Capitani meritevoli

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    Ti scrivo in merito alla lettera a firma di Italo Leveghi “Capitano mio capitano”. Con il tuo assenso aggiungerei altri due capitani. Del gen. Meozzi confermo quanto è scritto, anch’io nel 1961, nel cortile della Huber ero schierato nella compagnia comando accanto alla 75ª batteria comandata dal cap. Meozzi, mi sorprendevo vedendo i suoi ragazzi perfettamente allineati che “bevevano” quanto diceva il loro comandante poiché lo adoravano. Il secondo è il gen. C.A. Giuseppe Rizzo mio capitano alla Compagnia Comando del Verona, sempre alla Huber, nel 1961, un siciliano di innate virtù e rivedendolo a Cassano d’Adda nel rendere omaggio al nostro fondatore gen. Perrucchetti prontamente lo saluto: «Signor capitano che gioia mi dà rivederla». L’allora Direttore generale Luciano Gandini che gli stava a fianco, mi rimproverò per il modo inopportuno del mio saluto. Ma il generale sorridendomi mi abbracciò anche se si ricordava vagamente di me: morale alle stelle e intensa commozione. Il terzo capitano, mio figlio, in forza allora con la divisione Legnano, purtroppo non con le Truppe Alpine e mi creda che fui addolorato nel saperlo senza penna. Si è ritrovato giorni fa a Bergamo con alcuni del contingente che operò in Somalia, operazione Ibis, per una rimpatriata.

    Angelo Sala, Gruppo di Limbiate, Sezione di Milano

    Dietro i gradi si nasconde sempre l’uomo, che qualche volta esce prepotente oltre i comportamenti che il ruolo richiede. Ma la scoperta dell’umanità dei nostri comandanti è quella che li rende leader e non solo capi.