Compostezza alpina

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    Egregio signor direttore, la recente paura dell’influenza, ancora senza vaccino, denominata Coronavirus ha creato del panico ingigantito dalle solite false notizie che circolano in rete e sui social. E allora per ritornare coi piedi per terra parlo della calma degli alpini, ossia una virtù, oggi assai rara, ma che prospera ancora nell’animo degli alpini. Gli alpini con il loro spirito alpino mantengono la calma quando tutto intorno sembra crollare pensando al prossimo raduno nazionale senza preoccuparsi troppo delle false notizie che prevedono per il futuro scenari apocalittici. Gli alpini sono gente concreta che ama la montagna e sa per esperienza che quando tutto intorno sembra crollare loro rimango calmi, raccogliendo le sparute idee chiare rimaste, facendosi forza con spirito di sacrificio e muovendosi con naturale lucidità. Dice un proverbio popolare, la saggezza dei nostri avi, che la calma è la virtù dei forti, di quelli che non si lasciano prendere dal panico o da istinti non controllati. Il non ragionare ma lasciarsi guidare dal panico è purtroppo un virus pericoloso che attecchisce sempre di più in una società che è oppressa dalla paura dello spread, una parola che molti non sanno neppure cos’è, allarmati dalla siccità, dalla bassa natalità nel patrio Stivale e poi l’ecologia e il nucleare. Il panico prospera in questa società dove tutto sembra facile e alla portata di un click e manca dello spirito alpino fatto di sacrificio ed impegno. Contro tutti questi virus che portano ansia e paura fonte di malattia per la società attuale diviene necessario il vaccino costituito dallo spirito alpino che come effetto collaterale positivo porta negli animi anche un poco di serenità. Non dico che gli alpini sono migliori ma tra di loro, pur con tutti gli umani difetti, la verità viene trasmessa con il rispetto delle regole a tutti i costi, comprese quelle ingiuste, perché se mancano questi principi la paura prenderebbe il sopravvento e sarebbe l’ansia a dominarci e a farci prendere delle decisioni dettate solo dall’irrazionale istinto.

    Giorgio Cortese, Favria (Torino)

    Caro Giorgio, quando hai scritto questa lettera, le cose non avevano la dimensione che poi sono andate assumendo nei giorni seguenti. E questo spiega il tono rasserenato con cui proponi le tue riflessioni. Quello che è accaduto dopo credo sia equiparabile a qualcosa vicino ad un clima di guerra. Perché non si tratta di una semplice influenza, come qualcuno ce la vuole raccontare. Quando faremo la conta finale dei morti ci accorgeremo di quale nemico ci è arrivato in casa e quali tracce ha lasciato sulla salute, sull’economia, sulla psiche di tante persone. La cosa vera che tu richiami è comunque la compostezza con cui gli alpini gestiscono anche le situazioni più difficili. Quasi fossero portatori di una vocazione che li fa cirenei silenziosi, composti e sempre disponibili.