…e, per la prima volta, una alpina alfiere

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    È Alessandra Rigamonti, del gruppo di Cunardo, sezione di Luino, campionessa dello sci di fondo.

    Prima ancora che dallo speaker la novità che abbatteva un muro vecchio quanto la storia dell’Associazione l’ha annunciata la gente che sembrava impazzita: non era mai successo, e a tante donne più che un segno dei tempi dev’essere sembrata una conquista, una specie di rivincita sui mariti alpini che le ripagava in un attimo di tante esclusioni. Una donna, una bella ragazza di 22 anni, in tuta del Centro Sportivo Esercito ma soprattutto con il suo bel cappello da alpino in testa precedeva gli alpini della sezione di Luino. Sergio Bottinelli, il presidente della sezione eletto da poche settimane, che aveva a fianco l’alfiere pardon!, l’alfiera non stava più nella pelle anche se il suo incedere era meno gagliardo dell’atletico e sciolto passo della ragazza, usa a farsi dieci chilometri di corsa sugli sci, andando più veloce del vento.
    L’Adunata di Aosta ha battuto il record per molti versi, non ultimo quello della durata della sfilata: oltre dodici ore ininterrotte. Per tutte queste dodici ore il ministro Carlo Giovanardi non s’è mosso dal palco (c’era anche il ministro della Difesa Martino, ma c’è stato solo un paio d’ore). E poi è arrivata l’alfiera. La quale, va detto a onor del vero, ha preso la cosa come se fosse la più naturale del mondo, dimostrando una disponibilità, una semplicità e una naturalezza tutta alpina. Non s’è scomposta neanche quando, finito di sfilare e ritornata in tribuna dove l’aspettavano le sue compagne del Centro sportivo (ce ne sono altre quattro alpine) è stata chiamata dal capo di Stato Maggiore dell’Esercito, tenente generale Ottogalli, che s’è informato visibilmente soddisfatto sulla sua attività e quella delle sue compagne. Alessandra, più che delle sue vittorie, è orgogliosa del suo papà, che a Cunardo lavora in un mulino. Un mulino ad acqua, proprio come quelli di una volta , spiega. È l’unico che esiste ancora e che funziona benissimo. Quando torno a casa in licenza mi piace aiutare mio padre .
    Delle sue vittorie parla con altrettanta naturalezza: prima assoluta nella 10 chilometri di fondo a tecnica libera ai campionati internazionali delle truppe alpine a Jaca, in Spagna, l’anno scorso, prima quest’anno ai campionati assoluti del Circuito Italia (al secondo posto un’altra alpina, Sara Brocard, valdostana).
    Chiedo, Alessandra (o devo dire caporalmaggiore?) oltre alle medaglie ha conquistato anche qualche cuore? Non ce l’ho, il moroso dice sorridendo E poi uno solo stufa . Impossibile sapere se è verità, strategia o legittima difesa. Cambia subito discorso, dice che di atlete come lei ce se sono altre, al Centro sportivo. E quattro sono alpine. E siccome non vuole andare sul giornale da sola, le nomina tutte, con preghiera di citazione. Eccoti accontentata, cara Alessandra. Le altre ragazze, alpine e non, sono Elisa (uno, per distinguerla dall’omonima) ed Elisa (due), Sara, Anna, Domenica, Nicole, Dominique, Chiara, Barbara e Alessia. Hanno sfilato, anche loro in tuta, per il Centro sportivo di Courmayeur e poi hanno preso posto in tribuna, per assistere allegre come scolarette a quello spettacolo che è l’incedere di migliaia e migliaia di alpini, di bande e di fanfare, a gustarsi lo spettacolo di Alessandra che avanzava fiera portando con grande naturalezza il vessillo e sorridendo agli applausi della gente e al boato delle tribune. E Bottinelli, neo presidente, in quel frastuono di trombe e tamburi e grida e battimani era felice come se avesse vinto alla lotteria. (ggb)