DOMODOSSOLA – Tornare a baita

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    Il 30 aprile 1941 all’ospedale militare di Bari moriva, per malattia contratta sul fronte greco-albanese, a soli ventitré anni compiuti tre giorni prima, l’alpino Francesco Carlo Guerra di Craveggia. Classe 1918, era stato arruolato nel btg. Intra e due anni dopo prese parte alle operazioni sul fronte francese, al termine delle quali fu trattenuto alle armi nell’ottobre 1940, in vista della nuova campagna bellica contro la Grecia.

    Nella guerra contro le truppe elleniche, Francesco venne mandato al fronte nel neocostituito btg. sciatori Monte Cervino, in prima linea in una posizione delicata e poco difesa dello schieramento italiano, sui monti nella zona di Dragoti, ad una quota dove oltre ai greci si combatteva contro il freddo, la neve e le valanghe. Dopo quaranta giorni, gli ultimi alpini superstiti, poco più del 10% del contingente iniziale, vennero fatti tornare nelle retrovie. Erano malati come Francesco Guerra, rimpatriato il 22 aprile e ricoverato all’ospedale militare di Bari, dove morì dopo otto giorni, riuscendo a vedere in extremis i genitori, che avevano affrontato un lungo e costoso viaggio per essergli vicini nel momento dell’addio.

    Sepolto a Bari, prima nel locale cimitero e poi nel Sacrario militare d’oltremare, grazie all’impegno profuso dai suoi congiunti, in particolare Renzo Guerra e Mario Borgnis che si sono attivati presso il Commissariato generale per le onoranze ai Caduti del Ministero della Difesa, è stato finalmente possibile il rientro delle spoglie mortali dell’alpino Guerra in Valle Vigezzo, a Craveggia. Portate dalla pronipote Deborah con Claudio, le spoglie sono state custodite nella cappella municipale presso il camposanto, fino al giorno della solenne cerimonia.

    L’urna è stata posta in una camera ardente allestita presso la sede del Gruppo, nello storico edificio Guglielmi e, dopo il ricevimento di autorità, del vessillo sezionale di Domodossola, dei gagliardetti dei Gruppi vigezzini ed altri provenienti dall’Ossola, un pronipote alpino ha prelevato l’urna sfilando davanti al piccolo schieramento. Cerimoniere l’alpino Ivan Mellerio (componente la commissione Sport nazionale); la delegazione era composta dal vice Presidente Sandro Bonfandini, dal magg. Ferruccio Barbetta e dall’alfiere Roberto Della Giacoma. Dopo una breve sfilata, con una sosta simbolica davanti alla casa natale di Guerra, decorata col tricolore per l’evento, l’urna è passata nelle mani dell’alpino Carlo Fedeli.

    È seguito l’alzabandiera sulle note dell’Inno nazionale suonato dall’alpino Matteo Macchia. Poi la Messa e gli interventi delle autorità e del pronipote Mario Borgnis. Sia il sindaco di Craveggia che Borgnis hanno ringraziato quanti si sono adoperati per riportare nella sua terra l’alpino Francesco Carlo Guerra dopo 81 anni. Dopo la funzione, l’urna è stata portata al cimitero all’interno del piccolo sacrario disegnato da Giovanni Greppi, autore con Giannino Castiglioni dei massimi sacrari militari italiani e che dal 1960 riposa a pochi metri dai caduti craveggesi, avendo scelto di edificare la propria cappella di famiglia proprio in quel luogo.

    Quindi un ultimo “Presente!”, gridato da tutti coloro che lo hanno accompagnato in questa giornata. Francesco Carlo Guerra da quel momento riposa tra i suoi monti coi suoi cari, i suoi commilitoni, la sua gente, finalmente in pace. Per ricordarlo e ricordare questo giorno, Serena Guerra, una giovane artista sua pronipote, ha realizzato un’opera dal titolo Anima alpina.

    A corredo una frase che ben sintetizzava l’intero evento: “La vita ti condusse in luoghi lontani, ma l’amore ti ha riportato a casa”. Il quadro con un rilievo ligneo raffigura Francesco Guerra di spalle che guarda i monti di Vigezzo; questa pregevole composizione è stata donata dall’autrice al Gruppo di Craveggia, affinché rimanga esposta nella sede.

    Giacomo Bonzani