Essere alpini

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    Sono a Milano, vedo fiumi di penne nere, penne che sventolano sul capo di ogni alpino come una fiera bandiera, colori e divise dei vari Gruppi del Patrio Stivale o di italiani emigrati in lontani Paesi per il globo terrestre. Sento musiche, della filarmonica Favriese, che mi fanno tornare indietro nel tempo, ma quello che sento nell’aria, anzi ne assaporo tutta la gustosa fragranza è il profumo dell’amicizia e della solidarietà tra alpini, che bello! Il mio animo è avvolto da emozioni e colori e nutro il desiderio e la speranza che di questo evento mi rimanga indelebile per sempre nella memoria. Questi raduni sono necessari per ricordare a tutti gli eventi bellici del passato, la nostra storia e le nostre radici con la storia centenaria dell’Ana e le canzoni alpine. Se oggi i tanti gruppi alpini non fossero ancora qui all’Adunata del centenario, chi si ricorderebbe di quei ventenni morti in trincea senza lasciarle il vero nome? Ecco, il ricordo li fa rivivere ce li fa conoscere ed ammirare, ci fa commuovere di fronte alle loro storie. Ecco cosa sono i racconti delle nostre radici, persone semplici per non essere diventate famose che sono qui a farmi emozionare. Quanto grande è la forza del ricordo? Grazie alpini per quello che fate, siete un pezzo basilare dell’identità italiana. Oggi come ieri essere alpini vuole dire essere coscientemente degli esseri umani! W gli Alpini, W l’Italia!

    Giorgio Cortese, Favria (Torino)

    Si dice che il nostro tempo sia malato di deficit di memoria. Di conseguenza diventa fondamentale riascoltare la voce del nostro passato, anche per dire alle nuove generazioni che se oggi sono liberi e stanno bene questo è il merito di chi è venuto prima di loro.