Combattere l’oblio

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    Al Colle di Bellavista, nonostante le limitazioni numeriche imposte dalle regole anti-covid, erano presenti ben 18 vessilli sezionali provenienti da tutti i Raggruppamenti e decine di gagliardetti, non solo vicentini. Tutti distanziati e con la mascherina ma commossi e orgogliosi di esserci per onorare i ragazzi che più di cent’anni fa sacrificarono la vita per consegnarci l’Italia che conosciamo oggi e che purtroppo spesso non si dimostra degna di loro. Da questa sottile amarezza è partito lo spunto per i discorsi ufficiali tenuti dalle autorità civili, militari e dell’Ana.

    Sullo spiazzo antistante il sacrario voluto dal generale Pecori Giraldi, conservato e curato magistralmente dalla “Fondazione 3 novembre 1918”, erano presenti il Presidente del consiglio regionale del Veneto Roberto Ciambetti insieme all’assessore Elena Donazzan che hanno portato i saluti del Presidente Luca Zaia, numerosi sindaci di Comuni vicentini e trentini, capitanati dal Comune di Vicenza rappresentato dal consigliere Leonardo De Marzo, il più giovane degli amministratori locali presenti, grato all’opera degli alpini e da loro ispirato nel suo ruolo istituzionale e di vita. La Sede nazionale era rappresentata dal Consigliere Silvano Spiller, che nelle parole di saluto ha ricordato un concetto tanto chiaro quanto profondo, che potremmo chiamare “dottrina Caprioli”, in onore di uno dei più amati Presidenti nazionali che l’ha coniato: “Onorare i morti aiutando i vivi”.

    Il ricordo degli alpini Caduti, delle penne mozze, non si limita alle suggestioni e ai sentimenti, ma diventa prassi, convertendosi in opere, ore di lavoro, raccolta fondi per iniziative benefiche, mani tese verso il prossimo. Tante le manifestazioni di solidarietà fattiva durante la loro gloriosa storia centenaria, ma mai come negli ultimi venti mesi gli alpini hanno saputo coniugare scienza, conoscenza, manualità, laboriosità, solidarietà e gratuità nel creare nuovi ospedali, intervenire nelle calamità naturali e antropiche, rispondere alle chiamate di aiuto derivanti dalla nuova solitudine creata dalla pandemia.

    Il Presidente sezionale Luciano Cherobin ha sollevato il problema del futuro dell’Associazione, destinata a soci sempre più anziani, e depauperata del bacino di adesioni dato dalla leva obbligatoria: «Mai come ora si sente la necessità di far capire concretamente chi siamo, cosa facciamo, trasformando un monumento ai Caduti da luogo di memoria a opera di bene. Dobbiamo tornare nelle scuole, nelle nostre comunità appena la pandemia avrà allentato la sua morsa ferale». Anche le sacre scritture della domenica coincidevano con il sentire comune dei convenuti: don Stefano Giacometti, giovane parroco di Grumolo delle Abbadesse che con entusiasmo ha celebrato la Messa, nel descrivere il miracolo del sordocieco tornato a vedere, sentire e parlare alla parola effatà (apriti), ha incitato gli alpini a continuare a tramandare i loro valori di solidarietà, amore e volontariato gratuito con parole ed esempi concreti verso coloro che non vogliono o non possono sentire e vedere la bellezza dei loro messaggi d’amore fraterno.

    Al ricordo dei Caduti del Pasubio si è unito quello delle vittime di tutti i conflitti e il pensiero inevitabilmente è andato ai 53 Caduti in Afghanistan, tra i quali l’indimenticato alpino vicentino Matteo Miotto che con il suo servizio desiderava fortemente portare speranza e un futuro migliore a quelle popolazioni martoriate, descrivendo con passione la sua missione nelle serate di informazione o nelle scuole. Guardando il sacrario inondato da un sole cocente nonostante l’altitudine e la giornata settembrina, l’afflizione nel vedere migliaia di nomi e ignoti inumati lascia il posto ad un pacifico senso di gratitudine per quanto di buono e valoroso quei ragazzi ci hanno consegnato.

    Monica Cusinato

     

    La cerimonia in quota

    Sabato 4 settembre, cielo terso e temperatura mite hanno accolto gli alpini saliti sul Pasubio a quota 2.100, per l’annuale pellegrinaggio della Sezione di Vicenza. Si inizia dalla zona sacra, teatro di tante battaglie e custode del sangue di tanti soldati italiani e austriaci. Una targa sulla chiesetta di Santa Maria, ben ricorda lo spirito che nel 1961 animò monsignor Francesco Galloni e i superstiti di quelle battaglie, nell’erigere tale tempio: “Perché fosse preghiera a Dio, monito di fedeltà alla Patria, auspicio di pace tra i popoli”. Chiesetta che i gruppi alpini delle zone Val Leogra mantengono in ordine, e nel periodo da inizio luglio a fine settembre rendono fruibile alle tante persone che visitano queste montagne.

    Quest’anno, su idea del Capogruppo di Schio, Nadir Mercante, si è creata anche una delimitazione della chiesetta più significativa: 24 nuove colonnine che riportano i nomi di 12 battaglioni e 12 brigate che combatterono a difesa della Patria. Tanto lavoro anche sulle vie di accesso, come la strada degli Scarubbi – che impegna anche altri gruppi alpini – e che consente di raggiungere più facilmente la zona del pellegrinaggio. Nei loro interventi il Presidente della Sezione di Vicenza Luciano Cherobin, il Consigliere nazionale Silvano Spiller e il sindaco di Malo, Moreno Marsetti, hanno giustamente ringraziato tutti i volontari alpini che ogni anno consentono di celebrare il ricordo.

    Il Presidente ha in particolare esortato a «combattere l’oblio» che sembra pervadere la nostra società. Un passaggio richiamato anche dall’arciprete di Malo, don Gianpaolo Barausse: «la parola per combattere l’oblio è onore, rendere onore, ricordare con il cuore». In questo secondo anno di pandemia, la partecipazione alla cerimonia è stata ancora sottotono, si auspica una ripartenza con maggior vigore già dal prossimo anno. Ciò nonostante, ha dato forza riscontrare che le penne nere intervenute abbiano proseguito poi compatte verso i Denti italiano e austriaco per la deposizione delle corone a memoria dei Caduti di ambo le parti.

    Visi di alpini affaticati dal cammino, ma sereni e appagati per il dovere compiuto. Un bel segnale contro l’oblio e un bel modo di terminare la cerimonia in quota, in attesa di vivere la giornata di domenica al sacrario sul Colle di Bellavista. Una doverosa e finale preghiera ai sindaci competenti per territorio perché nel concedere autorizzazioni all’alpeggio, vigilino che la zona sacra sia ben tutelata e rispettata. Grazie a nome di tutti gli alpini!

    Giorgio Meneghello