Cargnacco è memoria

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    Era il dicembre del 1990, quindi circa trent’anni fa, quando al Tempio della Madonna del Conforto di Cargnacco (Udine) dedicato ai Caduti e dispersi della Campagna di Russia, rientravano in Italia le spoglie del primo soldato italiano rinvenuto in quelle lontane lande, grazie anche al disgelo politico con l’Unione Sovietica.

    Dopo i resti di questo primo “Soldato ignoto” furono riesumati e rimpatriati altri numerosi nostri Caduti, dando così la possibilità a qualche famiglia di poter depositare un fiore davanti alle tante, troppe, lapidi che bordano i locali della cripta sottostanti al Tempio; senza scordare i numerosi soldati ignoti. Lo scorso 2 marzo ad esempio, furono inumati nel Tempio i resti di 12 Caduti, di cui solo uno noto.

    Anche quest’anno sono stati ricordati altri quattro nostri soldati, (tutti alpini) grazie al rinvenimento dei loro piastrini, idealmente riconsegnati ai loro congiunti, come vedremo. Come ormai consueta premessa all’annuale cerimonia di fine gennaio, nelle serate precedenti si sono tenute alcune ricordanze sull’argomento.

    Venerdì, nei locali del museo di Cargnacco, il professor Paolo Strazzolini, ha tenuto una seguita illustrazione storica su “La croce di ghiaccio 1941-1943: Csir e Armir nell’inferno della campagna di Russia”. Il pomeriggio del giorno seguente a Udine, ha avuto luogo una proiezione animata dal titolo “Bassil’ora, l’intenso racconto della campagna di Russia” con l’intervento dell’ormai centenario reduce di Russia Giuseppe Bassi, accompagnato nel suo racconto dall’attrice russa Karina Arutyunyan e con la regia di Rebecca Basso. Intenso documento di un tragico periodo storico ormai lontano, ma ancor vivo nella memoria collettiva contemporanea. Domenica, fin dal primo mattino, il piazzale antistante il Tempio era gremito di gente proveniente da molte regioni italiane, accompagnate da una selva di labari, vessilli e gagliardetti di associazioni d’Arma, con prevalenza di rappresentanze alpine.

    Presente la professoressa Paola Cargnelli Del Din, che porta sul petto le due Medaglie d’Oro al V.M.: per sé e per il fratello, tenente alpino Renato; vari decorati assieme ai famigliari di Caduti o dispersi, a volte con le decorazioni dei congiunti. Al termine dell’alzabandiera e dopo la posa di serti floreali ai cippi che ricordano i reparti che combatterono in Russia, la folla si è spostata all’interno del Tempio. Sono intervenuti il sindaco di Pozzuolo del Friuli Denis Lodolo e il vice Presidente nazionale dell’Ana Lorenzo Cordiglia; a seguire, il vice Presidente vicario dell’Unirr Giovanni Soncelli, il comandante della brigata Julia, generale Alberto Vezzoli e l’assessore regionale Barbara Zilli, che hanno concordato sui concetti di rispetto, memoria e ricordo, verso quanti hanno dato anche la vita per il senso del dovere o l’amor di Patria.

    La Messa è stata celebrata dall’arcivescovo di Udine, monsignor Andrea Bruno Mazzocato, assieme al parroco di Pozzuolo monsignor Carlo Costantini e i cappellani militari don Giuseppe Ganciu e don Albino D’Orlando. Il coro sezionale Ana Udine-Gruppo di Codroipo, diretto dal Maestro Massimiliano Golin ha accompagnato la funzione. Al termine una rappresentanza civile e militare è scesa nella cripta per la deposizione di una corona alla tomba del Soldato ignoto e un omaggio florale su quella di monsignor Carlo Caneva, Medaglia d’Argento al V.M., cappellano militare in Russia e ideatore del Tempio di Cargnacco. Nell’attiguo museo storico, che raccoglie ormai numerosi reperti di quella tragica Campagna, alle famiglie dei militari collegati ai quattro piastrini rinvenuti, sono stati infine consegnati degli attestati che riportano i dati del militare e quelli del piastrino.

    Una disposizione ministeriale vieta infatti il possesso di materiale militare, come ad esempio i piastrini e in questo caso la norma serve a limitare, almeno in parte, l’illecito mercato clandestino su oggetti tanto cari alla memoria dei famigliari. Questi i loro nomi: Bruno Longo di Vittorio e Moser Maria, classe 1922, di Varena (Trento) alpino del 9º Reggimento; Valentino Fabbris di Bortolo e Zoppello Maria, classe 1922, di Zanè (Vicenza) alpino del 9º Reggimento; piastrini rinvenuti nella zona di Seleny Jar. Pellizzaro Angelo di Giovanni e Colomba Caterina, classe 1914, di Trissino (Vicenza), alpino nel 9º reggimento, il cui piastrino proviene dalla zona di Tambow. Infine, Clemente Giovanni di Giovanni e Siega Regina, nato a Resia (Udine) nel 1915 ma residente nel Comune di Lusevera, nell’Alta Val Torre e disperso nella zona di Ternowka.

    Paolo Montina