Cento anni, cento storie

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    È il 22 maggio 1920: la città di Trento non è ancora formalmente annessa al Regno d’Italia – lo sarà solo nell’ottobre successivo. Nella sede della Sat, la società Alpinisti tridentini, in via San Pietro numero 14 si riunisce per la prima volta il comitato promotore della costituenda Sezione di Trento dell’Associazione Nazionale Alpini, nata appena un anno prima a Milano. Molti dei partecipanti a quel ritrovo un po’ carbonaro sono reduci dal fronte; portano addosso i segni indelebili del conflitto appena concluso, ma nell’animo la ferma volontà di dar vita anche in questa terra martoriata e ferita ad un’associazione che possa dare significato alla tragica esperienza appena trascorsa è molto forte e dura: almeno quanto il rimpianto ed il ricordo dei compagni Caduti. Molti di loro presenti quel giorno sono già soci della Sat: lo sono, ad esempio, il capitano Guido Larcher, già compagno d’armi e grande amico del martire Cesare Battisti e il tenente Medaglia d’Oro Ferruccio Stefenelli che, in questo primo tratto di storia associativa, ricopriranno rispettivamente il ruolo di Presidente e vice Presidente in entrambe le associazioni.

    Seguiranno poi alcuni altri incontri, fino ad arrivare al 18 luglio 1920, data in cui, presso la sala della Filarmonica a Trento, si tiene l’assemblea costitutiva della Sezione Ana di Trento. Sono appena una trentina gli alpini riuniti quel giorno, in massima parte residenti a Trento, oppure appena stabilitisi per lavoro nel nuovo territorio un tempo definito irredento. Oltre ai già citati Larcher e Stefenelli vengono quel giorno chiamati a far parte del nuovo consiglio direttivo Giuseppe Cremascoli, Filiberto Poli, Giuseppe Rella, Luigi Sommariva ed Ugo Peterlongo. Primo impegno della sezione di Trento sarà quello di organizzare il 1º congresso nazionale dell’Ana che – raccontano le cronache dell’epoca – si svolge nella città capoluogo il successivo 7 settembre “con grande partecipazione di pubblico e di alpini provenienti da ogni parte del regno”.

    Sono dunque passati cent’anni da quei primi incontri che diedero vita alla Sezione trentina, fra le prime d’Italia a costituirsi unitamente a quelle di Torino, Intra, Verona, Como e Bassano. Da allora, fatta eccezione per la tragica parentesi della Seconda guerra mondiale, la compagine associativa non ha mai smesso di essere attivamente presente sul territorio trentino, ponendo sempre grande attenzione e rispetto alle esigenze e allo stretto rapporto con le comunità in cui quotidianamente le penne nere operano, spesso in sinergia, e qualche volta anche a sostegno od in surroga delle amministrazioni locali. È difficile quindi, per non dire impossibile (ma che per gli alpini non esiste…), anche solo pensare di poter condensare in queste righe le molteplici attività e i numerosi importanti eventi succedutisi in questi cent’anni di familiare cammino: un cammino lento, un incedere cadenzato, un passo dopo l’altro, mai eccessivo come è il passo tipico dell’uomo di montagna. Più facile quindi ricordare qui le cinque Adunate nazionali organizzate dalla Sezione di Trento, l’ultima nel 2018, il cui ricordo positivo è ancora così vivo nel vissuto di questa terra ma anche di chi, ospite in quei giorni, è tornato poi nei mesi successivi, magari con i familiari o gli amici, per rivivere il nostro bel territorio.

    Già solo la storia delle Adunate trentine presenta una singolare particolarità: se da un lato la storiografia ufficiale attribuisce alla Sezione trentina l’organizzazione di cinque Adunate nazionali (1922, 1938, 1958, 1987 e 2018), nella realtà quelle svoltesi in questo territorio sono state sei. Non tutti forse ricordano che l’edizione 1926 dell’Adunata si tenne proprio al rifugio Contrin, in alta Val di Fassa, e quindi indiscutibilmente in un territorio che, almeno geograficamente, ricade nelle competenze della Sezione trentina. Vero è però che il rifugio Contrin, un tempo definito Alpinopoli – la città degli Alpini – gode invero, almeno nell’immaginario alpino, d’una sorta di extraterritorialità, frustrando di fatto l’attribuzione alle penne trentine dell’edizione 1926 dell’Adunata.

    Vale la pena tuttavia ricordare che fu proprio grazie all’intercessione dell’allora Presidente della Sezione di Trento Guido Larcher se il rifugio Contrinhaus venne ceduto all’Ana, dopo che il Governo italiano ne aveva requisito i resti al termine del primo conflitto bellico per poi passarli, come tutti gli altri rifugi, al Club Alpino italiano ed in Trentino alla Sat. Detto ciò, si ritiene doveroso, quanto più agevole, ricordare poi l’attività quotidiana che silenziosamente, senza clamori o grancasse pubblicitarie, viene svolta dai soci dei 262 Gruppi sparsi sul territorio provinciale e dagli 11 nuclei volontari alpini di Protezione Civile, per il solo piacere di fare comunità e sentirsi parte di un utile servizio condiviso, prima forgiato in armi e poi trasformatosi in impegno civile anche nella vita d’ogni giorno.

    Questa è in fondo la vera eredità morale lasciataci dai padri fondatori: l’essere riusciti a perpetuare nel tempo questo senso di appartenenza del tutto assimilabile ad un’unità familiare, sentimento che si riflette all’esterno nel desiderio di mettersi a disposizione dell’altro e in costante rinnovata sfida. Arturo Andreoletti, fondatore e un tempo Presidente dell’Associazione così ha cercato di condensare questo concetto nelle sue memorie: “È un luogo comune sentirci dire – per voi alpini questo vostro intimo sodalizio di spiriti che costituisce la ‘famiglia’ è cosa naturale. È vero. Non di meno anche per i più anziani fra gli iscritti è cosa stupefacente constatare il successo avuto in questi anni dall’Ana. Ma il merito, o piuttosto la novità, è stato di aver introdotto in questa organizzazione il concetto della sua continuità, così che gli anziani lascino ai più giovani un’eredità che non deve estinguersi”.

    Quest’eredità ci giunge dunque da quel lontano 1920, carica di fatti, storie e persone che hanno contribuito all’accrescimento umano e morale di quest’Associazione, e più in generale anche di questa terra. Sarebbe molto difficile poterli qui menzionare tutti; vogliamo tuttavia affidare a queste righe la figura di un grande figlio di questa terra trentina, poi elemento cardine della sezione trentina e, più in generale di tutta l’Ana: stiamo parlando di Franco Bertagnolli, unico Presidente nazionale espresso da questo territorio, ma ancora oggi ricordato con commozione come il Presidente Ana dell’emergenza Friuli. Molti luoghi ci parlano ancora dei suoi gesti e della sua memoria ancora così ravvivata: dal già citato rifugio Contrin – oggi Contrin/ al Bertagnolli – fino a strade e piazze a lui dedicate in terra friulana, oltre che nella sua piana rotaliana. Si parla spesso di lui e del suo modo di vivere l’Associazione quando ci si riferisce ad un modello di governo associativo.

    A lui ci si ispira quando ancora oggi gli alpini aprono un cantiere: “Se ci sono gli alpini, siamo già a metà dell’opera; i soldi arriveranno prima o poi…”. A distanza d’un secolo da quel fatidico 18 luglio 1920 l’opera delle penne nere trentine è certamente ben salda e radicata. Una portata ampia e costante, un po’ come quella delle acque del grande padre Adige che rappresenta, come la Sezione trentina, una ideale cerniera di collegamento tra il Nord e il Sud del nostro Paese. La storia scorre e muta, ma in fondo anche qui in queste terre di confine “l’alpin l’è semper quel”. Per tutto il resto, ne riparliamo fra cent’anni!

    Paolo Frizzi