Continueremo ad esserci

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    Era il 4 novembre 1922, quando al Teatro Olimpico di Vicenza fu benedetto il vessillo della Sezione di Vicenza. E il 4 novembre 2022 la scena palladiana ha ospitato un’identica cerimonia per la benedizione del vessillo del centenario, consegnato dalla madrina Morgana Pasini al presidente Lino Marchiori: sul palco c’era anche quello storico, custodito in una teca nella sede al Torrione. Cento anni fra i due simboli dell’Associazione, cento anni passati dagli alpini “Fra la gente, per la gente”, come dice il motto del centenario della Sezione.

    La Sezione era stata costituita sei mesi prima, il 22 aprile, da un gruppo di reduci all’albergo Due Mori a Vicenza, che elessero il presidente, Giovanni Teso, e il primo Consiglio direttivo. Era il frutto dell’articolo “Alpini vicentini sveglia” riportato da L’Alpino, un caloroso appello lanciato da Bruno Agostini. Anche quella prima riunione è stata ricordata dalla Sezione Vicenza “Monte Pasubio”, che 100 anni dopo ha posto una targa sulla facciata di quell’albergo. Evento fissato da una deliziosa tavola dell’artista alpino Galliano Rosset.

    La cerimonia al Teatro Olimpico è stata preceduta da una seduta straordinaria del Consiglio comunale, che ha deliberato all’unanimità la concessione della cittadinanza onoraria di Vicenza all’Ana, dopo avere espresso ammirazione e riconoscimento verso gli alpini. Sabato mattina è stato inaugurato il monumento agli alpini, una creazione dello scultore alpino Giuliano Negretto: una semisfera a simboleggiare il mondo, su cui scorre l’acqua, la vitalità degli alpini, sormontata da una grande penna in acciaio. È collocato davanti alla stazione e avverte il viaggiatore che è arrivato in una città alpina.

    «Questo monumento – ha detto il prefetto Signoriello – continua il percorso di sicurezza che vuole rivitalizzare quest’area della città». «Quella penna nera protegge il mondo» titolava Il Giornale di Vicenza. Nel pomeriggio 100 atleti del Gruppo sportivo alpino, con una fiaccolata scesa idealmente dai quattro sacrari della Grande guerra situati nel territorio vicentino, hanno accolto il Labaro, portato da Giulia Ossato, prima alpina capogruppo della Sezione. Cerimonia molto suggestiva, nella penombra della basilica palladiana. Alla sera un altro tesoro di Vicenza, la chiesa di Santa Corona, ha ospitato un concerto della Fanfara storica sezionale. Dopo la fondazione la Sezione di Vicenza ha continuato l’attività associativa, fatta di incontri fra pochi soci (301 nel 1933), nascita di nuovi Gruppi, aiuto ai soci in difficoltà. Prima in Italia a risorgere dopo la Seconda guerra mondiale, arriverà a 134 Gruppi e oltre 20mila soci.

    Al suo attivo, oltre alle consuete attività istituzionali, anche alcune grandiose Adunate, come quella del 1953 che portò il gruppo Vicenza, con muli e obici, sul piazzale della Vittoria a Monte Berico. E una grandiosa adunata ha concluso domenica le celebrazioni del centenario, con Piazza dei Signori stipata di alpini, dopo la sfilata per le vie del centro, nel verde vivace della nuova camicia sezionale, per dire a tutti: ci siamo da cent’anni e continueremo ad esserci! E dal palco stipato di autorità il presidente Sebastiano Favero ha lanciato un forte appello per il ripristino della leva: «Abbiamo bisogno di forze giovani che comprendano l’importanza di saper dare, di un servizio per la Patria che sia capacità di stare insieme. Chiediamo al nostro Parlamento di avere coraggio». All’imbrunire i cori Ana hanno cantato l’arrivederci ai vicentini.

    Dino Biesuz