Ciao Bruno e grazie!

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    Caro direttore, grazie. Non ho ancora ricevuto l’ultimo numero de L’Alpino, ma sono già al corrente di tutto. I tuoi alpini, anche un po’ miei, mi hanno informato con dovizia di particolari ed altrettante dimostrazioni d’affetto. Ti avevo chiesto un angolino e caratteri piccoli. Per i caratteri nessuna obiezione. Per il resto, a mio avviso, hai travalicato le mie più rosee aspettative. “Right or wrong, you are the captain”. Anche oggi l’incipit è “Caro Direttore”, sicuramente appropriato ma, quanto vorrei trasgredire con “Ciao Bruno”. Troppo confidenziale? Forse, però quel suo etimo che viene da lontano, ma anche mutando sembianze e internazionalizzandosi, gratifica il mio desiderio di approdo.

    Bruno Ostacchini

    Bruno Ostacchini, lo ricordo ai nostri lettori, è l’autore dell’editoriale apparso sul numero de L’Alpino di luglio. Con grande padronanza letteraria e di cuore, raccontava, lui non alpino, cosa aveva visto dentro di noi e dietro le nostre manifestazioni. Uno scritto toccante di cui sono io a ringraziare lui, la sua stima e la sua finezza d’animo. A te, caro Bruno, vorrei solo riferire la confidenza di un alpino di Novara. Stava leggendo quando la moglie gli ha detto: ma perché piangi? Aveva sotto gli occhi le righe del tuo scritto. Grazie infine del tuo ciao. Si fa così tra noi. Sai bene che ciao viene dal veneziano s’ciao, che era forma dialettale per dire schiavo. Quello che Gesù chiedeva ai suoi discepoli, cioè di farsi servi e schiavi per amore. È probabilmente in quel significato che gli alpini hanno attinto la penna che hanno in testa, mettendosi a disposizione come servi senza pretese.