Di scena alle Cinque Torri

    0
    4

    Oltre 700 militari di 11 Paesi hanno partecipato all’esercitazione alpinistica organizzata dal Comando Truppe Alpine alle “Cinque Torri”, sulle Dolomiti ampezzane, dove cent’anni fa i nostri soldati combatterono in trincea, a oltre 2.200 metri di quota. Dopo tanti anni al Falzarego, gli alpini hanno raccolto una nuova sfida in uno dei luoghi più belli delle nostre montagne, su vie alpinistiche di notevole difficoltà che arrivano fino all’VIII grado della Columbus, sulla Torre Grande. Scopo dell’addestramento è quello di verificare il livello di preparazione tecnico-alpinistica delle Truppe da montagna, non solo in arrampicata, ma anche su arditi passaggi, nel recupero dei feriti e in azioni tattiche in assetto da combattimento, finanche con lo schieramento dell’artiglieria da montagna. Uno dei momenti più spettacolari è stata la traversata aerea tra la Cima Nord e la Sud della Torre Grande: una fune di acciaio tesa tra le due vette e gli alpini in assetto da combattimento, elmetto e fucile, hanno superato il dirupo.

    La Torre Lusy è stata teatro della discesa in corda doppia, nel punto mediano tra due teleferiche realizzate per il trasporto dei materiali, mentre sulla Torre di Mezzo c’è stata la movimentata calata a grappolo e la simulazione del recupero di un ferito in parete, adagiato su una barella, poi issata a bordo di un elicottero. L’esercitazione ha permesso di implementare le tecniche alpinistiche per il movimento e per il soccorso in montagna congiuntamente alle Forze Armate straniere di Austria, Bulgaria, Germania, Giordania, Macedonia, Oman, Regno Unito, Slovenia, Spagna, Svizzera, e affinare la cooperazione con altre unità specialistiche dell’Esercito Italiano. Complessivamente sono stati 250 i militari che hanno operato in parete. Alla giornata conclusiva dell’esercitazione hanno assistito alcuni dei vertici delle nostre Forze Armate: il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano e dell’Esercito, gen. C.A. Danilo Errico, il comandante delle Forze Operative Terrestri gen. C.A. Alberto Primicerj e il comandante delle Truppe Alpine gen. C.A. Federico Bonato.

    «I nostri militari – ha detto il Presidente dell’Ana Sebastiano Favero al termine dell’esercitazione – hanno dimostrato una preparazione che fa onore alle Truppe Alpine e dev’essere d’insegnamento a noi e all’Italia, perché capisca che delle truppe così efficienti sono indispensabili e devono essere il vanto di una nazione che guarda in avanti». E sull’attenzione dell’Associazione al futuro, nel centenario della Grande Guerra, ricorda che «la memoria per avere valore dev’essere trasmessa ai giovani. Tra settembre dello scorso anno e questa primavera sono stati oltre 15mila i giovani in visita al Sacrario del Monte Grappa, dove riposano non solo le vittime italiane ma anche quelle austroungariche. È in posti come quello che i giovani possono intuire cos’è la sofferenza della guerra». Il gen. Graziano ha parlato della «grande capacità di operare in montagna che ci è riconosciuta in tutto il mondo.

    Il coraggio fisico e mentale e la resistenza che oggi questi uomini e queste donne hanno dimostrato in esercitazione sono elementi fondamentali per un soldato». In modo particolare per le sfide che il panorama internazionale impone: «Siamo impegnati – continua il gen. Graziano – per contrastare qualsiasi minaccia globale: in Iraq, nella coalizione anti-Isis, ci sono addestratori a Baghdad ed Erbil, abbiamo del personale in Afghanistan e la nostra Marina opera nel Mediterraneo, senza scordare la Lituania».

    Il gen. Errico ha posto l’accento su come «l’esercitazione abbia costituito una preziosa opportunità per affinare la cooperazione in ambiente di alta montagna grazie alla partecipazione di personale proveniente da altre Forze Armate e nazioni alleate». Anche perché le esercitazioni in montagna in condizioni estreme hanno un altro importante riscontro in quello che in gergo viene chiamato “dual use” (doppio impiego n.d.r.): contribuiscono ad incrementare la sicurezza dei militari impegnati nelle operazioni internazionali e allo stesso tempo consolidano la capacità di intervenire a supporto della comunità nazionale. Non è un caso infatti che oltre un migliaio di alpini siano chiamati a vigilare sui punti sensibili, all’Expo, in altri della Lombardia e del territorio italiano.