quarantena che ci porterà a diffidare d’incontri troppo ravvicinati e luoghi affollati. Dovranno essere prese delle precauzioni e rimedi innovativi, compresi controlli sullo stato di salute dei partecipanti del tipo “aeroporto” per dare sicurezza al pubblico. I grandi eventi da stadio, che erano già programmati e con biglietti venduti, aiuteranno la ripartenza perché la voglia dell’essere umano di festeggiare la riconquistata libertà sarà enorme ed aver già il possesso d’un titolo d’accesso ad un grande evento farà superare un po’ i timori.

    Nella sua Sezione il virus ha fatto molte vittime?

    La Sezione Bolognese-Romagnola ha un territorio molto ampio, da Bologna a Rimini, e purtroppo il virus ha colpito, non pesantemente come in altre zone d’Italia, ma sempre troppo. Fortunatamente gli alpini “andati avanti” non sono numericamente molti ma il vuoto che lasciano è enorme.

    Da Presidente che messaggio si sente di dare agli alpini, agli amici, ai volontari coinvolti e in generale a tutti i cittadini di Rimini e San Marino?

    Dopo la tempesta, per quanto lunga, c’è sempre il sole della rinascita e noi siamo una sola famiglia che si ritroverà per confortarci, lenire le ferite e rigenerare il nostro spirito nell’aiutarci. Sarà ulteriore occasione per noi alpini di testimoniare, nei fatti, di essere salde rocce sulle quali si possono posare le fondamenta del dopo Covid-19.

    Andrea Gnassi, sindaco di Rimini

    Cosa si sente di dire oggi agli alpini (sia per il fatto di aver preso questa decisione, ma anche per essere in prima linea con la Protezione Civile nell’emergenza Covid-19)?

    Agli alpini dico ancora una volta grazie. Un grazie per esserci, ancora e come sempre, in prima linea per dare il loro apporto nella gestione di un’emergenza nazionale che ha stravolto le nostre vite e che segnerà una sorta di spartiacque. Ancora una volta sono emersi quei valori che da sempre ispirano le vostre attività: solidarietà, altruismo, sacrificio, quella capacità di rimboccarsi le maniche senza perdersi d’animo. Sono quelle qualità che si ritrovano storicamente nel carattere della nostra terra, di noi riminesi. Una città distrutta da 386 bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale, Medaglia d’Oro al valore civile, capace di rinascere da quelle polveri e diventare la Rimini che tutti conosciamo. Difficile immaginare quale mondo ci aspetterà domani, quali saranno le sfide che ci vedranno impegnati, ma ancora una volta e ancora di più dovremo tenere a mente l’esempio degli alpini. La ripresa chiederà lo stesso spirito: coraggio, intraprendenza, coesione per promuovere il bene comune. La città si stava preparando con grande entusiasmo all’evento.

    Questo spostamento cambierà il vostro approccio?

    Rimini e gli alpini sono uniti da un legame di profondo affetto e ne abbiamo avuto ulteriore conferma nei mesi passati, con un fermento crescente per la prima volta delle penne nere tra Romagna e San Marino. Ad oggi, ancora alle prese con l’emergenza sanitaria pur con forti segnali che ci fanno intravedere qualche luce in fondo al tunnel, è difficile immaginare quale sarà il contesto in cui ci ritroveremo in autunno. Sicuramente dal punto di vista logistico ci saranno stravolgimenti, necessari per osservare le misure igienico sanitarie per il contenimento del Covid-19 con cui almeno per il prossimo futuro dovremo imparare a convivere. Difficile anche sapere con quale stato d’animo arriveremo alla seconda metà di questo drammatico 2020, ma non ho dubbi sull’accoglienza che sarà riservata agli alpini: l’abbraccio sarà più distanziato ma sarà più caloroso, sentito, forse – lo spero – liberatorio. Potrebbe davvero essere un momento da cui tutti quanti potremmo iniziare a ripartire.

    L’Adunata in autunno anziché in primavera può porre problematiche o questioni organizzative diverse?

    Primavera o autunno, in condizioni ‘normali’, non farebbe differenza: una risposta calorosa, una rete di accoglienza organizzata capace di adattarsi e rispondere presente. Il Covid-19 pone però questioni organizzative ben diverse e ben più complicate, che esulano dalle stagioni; ecco perché sarà importante, una volta che si avranno più certezze rispetto alle misure da adottare nei prossimi mesi, avviare un tavolo di confronto immediato tra vertici nazionali e locali dell’associazioni, istituzioni, operatori, per capire come poter gestire al meglio questo grande appuntamento.

    Quanto è importante per voi sapere che l’Adunata nazionale è solo rinviata, ma si farà comunque a Rimini? E che Adunata sarà?

    Dopo una primavera chiusi in casa e un’estate ancora piena di incognite, vogliamo immaginarci un autunno di rinascita. Speriamo davvero di poter riprogrammare per quel periodo tanti appuntamenti che abbiamo dovuto mettere in stand by a causa del virus. Sotto l’aspetto logistico come già detto non sarà semplice, ma l’Adunata potrebbe davvero essere un momento da cui tutti quanti potremmo rinascere. Accogliere le penne nere significherebbe davvero ripartire con la spinta e lo spirito che ci servono per affrontare al meglio la nuova fase che ci attende.

    Federico Pedini Amati, Segretario di Stato al Turismo della Repubblica di San Marino

    Come è stata vissuta la decisione? Cosa vuol dire per una realtà come San Marino riprogrammare tutto?

    Il focolaio epidemico ha portato allo scoperto le fragilità dei modelli su cui si reggono le nostre società. Non si tratta solo di riprogrammare un evento. Dobbiamo riprogrammare i nostri comportamenti, i nostri modi di pensare e di agire. Questo virus rappresenta una grande sfida. Per vincerla bisogna mantenere un atteggiamento fiducioso, propositivo ed essere flessibili. I monaci buddisti impegnano settimane per realizzare i mandàla, dei bellissimi disegni di sabbia colorata sul processo di creazione dell’universo. Questi disegni, appena completati vengono distrutti. È un grande insegnamento sulla transitorietà delle cose terrene. Che cosa intendo dire? Che nonostante tutto bisogna sempre guardare avanti. San Marino sta guardando avanti. E si farà trovare di nuovo pronta per l’attesissimo evento dell’Adunata.

    Con quale spirito affrontate questa nuova “avventura”?

    Con spirito rinnovato. Questa emergenza così difficile ci sta facendo riscoprire l’importanza e la preziosità di alcuni valori un po’ dimenticati, come la solidarietà e il senso del dovere. Che poi sono gli stessi valori che reggono il Corpo degli alpini. L’emergenza, dunque, rafforza le ragioni che hanno portato la Repubblica di San Marino a sostenere la proposta della Sezione Bolognese-Romagnola per l’Adunata 2020 Rimini – San Marino.

    Quanto lavoro c’è dietro, per poter ospitare un evento della portata dell’Adunata nazionale degli alpini?

    Moltissimo. Per prepararsi al meglio San Marino ha creato un gruppo di coordinamento ad hoc che impegna la Protezione Civile, il Dipartimento affari esteri, l’Ufficio del turismo, gli Istituti culturali, il Comitato olimpico, le Milizie, i Corpi militari volontari e le Associazioni del settore turistico. L’intero Paese si sta muovendo attorno all’Adunata. A ciò si deve aggiungere l’attività di raccordo con le istituzioni della città di Rimini e della Regione Emilia Romagna. Tutto questo lavoro è portato avanti con slancio ed entusiasmo. Perché sappiamo che alla fine sarà ripagato dall’allegria, dalla serenità e dalla convivialità dello spirito alpino.

    Come pensate sarà l’Adunata Rimini- San Marino 2020?

    Penso che la porteremo nei nostri cuori per molto tempo. Ciò che stiamo vivendo ci rende più sensibili, amplifica la nostra emotività. L’Adunata si svolgerà nello stesso momento in cui saremo impegnati a riscoprire la bellezza e l’importanza di poter stare insieme agli altri, scambiarsi una stretta di mano e un sorriso. Penso che sarà una festa bellissima, che mescolerà i valori umani del post-coronavirus con gli alti valori del Corpo degli alpini. Sarà di certo un’Adunata con un significato molto profondo. E per San Marino sarà un doppio onore poterla ospitare.

    Paolo Piraccini, Capogruppo di Rimini

    Tu e gli alpini del Gruppo di Rimini come avete vissuto la decisione del rinvio?

    Quando il Consiglio Direttivo Nazionale, la Regione Emilia Romagna ed il Comune di Rimini hanno deciso di rimandare l’Adunata ad ottobre e la decisione ci è stata comunicata dal Presidente Sebastiano Favero, noi eravamo in parte preparati a questo rinvio in quanto già dai primi di marzo nelle riunioni preparatorie anche con la Sezione si parlava di questa probabilità. È stato prima, all’inizio dell’epidemia, che ci siamo sentiti colpiti, come svuotati, però è stato solo un momento perché l’Adunata tanto agognata e poi preparata con tanta passione, non poteva svanire. Sarà solo uno slittamento e anche se ci saranno delle difficoltà in più, noi alpini di Rimini vogliamo portare a termine l’impegno per vivere insieme all’Italia intera la 93ª Adunata.

    Anche Rimini e l’Emilia Romagna sono state colpite dal Covid-19. Come è stato questo periodo di sofferenza che tuttavia ha mostrato quanta solidarietà ci sia ancora oggi nella nostra società?

    La Provincia di Rimini ha avuto molti casi e vive tuttora la sofferenza dei lutti, delle preoccupazioni e del sacrificio richiesto a tutti i cittadini. Anche qui la solidarietà è visibile e percepita come volontà ad aiutare, a reagire evitando di subire passivamente il male. La nostra provincia ha deciso di continuare a non abbassare la guardia per raggiungere l’obiettivo di arrivare con il massimo del vigore alla ripresa, anche con la volontà di iniziare a salvare almeno una parte dell’attività turistica.

    Cosa comporterà a livello organizzativo, per voi alpini di Rimini, questo slittamento?

    L’organizzazione dell’Adunata era pronta, mancavano pochi dettagli come l’allestimento dei campi di accoglienza, il montaggio delle varie strutture. Lo slittamento della data comporterà certamente nuovo e maggiore impegno in quanto occorrerà rivedere tutto quanto già concordato con enti, alberghi, campeggi, fornitori, alpini. Ma noi siamo sicuri che quando ce lo diranno, saremo pronti!

    Il morale com’è?

    Il nostro morale era e rimane comunque alle stelle perché nonostante le ulteriori difficoltà desideriamo che l’Adunata sia bellissima. E poi è inevitabile che sarà diversa, sarà l’occasione per ripartire con nuovo entusiasmo dopo questa terribile esperienza. Il tuo arrivederci a tutti gli alpini d’Italia. A tutti gli alpini vogliamo offrire, dopo i tanti lutti che ci hanno colpito, un’Adunata che oltre ad onorare tutti i nostri fratelli “andati avanti” di recente e i nostri Caduti, sia una occasione di gioia, un’occasione per ritrovarci, poterci riabbracciare, rivivere le emozioni che ci accomunano in questa grande famiglia che è l’Associazione Nazionale Alpini. La Romagna sarà pronta ad accogliere gli alpini nel migliore dei modi con la sua storia, l’arte, i monumenti, la giovialità che la distingue. Arrivederci a Rimini.