Dalla Russia con amore

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    Restare a casa anche per salvare i più fragili e gli anziani: all’inizio del contagio il messaggio alla popolazione non lasciava dubbi su chi fossero statisticamente i più a rischio. Due mesi dopo un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità fotografa un’amara realtà: in Italia il 40% dei morti nelle Residenze Sanitarie Assistenziali è stato provocato dal Covid-19.

    In Emilia Romagna e in Lombardia, le regioni più colpite, il dato aumenta fino a superare la metà. E probabilmente i numeri sarebbero stati addirittura peggiori se non si fosse intervenuti prontamente con un’attività di sanificazione nelle strutture. Dal 22 marzo, per tentare di arginare il virus nelle residenze, il personale militare del 7º reggimento difesa Chimica- Batteriologica-Radiologica-Nucleare “Cremona” ha operato con i militari russi addestrati per l’emergenza sanitaria.

    Si tratta di un contingente di 104 unità (32 tra medici e infermieri, 51 bonificatori, personale di assistenza e interpreti) che si è recato nelle realtà indicate dalla Protezione Civile in coordinamento con la Regione e le autorità sanitarie lombarde. Il supporto logistico e il coordinamento sono stati garantiti dalla Protezione Civile Ana e dalle Sezioni dei territori interessati, Bergamo, Brescia, Salò e Vallecamonica.

    Le attività di sanificazione sono iniziate nelle Rsa e nelle Rsd in provincia di Bergamo e dal 21 aprile al 6 maggio si sono spostate nel Bresciano, interessando complessivamente più di 200 strutture. La presenza degli alpini e il loro impegno solidale sono riusciti a coinvolgere e sensibilizzare anche l’ambito civile. Sono state innumerevoli le aziende che hanno donato fondi e materiali non solo per l’Ospedale allestito in Fiera ma anche per altre attività, come il contributo di Caviro Extra che ha offerto 2mila litri di alcool denaturato – bene che scarseggiava sul mercato e di difficile reperibilità – fondamentale per le operazioni di sanificazione a Bergamo e Brescia. L’impegno dei volontari della Protezione Civile Ana è stato prezioso soprattutto nella ricognizione effettuata nei giorni precedenti l’intervento nelle residenze che ha permesso una valutazione più precisa delle condizioni di lavoro, della viabilità e di altri fattori fondamentali. Tenuto conto anche del complicato aspetto logistico con gli ospiti che, prima della sanificazione effettuata con prodotti specifici negli ambienti esterni e interni, dovevano essere spostati in zone protette.

    Assume un importante valore simbolico la bonifica eseguita dai militari russi, accanto ai colleghi italiani, nella Scuola Nikolajewka di Brescia che accoglie una sessantina di disabili e che durante il periodo più acuto della pandemia ha dovuto fare i conti, come altre realtà del territorio, con il contagio di una parte degli operatori che si è inevitabilmente riverberato sull’attività del centro. Il contributo del contingente russo rafforza il legame d’amicizia con le penne nere, concretizzatosi negli anni con la costruzione dell’Asilo Sorriso a Rossosch e del “Ponte degli alpini per l’amicizia” di Livenka-Nikolajewka, nel luogo in cui gli alpini combatterono una delle battaglie più aspre durante la Seconda guerra mondiale.

    Grazie ai rapporti di amicizia e solidarietà la Russia ha donato anche 150 ventilatori polmonari, utilizzati nell’ospedale Papa Giovanni XXIII e in quello allestito in Fiera a Milano, 330mila mascherine, mille tute protettive, due macchine per le analisi rapide di tamponi, 10mila tamponi veloci, 100mila tamponi normali, un laboratorio campale di analisi, tre complessi per la sanificazione di mezzi e ambienti e tre stazioni di sanificazione per ampie superfici. Su tutto il materiale un logo con i colori nazionali e la frase scritta in cirillico, in inglese e in italiano: “Dalla Russia con amore”.

    Matteo Martin