La mia avventura

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    Ho letto la lettera di Giampaolo Bertaglia dal titolo “Risvegliare i dormienti” pubblicata su L’Alpino di luglio; scrivo la mia esperienza di come è nata la mia avventura. Ho fatto il servizio militare nel 1995, congedato nell’aprile 1996, dopodiché ho continuato la mia vita da civile, fin quando nel 2015, qualcosa è cambiato come per magia. Tutto nasce da un invito di amici già iscritti nel Gruppo. Uno di loro sapeva che io sono amante della montagna, e mi ha chiesto se volevo partecipare ad una loro escursione. Accettai volentieri. Partimmo tutti a bordo dei fuoristrada (con me avevo il mio cappello alpino da congedante) con destinazione poco oltre il Bivio Italia. Scesi dalle auto, proseguì il cammino verso la Colonna Mozza sull’Ortigara sotto una lieve e costante nevicata (che strana sensazione avevo). Arrivati alla Colonna Mozza, una breve cerimonia con tanto di posa della corona d’alloro e la Preghiera dell’Alpino. La mia emozione era tale che non riuscivo a trattenere le lacrime! Terminata la cerimonia, ritornammo alle vetture per raggiungere il rifugio Tre Fontane, dove ognuno di noi si dava da fare per i preparativi successivi e per scambiare quattro chiacchiere, quando ad un tratto, l’allora Capogruppo mi chiese se ero interessato a unirmi a loro. Per un attimo ci pensai, ma non gli diedi subito una risposta certa. La sera ci recammo ai dormitori per riposarci un po’ della giornata passata. Alle 2,30 di domenica la sveglia e giusto il tempo di prepararci per ripartire con destinazione Bocchetta Portule. Scesi dalle auto, c’era chi si preparava il caffè e chi si faceva la prima sigaretta del mattino… eravamo tutti in attesa di un gran evento: lo sparo a salve del colpo di cannone dal forte Verena. Mi ero preparato a riprendere con lo smartphone l’evento. Alle ore 3,55 si vide una luce, poco dopo due colpi e poco dopo ancora, altri due colpi. Il boato si fece sentire e risentire tutto intorno ai monti circostanti per effetto dell’eco. In quell’istante ho avuto la pelle d’oca, poi ad un tratto il silenzio totale. Anche in quella occasione ho pianto, pianto che se solo pensavo a cosa subivano i nostri valorosi soldati in tempo di guerra, mi venivano i brividi. E da questa uscita poi ne è nata la passione. Fiero di essere alpino, quanto orgoglioso di partecipare agli eventi e alle cerimonie quando mi è possibile farlo. Con questo, voglio solo dire che iscrivermi è stata la cosa più saggia che abbia mai fatto in vita mia. W l’Italia, w gli alpini.

    Matteo Chemello, Sandrigo (Vicenza)

    Senti Matteo, uno carico di sentimento come sei tu in quale altro gruppo poteva provare le emozioni che hai provato? E non mollare, perché con gli alpini le emozioni non finiscono mai, loro sanno intrecciare storia e presente, generosità ed allegria, disponibilità e senso civico. Mica sono tutti santi però, anche perché un pizzico di matto e di allegria è giusto quello che serve per dar sapore al nostro stare insieme.