Era il 17 luglio 1920…

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    Nel 2020 la Sezione di Udine si unisce alle altre Sezioni consorelle che festeggiano il centenario della propria nascita. È un traguardo senza dubbio ambito, in particolare per il Friuli Venezia Giulia che fin da principio si attivò per ricordare le gesta e il valore degli alpini e lo fece nell’agosto del 1919 con la pubblicazione della prima rivista ufficiale alpina, seppur curata da ufficiali dell’8º. Il titolo era Di qui non si passa con un alpino in vigile guardia sullo sfondo, a evidenziarne il contenuto, ed era rivolta a tutti coloro che avevano portato il glorioso cappello, sia in pace che in guerra.

    La rivista piacque alla neocostituita direzione nazionale dell’Ana di Milano che, entusiasta dell’iniziativa, si abbonò seduta stante, raccomandando alla direzione del giornale di pubblicizzare l’Associazione Nazionale Alpini. Alla fine dell’anno, con la smobilitazione dell’esercito e il congedamento dei redattori (tenenti Italo Balbo ed Enrico Villa e il sottotenente Aldo Lo Masti), il settimanale venne trasferito a Milano e il 5 gennaio 1920 usciva il primo numero del nuovo giornale L’Alpino (anno II, n. 1), a significare la continuità con la rivista friulana. La nascita della Sezione di Udine risale invece al 17 luglio con un trafiletto sul Giornale di Udine: “Riunione di ex alpini – Per iniziativa di un gruppo di ex alpini è stata indetta per stasera (sabato 17) una riunione fra tutti coloro che durante la guerra hanno appartenuto a reparti alpini con qualunque grado, allo scopo di costituire a Udine una Sezione dell’Associazione Nazionale Alpini.

    L’Associazione è assolutamente apolitica e quindi ad essa può aderire chiunque senza distinzione di parte”. Dello stesso tenore era la nota apparsa su La Patria del Friuli: “Gli ex alpini – Sono invitati per le ore 21 presso l’Associazione Nazionale combattenti (dove) si terrà la prima seduta della Società ex Alpini, società che ha sede a Milano. All’assemblea sono invitati tutti coloro che fecero parte degli Alpini; verrà presentato il programma di questa Società e verrà fissata la sede stabile.” E pure L’Alpino del 5 settembre conferma la costituzione ufficiale della Sezione friulana. Sotto il titolo “La Sezione di Udine” troviamo infatti: “Una nuova Sezione! È una fioritura meravigliosa. Questi accidenti di Alpini riescono a fare tutto quello che vogliono! Sentiamo dire intorno a noi. E non ce ne meravigliamo. Anche in guerra si diceva di noi la stessa cosa. Ed ecco ora il Friuli, dolorante e glorioso, creare la sua Sezione…”. E nel dicembre seguente, riportando la forza dell’Ana nel suo secondo anno di vita, L’Alpino ricordava che tra le Sezioni “Regolarmente iscritte e funzionanti” vi era pure quella di Udine, con sede presso il Deposito dell’8º Alpini. L’8 marzo 1921 Il Giornale di Udine pubblicava il resoconto dell’assemblea sezionale in cui, alla presenza di un’ottantina di soci, si discusse del futuro della Sezione, si approvò il regolamento sezionale e si rinnovarono le cariche sociali. Alla presidenza fu eletto il maggiore Antonio Marin (1871-1930) e segretario il sottotenente Carlo Bressan, che da capitano si guadagnerà una Medaglia d’Argento alla memoria nel Secondo conflitto mondiale.

    Il 17 giugno seguente, in occasione del primo anno di vita, la “Regia scuola normale femminile” di Udine donava alla Sezione un nuovo gagliardetto, per sostituire “quell’umile e rustico gagliardetto tutto verde” che aveva sfilato qualche settimana prima in occasione della Festa nazionale dello Statuto. Nella primavera del 1922, il Presidente Marin era stato sostituito dal capitano Luigi Bonanni (1889-1975) che rimarrà in carica fino alla fine del secondo conflitto mondiale. Tra il 1922 e il 1925 erano nel frattempo sorte in Friuli le nuove Sezioni di Trieste (1922), Gorizia e Carnica (1923); Cividale, Pordenone e Gemona tra il 1924 e il 1925. Con queste nuove forze l’Ana friulana entrava a pieno titolo nel novero delle regioni più attive. Nella Sezione nacquero i Gruppi di Paluzza (1921), Tricesimo (1923), Savorgnano al Torre e Spilimbergo (1924), Palmanova l’anno dopo. Nel 1925 Udine ospitò il 6º Convegno nazionale – come si chiamavano allora le Adunate nazionali – con un’incredibile affluenza di scarponi: erano friulani, ma una moltitudine proveniva da ogni parte d’Italia e aveva combattuto sui monti del Friuli.

    Negli anni seguenti si costituirono nuovi sodalizi, in particolare nel 1930 quando, in previsione di una grande adunata dei battaglioni alpini in Friuli, ci fu un fiorire di Gruppi. L’8 dicembre, guidati dal Comandante Manaresi e dalle massime rappresentanze alpine dell’epoca, sfilarono per le vie di Udine migliaia di reduci alpini che avevano partecipato alla Grande Guerra. Nella “Forza del 10º al 30 marzo 1932” la Sezione contava una ventina di Gruppi con 1.350 soci, saliti a una trentina allo scoppio della Seconda guerra mondiale. Purtroppo, le note vicende belliche del periodo 1940-’45 portarono alla sospensione dell’attività associativa a livello nazionale e i Gruppi e le Sezioni si limitarono ad organizzare qualche cerimonia commemorativa, integrata da assistenza ai reduci. Al termine del conflitto la Sezione di Udine aveva ripreso una pur timida attività con una ventina di Gruppi, che in pochi anni aumentarono in modo consistente; i soci, da poco più di tremila nei primi anni cinquanta, un decennio dopo erano saliti a oltre seimila, suddivisi in 82 Gruppi. E questo anche se nella primavera del 1955 la Sottosezione di Palmanova era diventata Sezione autonoma, staccandosi da Udine assieme a una ventina di Gruppi della bassa friulana.

    Oltre alla ripresa di cerimonie commemorative a cura dei vari Gruppi, le eroiche vicende delle Campagne di Grecia e Russia furono ricordate, dal 1946, dagli alpini friulani con la commemorazione della tragedia della nave Galilea a Muris di Ragogna, seguita nel 1955 dall’inaugurazione del Tempio di Cargnacco, in ricordo dell’eroica epopea in terra di Russia. Nel settembre del 1958 sul Monte Bernadia che sovrasta Tarcento, veniva inaugurato il monumento-sacello-faro a ricordo della Divisione Julia. All’assemblea straordinaria dell’11 luglio 1954 erano presenti trentadue Gruppi per riconfermare il Presidente, capitano Corrado Gallino, che manterrà l’incarico fino al maggio del 1968, anno della sua morte. Alla presidenza fu allora designato il maggiore Guglielmo De Bellis che manterrà l’incarico fino al settembre del 1976: l’anno del tragico terremoto del Friuli.

    Proprio al Presidente De Bellis si deve la nascita della Protezione Civile regionale e nazionale. Nel giugno del 1962 a Udine si era tenuta la seconda adunata dei reduci della Julia, guidati dal generale Franco Magnani; la prima adunata si era svolta a Pordenone nel settembre del 1949 per festeggiare la rinascita della gloriosa unità. Verso la fine del 1966 era uscito il primo notiziario sezionale, che dal 1968 diventerà il giornale ufficiale con il titolo Alpin jo, mame! Nel 1970 i Gruppi erano saliti a novantaquattro con circa 8mila soci. Alla fine di quell’anno, con la prima presidenza di Ottorino Masarotti (1968-1972) la sede sezionale, che dal 1930 si trovava in Piazza Libertà, si trasferì in più ampi locali della caserma Di Prampero sede della brigata Julia, dove rimarrà fino al febbraio del 2005 quando sarà trasferita in viale Trieste. Nel maggio del 1974, con la presidenza di Guglielmo De Bellis (1973-1976) Udine ospitò la 47ª Adunata nazionale, quarantanove anni dopo il Convegnocongresso del 1925. La partecipazione del Friuli intero fu entusiastica, nel ricordo del 25º anniversario di ricostituzione della Julia.

    Il 1976 è ricordato come l’anno del terremoto che interessò buona parte della regione; fin dai giorni successivi al sisma, nei paesi più colpiti sorsero i cantieri di lavoro allestiti dagli alpini: primo embrione che portò alla nascita della moderna Protezione Civile nazionale e dell’Ana. Nello stesso anno veniva a mancare il Presidente De Bellis, al suo posto subentrò nuovamente Ottorino Masarotti che terrà la presidenza fino al 1991. L’Adunata nazionale del maggio 1983 vide la città di Udine e il Friuli intero raccogliersi attorno ai suoi alpini, rivolgendo un particolare e lungo applauso allo sfilare del personale dei cantieri di lavoro che operarono in regione dal maggio al settembre del 1976, e in alcuni casi anche oltre. Nel dicembre del 1990 al tempio di Cargnacco giungevano le prime spoglie di un caduto ignoto della Campagna di Russia, coronando così il sogno del suo ideatore, ex cappellano militare don Carlo Caneva. Da allora Cargnacco viene ricordato come il tempio-sacrario dei Caduti di Russia e attualmente custodisce le memorie di circa 9mila nostri soldati.

    L’assemblea sezionale del 1º marzo 1992 eleggeva nuovo Presidente Roberto Toffoletti, che guiderà la Sezione fino al 2005. A Toffoletti spettò il compito di organizzare l’Adunata nazionale del maggio 1996, nel ricordo del ventennale del terremoto, che aveva visto fradis di tutta Italia uniti in un unico sforzo per risollevare il Friuli. A confermare quanto sopra e memori degli innumerevoli servigi che in tanti anni gli alpini in armi avevano prestato al Friuli, le città di Udine e Tolmezzo conferivano la cittadinanza onoraria alla brigata Julia. Al termine dell’Adunata nazionale, il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, entusiasta della cerimonia, concesse “motu proprio” al Presidente Toffoletti l’onorificenza di Commendatore al Merito della Repubblica.

    Dal 2005, con una forza di oltre 13mila soci, alla conduzione della Sezione subentrò il Presidente Rinaldo Paravan, che nel 2008 – per motivi di salute – posò lo zaino a terra: un pesante fardello raccolto da Dante Soravito de Franceschi, tuttora in carica. Alla fine del 2010 la Sezione contava circa 12.500 soci suddivisi in 119 Gruppi. Nel 2011, in occasione del 90º anniversario di costituzione della Sezione, veniva pubblicata una pregevole monografia che raccoglie i fatti salienti della Sezione, assieme alla storia dei suoi Gruppi e gli oltre 12mila tra soci e amici che in quell’anno costituivano la forza sezionale. Il vessillo sezionale si fregia di undici Medaglie d’Oro al V.M.: quattro per la Grande Guerra, una per la Campagna d’Africa e sei per la Seconda guerra mondiale. Non possiamo concludere questa carrellata su un secolo di vita alpina, senza ricordare le numerose iniziative che hanno visto la Sezione di Udine impegnata in interventi sociali e di volontariato, in Patria e all’estero. Ad iniziare dall’organizzazione di manifestazioni sociali, in particolare nel ricordo dei nostri passati presidenti, come il trofeo di bocce “C. Gallino” dal 1970; le gare di tiro per il trofeo “G. De Bellis” dal 1978; e ancora, il “memorial Ottorino Masarotti, riservato ai cori Ana, iniziato nel 2008 e dal 2010 il “memorial Rinaldo Paravan”, gara di slalom.

    Numerosi furono gli interventi in occasione di calamità naturali e terremoti in tutta Italia come nel 1965-’66 con il soccorso alle popolazioni della bassa pianura friulana alluvionata dal Tagliamento o nel terremoto del Friuli dieci anni dopo. In quell’occasione si sentì forte l’esigenza di avere del personale volontario in grado d’intervenire tempestivamente in caso di calamità e grazie all’esperienza maturata nei cantieri Ana, si posero le basi per una moderna ed efficace struttura di Protezione Civile a livello nazionale quale oggi noi la conosciamo. La Protezione Civile costituita in seno all’Ana nazionale tramite le varie Sezioni, Udine compresa, partecipò in questi anni a svariati interventi: dall’Irpinia nel 1980, ai terremoti in Umbria nel 1997 e a quelli più recenti in Centro Italia, senza scordare la tempesta Vaia che colpì il Triveneto verso la fine del 2018.

    Il 2020 invece sarà ricordato come l’anno della pandemia Covid-19 che tanti morti e disagi sta ancora procurando e che vede la Protezione Civile operare al meglio dove c’è bisogno. Numerosi sono stati anche gli interventi nel sociale; tra gli ultimi ricordiamo il ripristino di una vecchia casermetta della Guardia di Finanza a Cason di Lanza sopra Paularo, inaugurata nel 2019 e intitolata all’8º Alpini o la recente collaborazione per la ristrutturazione di un centro anziani in Slovacchia. Attività questa che dal 2018 ha portato diversi volontari a Stará Halič, piccolo villaggio vicino a Lucenec, per la costruzione di una casa per anziani inaugurata il 2 giugno 2019, che ora ospita una trentina di persone. Nota lieta nel campo della nostra Protezione Civile è stata l’istituzione dei campi scuola Ana – attività alla quale partecipa attivamente la Sezione – che dal 2011 permettono a tanti ragazzi di avvicinarsi al territorio e al mondo della montagna e alpino in particolare, con lo scopo di insegnar loro a vivere e convivere in un ambiente che giorno dopo giorno appare sempre più diverso e che proprio per questo i nostri giovani devono conoscere.

    Paolo Montina