Cent’anni portati bene

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    Dopo due anni di attesa finalmente la Sezione di Como ha potuto festeggiare il suo centenario, anzi il suo centoduesimo compleanno. Il 5 luglio 1920, ai tavolini di un bar che ora non c’è più, il Gran Bar Lario, postumo della Belle Époque, si ritrovò un gruppo di alpini comaschi reduci della Grande Guerra. Memori del periodo tragico trascorso in trincea nella condivisione di paure, sofferenze, combattimenti, questi commilitoni decisero di fondare la Sezione di Como dell’Associazione Nazionale Alpini, fresca dipendenza di quell’Associazione costituita l’anno prima a Milano. Domenica 5 giugno scorso, un grande raduno di alpini comaschi ha festeggiato il centenario. Il tradizionale pannello floreale che ha preceduto la sfilata recitava “Evviva Como Sezione ultracentenaria”, e così è.

    Però dentro di noi siamo sempre gli stessi di cento anni fa. Anche questa frase è riportata su uno dei tanti striscioni che ci hanno accompagnati nel percorso: gli alpini del 2022 sono gli stessi di quelli del 1920, con abiti di foggia diversa, con abitudini magari diverse, dotati delle nuove tecnologie (chi allora avrebbe mai pensato ad internet!) eppure saldi sugli stessi riferimenti morali, sugli ideali, sull’amore per la Bandiera e per la Patria che sono gli stessi di allora. Brontoloni, amiconi, poco inclini ad ascoltar discorsi, magari anche un po’ litigiosi ma sempre pronti, quando la fanfara dà il passo, a mettersi in riga. Così è stato anche questo 5 giugno: caos numerico all’ammassamento, ma ben inquadrati in uno schema predisposto anzitempo e pronti a rispondere al richiamo del cerimoniere Tiziano Tavecchio.

    Emozioni all’alzabandiera coi reparti ben schierati e poi via alla sfilata aperta dal gonfalone della Regione Lombardia e da quello del Comune di Como, seguiti dal Labaro scortato dal Presidente Favero con alcuni consiglieri nazionali e dal vessillo della Sezione con il consiglio al completo. Bello e caldo il percorso nel centro storico, numerosa la presenza anche di turisti attratti da uno spettacolo per loro inusuale e rallegrato dai suoni di tre fanfare alpine. Giunti al monumento ai Caduti, superba opera razionalista progettata dall’architetto Sant’Elia, nuovo ordinato inquadramento e discorsi delle autorità con un bel sole fortunatamente velato. Come Presidente “padrone di casa” sono il primo a prendere la parola, un breve richiamo ai fatti di Rimini e poi l’invito a condividere con i miei due predecessori, Chicco Gaffuri e Achille Gregori, la gioia della festa. Quindi l’intervento del sindaco di Como Mario Landriscina, del prefetto di Como Andrea Polichetti, del Presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi e, per finire, del nostro Presidente nazionale Sebastiano Favero. Apprezzati i discorsi, brevi ed applauditi da tutti gli alpini e dagli ospiti.

    Tra i partecipanti al nostro raduno, desidero ricordare l’amico generale di Corpo d’Armata Giorgio Battisti, il nostro decano, generale Cesare Di Dato, già direttore del giornale L’Alpino, il questore di Como Leonardo Biagioli, il Presidente dell’amministrazione comunale Fiorenzo Bongiasca. Alle 11,30 il rompete le righe e l’invito ad un gradito rinfresco presso il cortile d’onore di palazzo Cernezzi, municipio di Como.

    Enrico Bianchi