Alpini e Feltre

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    La ricorrenza del centenario della Sezione di Feltre è un evento che non sarà dimenticato. E non possiamo scordare che tutto ebbe inizio il 2 settembre 1922. Un sabato. Un gruppo di 96 reduci, accomunati dalla dolorosa esperienza della Grande Guerra, decideva di riunirsi, aderendo alla neo costituita Associazione Nazionale Alpini, sorta a Milano nel 1919, con il preciso intento di mantenere vivo quel patrimonio di valori ed esperienze alpine vissute e condivise. Fu con la lettera di Giuseppe Collarini, futuro primo Presidente della Sezione, che chiedeva al Segretario nazionale dell’Ana Luigi Benedetti, il benestare per avviare le attività del nascente sodalizio, che questa realtà prese vita.

    Da allora il cammino percorso è stato lungo, superando anche i difficili anni della Seconda guerra mondiale e le sfide delle epoche più recenti. Se le prime attività della Sezione erano incentrate su periodici ritrovi e commemorazioni patriottiche, negli anni a queste si sono aggiunte nuove attività, legate alla custodia del territorio, all’impegno civile e alla difesa dei valori propri degli alpini e dell’identità nazionale. Dopo cento anni gli iscritti alla Sezione sono oltre 4.400 tra alpini e aggregati: un numero consistente, che ora purtroppo fa i conti con il passare del tempo e la mancanza di nuova linfa, dovuta alla sospensione della leva. Ma gli alpini di Feltre non si fermano e continuano a lavorare per i prossimi cento anni della Sezione. E cominciano proprio dal centenario. Sono stati tre giorni in cui le emozioni si sono rincorse. Senz’altro merito dell’ottima macchina organizzatrice degli alpini, guidati dal Presidente sezionale Stefano Mariech.

    La musica è stata il filo conduttore dei primi due giorni della manifestazione, iniziata sotto i migliori auspici venerdì sera con “COROniamo gli alpini”: una rassegna di dodici cori, distribuiti negli angoli più suggestivi della città, culminata con un finale ad effetto. Tutti i cori partecipanti si sono riuniti, accolti dall’abbraccio del pubblico delle migliori occasioni, a intonare all’unisono alcuni canti: un momento unico anche per chi non indossava il cappello alpino. Sabato sera successo replicato con il concerto della fanfara dei congedati della brigata alpina Tridentina, emozioni evocate dalle note che echeggiavano nel favoloso scenario di piazza Maggiore, mentre le immagini della storia venivano proiettate sulle fontane lombardesche. Ma il momento ufficiale più alto della tre giorni è stato raggiunto quando il Presidente nazionale Sebastiano Favero ha ricevuto dalle mani del sindaco Paolo Perenzin, la pergamena con il conferimento della cittadinanza onoraria, un segno di riconoscenza della città, che il consiglio comunale ha voluto conferire con voto unanime, per “l’instancabile, costante e preziosa presenza” degli alpini in caso di calamità, ma soprattutto nelle necessità del quotidiano.

    Un riconoscimento che suggella il rapporto tra la città e i suoi alpini, ma conferma anche “il vero essere alpino”, come dal palco ha ribadito il Presidente Favero: «L’alpino è colui che ha la capacità, da un lato di saper compiere il proprio dovere, e dall’altro di avere l’umanità e la disponibilità di essere pronto e presente per qualsiasi necessità. Questa è la vera identità degli alpini. Non altra». E infine domenica la colorata sfilata lungo le vie della città: quasi 1.500 penne nere, accompagnate da bande e fanfare a tenere il passo. E poi il Labaro, con le sue 216 Medaglie d’Oro; oltre una ventina di vessilli delle Sezioni di tutta Italia (in particolar modo quelli della Sezione gemella Valdagno e di Napoli, a ricordare come 150 anni fa, proprio a Napoli il 15 ottobre 1872, si costituiva con regio decreto il Corpo degli alpini); e poi tanti gagliardetti, quelli dei 40 Gruppi della Sezione di Feltre e di molti altri ancora. Un lungo serpentone colorato, unito sotto un unico cappello alpino.

    Silvia Losego