Chiamata a Moggio Udinese per gli alpini della 12 compagnia del Tolmezzo

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    Il 28 ottobre prossimo verrà ricordato, con una cerimonia ed un incontro, il quarantesimo anniversario di un evento che, pur non potendo essere definito storico, è stato rilevante per molti alpini, per le loro famiglie e per alcune comunità: il trasferimento della 12ª compagnia alpini del battaglione Tolmezzo dalla caserma Talentino di Tarcento alla caserma Tinivella di Moggio Udinese.

     

    Questa iniziativa, assunta da alcuni veci della terribile , mi ha riportato alla memoria un periodo importante della mia vita e mi offre lo spunto per qualche riflessione. La 12ª compagnia alpini è stata la mia compagnia per oltre sette anni; ne sono stato infatti il comandante dal gennaio del 1972 al settembre del 1979. Una esperienza umana e professionale indimenticabile, una palestra unica per mettere alla prova le mie capacità di giovane comandante alpino: problemi nuovi e di ogni tipo da affrontare spesso in autonomia, decisioni da prendere in poco tempo, rapporti da tenere con le autorità locali e con la gente (novità assoluta per me, che provenivo da Venzone, sede del comando di battaglione, dove ad altri era devoluta questa incombenza).

    Ricordo il peso della responsabilità, i dubbi sulle mie capacità di essere all’altezza del compito e le difficoltà per imparare il cosiddetto mestiere, cioè la tenuta del giornale di contabilità, la gestione dei viveri e dei materiali, il minuto mantenimento della caserma (una vecchia filanda del 19º secolo) e tante altre questioni non previste dai programmi delle scuole militari ma essenziali per la vita di un reparto. Ricordo però anche l’appagante sensazione di sentirmi comandante e, cosa ancor più gratificante, di essere considerato il comandante dai miei alpini ed anche dalla gente.

    Onori ed oneri, come si dice. E poi il 6 maggio 1976, il violento terremoto che ha devastato il Friuli. Un’immane tragedia con oltre 900 morti, paesi distrutti e decine di migliaia di senzatetto. Un disastro che gli alpini della 12ª hanno vissuto direttamente, nello stesso tempo vittime e soccorritori. Un’esperienza indelebile, ricca di emozioni, di impegno, di lavoro, vissuta con i moggesi in un clima di straordinaria sinergia, fianco a fianco per tutto il periodo dell’emergenza. Ricordo il dolore e lo smarrimento della prima ora, ma anche la speranza ed il conforto alla vista degli alpini, la gratitudine, spesso accompagnata da un sorriso, per una mano tesa, per un gesto di affetto e di solidarietà. E poi il coraggio, la voglia di ricostruire e di ricominciare a vivere, la fiducia quasi spavalda nelle proprie forze, nella propria capacità di risollevarsi come dopo Caporetto , dicevano gli anziani.

    Purtroppo, solo di una piccola parte delle centinaia di alpini che mi hanno accompagnato in questa esperienza ricordo i nomi. Il maresciallo Ursella, un galantuomo, un sottufficiale vecchia maniera, signorile nel tratto, parco di parole ma generoso di consigli e di collaborazione. Un maestro, quasi un padre per me. Il sergente maggiore Perna ed il sergente maggiore Marin, due giovani sottufficiali che sono cresciuti con me, disponibili, attivi e capaci. E poi i miei comandanti di plotone, tanti ufficiali di complemento di 1ª nomina che si sono fatti le ossa nella terribile , il s.ten. Lazzarotto ed il s.ten. Breusa che poi hanno scelto di proseguire la loro esperienza nell’esercito, il s.ten. Micol, il s.ten. Brisighelli, il s.ten. Mazza, il s.ten. Marzona, che per un paio di mesi mi ha anche sostituito al comando della compagnia, e tanti altri. Infine gli alpini.

    Il caporal maggiore Zanatta, trevisano, una forza della natura, carismatico comandante della squadra salmerie; l’alpino Bressaglia, addetto allo spaccio truppa in virtù dei suoi precedenti di fornaio, che nonostante la scarsa predisposizione per la montagna è salito con il resto della compagnia sulla Terza Grande; il caporal maggiore Massotti, forte e gentile come si conviene ad un abruzzese, brillante comandante della squadra mitraglieri quasi a dar ragione all’ufficiale selettore che l’aveva designato per quell’incarico benché di professione fosse mulattiere. E poi Bettio, Quaggiotto, Perissinotto, Zamolo, Pittana, Cester, Pivetta e tanti, tanti altri che non sono soltanto nomi, sono immagini, sono episodi, sono una parte della mia vita. Sarebbe bello incontrarli tutti il 28 di ottobre a Moggio Udinese per ringraziarli ancora di quanto hanno dato alla 12ª compagnia e al loro comandante.

    Bruno Iob Comandante delle Forze Operative Terrestri (COMFOTER)

    Per informazioni sull’incontro contattare il gen. Zaro, tel. 0432.42043, e mail: zarogianfranco@adriacom.it

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