Cammino silenzioso

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    La Sezione di Varese ricorda ogni anno la battaglia di Nikolajewka del 26 gennaio 1943 con il pellegrinaggio lungo il viale delle Cappelle e la celebrazione della Messa nel santuario di Santa Maria del Monte, al Sacro Monte. Di tutte le belle e sentite cerimonie di quel tragico e a un tempo eroico episodio, assurto a simbolo per noi alpini di tutta la tragedia di Russia, quella del Sacro Monte è certamente una delle più coinvolgenti. La salita con le fiaccole della sfilata alpina per i sentieri delle cappelle, al seguito della slitta con le reliquie è un momento commovente, condiviso e toccante.

    Quest’anno poi, il Presidente Franco Montalto, d’accordo anche con il celebrante, monsignor Giuseppe Vegezzi (vicario episcopale della Zona 2 – Varese), ha voluto che il commento alla salita fosse concentrato sulla lettura, dal vivo (e in “marcia”) di brani scelti del “Cristo con gli Alpini” del nostro Beato Carlo Gnocchi. E così un brillante (anche in marcia e per il fiato) Daniele Resteghini ha accompagnato il pellegrinaggio ripetendo parole sempre in bilico tra il sacro e il disumano, tra la fede e la disperazione.

    Tra la commozione per l’alpino ferito e preoccupato dei suoi fratelli rimasti indietro, e la sconvolgente testimonianza di don Carlo delle violenze e delle abiezioni di cui è capace “l’uomo nudo”. E la folla in marcia ascoltava in un silenzio davvero religioso, nel senso più bello del termine. La salita accompagnata dalle parole di don Carlo, uniche per la loro forza espressiva e evocativa della tragedia di Russia, è stata davvero entusiasmante e toccante per tutti i partecipanti, qualcuno persino commosso. E ha coinvolto anche i viandanti del Sacro Monte estranei alla cerimonia, che scendevano dopo la Messa serale, o che si sono aggregati, strada facendo, al corteo di vessilli, di gagliardetti, di alpini e familiari.

    Verso la fine della salita era palpabile, quasi fisico, il senso di condivisione della tragedia di tutti i pellegrini, accolti nel sottopassaggio di entrata al Santuario dal canto struggente del Coro “Nikolajewka” di Bepi De Marzi. Un santuario davvero gremito, come molti dei presenti non lo avevano mai visto, e una cerimonia altrettanto toccante nella sua semplicità. E una bellissima sorpresa. A leggere la Preghiera dell’Alpino, una ragazza di dodici anni, Chiara Perrucchetti, discendente diretta del generale Giuseppe Perrucchetti (di Cassano d’Adda) ideatore e fondatore delle Truppe Alpine.

    Una lettura perfetta e commossa, che ha dato un senso di futuro alla celebrazione della tragedia e dell’eroismo del passato. In chiave alpina, un momento davvero significativo. A chiudere, i saluti del Presidente Montalto che ha richiamato la significativa allocuzione in Brescia del Presidente nazionale (a proposito, ben tornato Sebastiano!) e ha dato il via alla commemorazione ufficiale, di cui però, in quanto protagonista mi limiterò a dire di aver raccontato con gli occhi di un sottotenente del Valchiese, gli ultimi scontri del 24 e 25 gennaio, poi l’arrivo sulle alture di Nikitowka e la vista del declivio verso la ferrovia. I tanti sbandati sulle colline come un formicaio in ebollizione, i tiri degli aerei, le 30 ore di battaglia.

    Il miracoloso fiume umano di soldati e sbandati che precipita a valle e, infine, lo sfondamento. E poi le urla nelle case di Nikolajewka, i pranzi condivisi coi russi e raccontati dai grandi (Rigoni, Corradi, don Carlo…) e le ancora lunghe, lunghissime giornate di marcia nel gelo fino a marzo inoltrato. Ho chiuso con una citazione recentissima di Luca Barisonzi che riferendosi al suo rimpianto per non avere più con sé Luca Sanna ha detto che «capiva i fratelli che in Russia si ritrovavano senza un amico, lasciato dietro incapaci di impedirlo». E ho concluso: questi sono gli alpini, piaccia o no.

    Manuel Principi