Alpini di mare e di monti

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    I PRIMI PASSI – Il 23 novembre 1920, in una sala del caffè Belloni di via XX Settembre, nel centro di Genova, alcuni alpini genovesi reduci della Grande Guerra si riuniscono e fondano la Sezione Ligure della neonata Associazione Nazionale Alpini. Tra essi vi è Ferdinando de Magistris, genovese, già socio fondatore dell’Ana, e il capitano Maso Lanata che alcuni dicono essere il primo alpino a passare il Piave in direzione di Vittorio Veneto. Primo Presidente sezionale viene eletto Giovanni Gambaro. Nel 1922 gli succede Maso Lanata e nel 1925 l’avvocato Ettore Erizzo che, dopo una lunga carriera nell’Ana, sarà Presidente nazionale dal 1956 al 1965. Altro Presidente sezionale di spicco fu il generale Jacopo Cornaro, noto per il famoso e leggendario “salto del tenente Cornaro”: accogliendo l’invito canzonatorio di alcuni chasseurs che innalzavano a distanza una coppa di champagne, sotto i loro sguardi esterrefatti, Cornaro passò al volo un burrone largo cinque metri, bevve, ringraziò, salutò sorridendo e sbattendo i tacchi rientrò in Italia per lo stesso itinerario. Il generale Cantore, del quale fu aiutante maggiore al 7º, lo giudicò «brillante e un po’ matto».

    GLI ALPINI IN LIGURIA? – Si pensa alla Liguria come terra di mare, spiagge, vacanze. Genova, la Superba, fu una potente repubblica marinara e certamente la tradizione del mare è viva a Genova come in tutta la regione. Allora perché siamo alpini in questa terra? Basta voltare le spalle al mare per capirlo. A ridosso della costa l’Appennino si inerpica impervio e boscoso. L’83% del territorio ligure è classificato come montano e l’81% del territorio è coperto dai boschi e per questo è la regione più boscosa d’Italia. L’economia della Liguria, in passato e fino al secondo dopoguerra, è stata prevalentemente contadina e agricola. Uomini abituati a rubare la terra a colline e montagne molto scoscese, spesso a strapiombo sul mare. Un luogo noto che dimostra queste caratteristiche sono le Cinque terre: gli stretti terrazzamenti con muretti di pietra a secco (le nostre “fasce”) sono stati costruiti portando le pietre a spalla e poi coltivati a mano perché anche oggi non ci sono macchine agricole che possano operare in quegli spazi ridotti. Forte delle peculiarità del territorio il distretto militare di Genova, sin da quando si formarono le prime Compagnie, considerò la zona idonea al reclutamento nelle truppe da montagna. E tra i personaggi indimenticabili della storia alpina ligure c’è il generale Antonio Cantore, genovese di Sampierdarena, caduto nel 1915, Medaglia d’Oro al V.M.

    TRA LE DUE GUERRE – Dopo la fondazione l’attività della Sezione Ligure fu sempre in crescita fino ad ottenere, nel 1931, la 12ª Adunata nazionale. Nell’occasione fu inaugurato il monumento ai Caduti in Piazza della Vittoria, sotto l’omonimo arco in costruzione. Autore della medaglia commemorativa dell’Adunata fu il socio Eugenio Baroni, famoso scultore, ufficiale degli alpini, volontario, decorato con due Medaglie d’Argento al V.M. Ancora oggi nella sede sezionale sono presenti alcune sue opere, tra cui una importante collezione di gessi raffiguranti alpini e soldati in diversi momenti della vita militare. Nel 1940, durante la Seconda guerra mondiale, gli alpini genovesi furono in gran parte arruolati nella divisione alpina Cuneense, chiamata la “Divisione martire” per la decimazione che subì che in Russia. In particolare il battaglione Pieve di Teco fu in prevalenza formato da liguri e genovesi, tanto che i piemontesi lo soprannominarono ironicamente “battaglione anciua” (acciuga), che già si era distinto in Africa orientale nel 1936, ottenendo la Medaglia d’Argento, e proseguì combattendo con onore sui fronti occidentale, greco-albanese e russo. Dopo l’8 settembre 1943 la Sezione ebbe, come tante altre, un momento molto difficile. La sede sociale di via San Giuseppe fu distrutta dai bombardamenti e andarono perduti tanti ricordi e una parte della nostra storia.

    LA RIPRESA – Il rilancio nel secondo dopoguerra non fu semplice. La sede non esisteva più e ci si riuniva in un locale della Casa del mutilato. C’era molta confusione di ideali in quel periodo e gli alpini stentavano a ripresentarsi. Solo quando lo Stato concesse le decorazioni e i riconoscimenti dovuti ai combattenti iniziò il grande ritorno. I soci da cinquecento aumentarono rapidamente e l’Adunata nazionale a Genova nel 1952 dette naturale impulso a questa crescita. Il primo vessillo sezionale con le attuali caratteristiche fu benedetto il 1º marzo 1959 nella chiesa del Padre Santo dal cappellano alpino padre Camillo. Il vessillo è decorato con diverse Medaglie d’Oro conquistate da nostri alpini su diversi fronti, dalle Tofane alle ambe etiopiche, dalla Albania alla Russia e ai monti dell’Appennino nella guerra di liberazione. Nel 1949, nel cimitero monumentale di Staglieno, viene inaugurato il monumento simbolo dell’alpino che non è tornato. Da allora, ogni anno, l’ultima domenica di gennaio gli alpini genovesi si ritrovano al monumento con le autorità e le associazioni d’Arma, per non dimenticare. Il 31 gennaio 1993 la cerimonia fu solenne: alla presenza del Labaro e del Presidente Nardo Caprioli rientrarono dalla Russia le spoglie del sottotenente genovese Carlo Gavoglio, Medaglia d’Oro al V.M., caduto in Russia all’età di 27 anni. In passato nel 1973 il premio fu conferito anche al socio Guglielmo Centanaro del Gruppo di Chiavari. Nel 1993 viene conferito il Premio alpino dell’anno al caporale Genovese Mattia Grossi, volontario in Mozambico e in anni successivi ancora un diploma di merito allo stesso premio fu assegnato all’alpino Marco Bavestrello per la sua opera di volontariato in Bosnia. Una figura determinante per la crescita della nostra Sezione nel dopoguerra fu quella del generale Remigio Vigliero, pluridecorato nella Prima guerra mondiale, nella Guerra d’Africa e nella Seconda guerra, sul fronte occidentale e greco-albanese. Dopo il settembre del 1943 in clandestinità fu comandante di formazioni partigiane liguri e piemontesi fino alla cattura dei tedeschi nel 1944. Genova ricorda Vigliero come attivo consigliere comunale, ma gli alpini lo ricordano come loro Presidente dal 1953 fino al 1967, anno della sua morte. Fece tutto per i suoi alpini nel difficile periodo del dopoguerra: ricerca di lavoro, assistenza sanitaria, aiuti materiali. Si conquistò così il titolo di “papà Vigliero” perché fu veramente padre per tanti alpini genovesi in difficoltà. La sua tenacia, la sua determinazione (ben sottolineata dal Presidente Nazionale Erizzo in una lettera del 1960), condussero alla inaugurazione della nuova e ancora attuale sede sezionale nel 1961. È una bella palazzina di due piani in pieno centro a Genova, con un giardino e una bellissima vista sul levante ligure. Nel 1959 Vigliero ricevette un dono molto particolare per la Sezione: l’imperiese padre Stanislao De Marchi, valoroso cappellano alpino, il 12 novembre 1918 aveva ritrovato sotto le arcate di un cimitero tre salme occultate dagli austriaci prima del ripiegamento: erano Cesare Battisti, Damiano Chiesa e Fabio Filzi. Il cappellano tenne per sé pochi frammenti di ossa e il 4 novembre 1959 li affidò a Vigliero per custodirli nella Sezione. Oggi sono conservati in un’urna in bronzo, opera di Valter Kemmler, all’interno dell’ufficio di presidenza. Difficile oggi, per chi fa il Presidente, potersi confrontare con lo spessore personale e con l’opera svolta dal generale Vigliero. Gli alpini se lo ricordano… e fanno giustamente il confronto! Negli anni successivi la crescita della Sezione continua. Il 1963 per Genova è l’anno della 36ª Adunata nazionale con centomila persone che invadono, gioiose, la città.

    NASCE IL SERVIZIO D’ORDINE NAZIONALE – Non tutti ricorderanno che il Servizio d’Ordine Nazionale (Son) nasce da un’idea tutta genovese: il Presidente nazionale Erizzo, già Presidente della Sezione, chiese a Vigliero la formazione di un “servizio di pulizia” da affiancare alle forze dell’ordine per evitare disordini e comportamenti indecorosi come quelli verificatisi nell’Adunata nazionale del 1964. Proprio dall’impulso di Erizzo, Vigliero e dall’avvocato Antonio Sulfaro, nacque il Servizio d’Ordine che entrò in funzione all’Adunata di Trieste del 1965, con quadri iniziali formati pressoché totalmente da alpini genovesi.

    DAGLI ANNI SETTANTA AD OGGI – Gli anni Settanta e Ottanta a Genova, come un po’ in tutta Italia, furono funestati dal terrorismo. Nell’aprile del 1974 un consigliere sezionale, il giudice Mario Sossi, fu rapito dalle Brigate Rosse. La Sezione si mobilitò e seguì con apprensione la vicenda fino al suo rilascio, 35 giorni dopo. Un altro alpino, paracadutista e rocciatore, accademico del Cai – in realtà mai iscritto alla Sezione – Guido Rossa, Medaglia d’Oro al Valor Civile, cadde a Genova nel 1979, ucciso dalle Brigate Rosse. La 53ª Adunata nazionale del 1980 a Genova creò da subito un clima di pace e serenità che aiutò a superare i traumi degli anni di piombo. In quell’occasione il Labaro fu portato in sfilata da Iginio Bisagni, Medaglia d’Argento al V.M., seguito dalle Medaglie d’Oro padre Giovanni Brevi, Lino Ponzinibio, Enrico Reginato e Luciano Zani. L’ultima Adunata a Genova, la 74ª, nel 2001, si tenne sotto la presidenza di Giovanni Belgrano. Divenuto Presidente nel 1994 ha retto la Sezione con passione e dedizione per 18 anni. Ancora oggi, mai stanco, mi sta accanto, insostituibile, come vice Presidente vicario.

    LE CAPPELLE E I NOSTRI RIFUGI – Numerose cappelle religiose, per desiderio dei reduci e in ricordo dei Caduti, sono state costruite o restaurate dagli alpini della Sezione in tutto il territorio. Ricordo l’allestimento della “Cappella della Pace-Madonna del Don” nella chiesa di San Giovanni Bosco e San Gaetano a Sampierdarena; la cappella Madonna delle Vigne e quella di Pratomollo che – queste come altre – furono chieste dai reduci per ottemperare ad un voto. Una realizzazione di cui andiamo orgogliosi è quella del rifugio Regina Elena (1.850 metri) che sorge nel Parco nazionale dell’Argentera nel Comune di Valdieri (Cuneo). Il primo rifugio, in forma di bivacco di lamiera, fu costruito nel 1966, ma nell’inverno del 1971 fu distrutto da una valanga. Con i fondi raccolti dall’Adunata del 1980 e con la determinazione del Presidente Renzo Less (artigliere reduce di Russia, Medaglia d’Argento) che donò anche i materiali, il rifugio fu ricostruito in muratura con due anni di lavoro volontario (965 giornate uomo) e fu inaugurato il 13 settembre 1981. È una bella baita, piccola ma su due piani. È in grado di ospitare 14 persone in camerate con letti a castello e viene gestito nei mesi estivi da volontari della Sezione: un luogo molto apprezzato per la sua posizione strategica nei percorsi di trekking. Altri piccoli rifugi sul territorio ligure sono quello di Monte Pegge, gestito dal Gruppo di Rapallo, e quello di Tana d’Orso, curato dal Gruppo di Ronco Scrivia.

    IL MUSEO DEGLI ALPINI – Inaugurato il 24 maggio 1998 racconta, attraverso uniformi, distintivi, documenti, cimeli, equipaggiamenti e foto, la vita e le gesta delle truppe alpine e dell’Ana dalla fondazione ad oggi. Particolarmente suggestiva è la ricostruzione di una trincea con camminamento della Prima guerra mondiale. Comprende diverse salette e si trova in un ampio fondo seminterrato del Comune di Savignone. Il museo ha ancora molto materiale non esposto e si spera di guadagnare ulteriori spazi. Nel 1999 è stato riconosciuto dalla regione Liguria come museo storico-documentaristico ed è disponibile per mostre mobili in occasione di manifestazioni.

    LA STAMPA SEZIONALE E LA NASCITA DEL CENTRO STUDI – Dopo l’Adunata del 1952 nacque la prima testata, Liguria Alpina, poi Liguria scarpona e dal 1969 Genova Alpina che – con il nome di Genova Alpina Nuova – nel 2016 si classificò seconda al Premio Stampa Alpina. Il socio Alfredo Costa, durante il suo mandato da vice Presidente nazionale, ideò e creò l’attuale Centro Studi con l’intento di conservare e diffondere la storia e i valori alpini. Attualmente il nostro Valter Lazzari partecipa molto attivamente come rappresentante della Sezione alle attività e alle riunioni del Centro Studi.

    MUSICA ALPINA – Nel 1950 nacque a Genova il coro Monte Cauriol. Pur non essendo mai stato un coro Ana fu molto vicino alla Sezione e alla tradizione alpina, raggiungendo qualità e notorietà nazionale. Da questo esempio sono nati i nostri attuali quattro cori. Nel 1969 si forma il Voci d’Alpe, decano della Sezione, nel Gruppo di Santa Margherita Ligure. Nel 1980 nasce il Rocce Nere, Gruppo di Rossiglione. Nel 1982, il coro sezionale Soreghina e nel 1990 il coro Monte Zerbion, con sede dal 2002 nel Gruppo di Sant’Olcese. Ed è in programma la nascita, ritardata dall’emergenza Covid, della prima fanfara sezionale.

    LA PROTEZIONE CIVILE – Gli albori di questa attività a Genova sono del 1970, anno di una grave alluvione in città. Si creano i primi nuclei di volontari in grado di intervenire localmente. Nel 1976, dopo il terremoto del Friuli, l’Associazione decise l’intervento per la ricostruzione e affidò a Genova e ad altre Sezioni il cantiere numero 8 di Osoppo. L’ing. Renzo Less, futuro Presidente sezionale, imprenditore edile, gestisce con entusiasmo l’intervento per i “fradis furlans”, tanto che alla fine si meritò la cittadinanza onoraria di Beppe Parazzini insieme a Giovanni Belgrano all’Adunata a Genova del 2001. Osoppo. La storia della Pc Ana la conosciamo ed è sempre in crescita. Oggi la Sezione ha ben 100 volontari, attivissimi in ogni settore. Per far solo un esempio durante l’emergenza Covid, in tre mesi, si contano oltre 3mila ore di impiego. I volontari hanno, a più riprese, consegnato alle quattro rianimazioni Covid di città e provincia il materiale acquistato con una raccolta di circa 40mila euro, donati dai soci della Sezione. Dall’anno scorso, anche grazie alla perseveranza degli alpini genovesi, è nato il Cal (Coordinamento Alpini Liguri di Pc) che riunisce le quattro Sezioni liguri.

    CENTO DI QUESTI ANNI – Gli alpini genovesi sono orgogliosi di come hanno vissuto i loro cento anni. Oggi viviamo, come tutti, la frustrazione per la sospensione del servizio di leva e, in accordo con il nostro Presidente nazionale, auspichiamo la ripresa di una forma attuale e realizzabile di leva, non solo per darci un futuro ma soprattutto per regalare un momento insostituibile di crescita ai nostri giovani. Perché il nostro sogno è di poter festeggiare dal Paradiso, insieme al nostro generale Cantore, il futuro bicentenario!

    Stefano Pansini

    Un doveroso ringraziamento ai “Veci” Gabriele de Dominicis e Bruno Molfino che con passione hanno da sempre raccolto le notizie storiche sulla Sezione, coadiuvati da Federico Imazio nel recente lavoro di organizzazione e documentazione dell’archivio fotografico