Capitale dell’alpinità

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    «Poche aree geografiche sono ritagliate attorno all’idea stessa di alpino come la Valle d’Aosta. Al di là dell’essere una terra comprensiva delle vette più alte e romantiche d’Italia, come il Monte Bianco, il Cervino, il Rosa, il Gran Paradiso, quella aostana è infatti da sempre una fucina di alpini di altissimo livello, senza eguali probabilmente al mondo».

    Sono le parole del nostro presidente nazionale Sebastiano Favero nel suo saluto ad Aosta in occasione del secolo di vita della Sezione le cui celebrazioni hanno coinciso con il 25º raduno del 1º Raggruppamento. Una bella sfida, un impegno corale di tutte le forze della Sezione per riproporre Aosta quale capitale dell’alpinità. Nei due giorni il Labaro ha percorso quelle strade i cui nomi ricordano la storia: Monte Vodice, Monte Pasubio, battaglione Aosta, Monte Solarolo, permettendo ai giovani soprattutto di accarezzare le radici delle nostre tradizioni, mostrando attraverso le medaglie quello che per noi è dignità, senso del dovere, fratellanza, amore verso la Patria.

    Decine di migliaia di alpini hanno fatto rinascere quell’atmosfera straordinaria che si respirava quando le penne nere scandivano il ritmo della vita cittadina. È stato anche un omaggio agli imminenti novant’anni della Scuola Militare Alpina, dalla quale, come ha sottolineato il presidente Favero: «…sono passate intere generazioni di ufficiali e sottufficiali di complemento che hanno costituito per decenni la spina dorsale delle Truppe Alpine dell’Esercito e che tanto contributo danno ancora oggi alla nostra amata Associazione ».

    Angelo Manaresi, nel suo editoriale del 15 febbraio del 1934 scriveva in merito alla Scuola Militare Alpina di Aosta “… non si tratta di una scuola elementare, ma di una vera e propria università della montagna”. Posto d’onore nella sfilata per la bandiera d’istituto della scuola, decorata con Medaglia d’argento al valore civile, scortata da un picchetto ufficiale. Gonfaloni di tutti i 74 comuni della Regione, portati da altrettanti alpini, scortati dai rispettivi sindaci hanno ribadito come sia viva nei cuori la volontà di consolidare quel rapporto con le genti di montagna, dalle Alpi agli Appennini, concrete, tenaci e testardi come solo i montanari sanno essere.

    Il presidente sezionale Carlo Bionaz ha detto: «Cento anni in cui la nostra Sezione si è evoluta, cresciuta e adeguata ai tempi che cambiavano e grazie all’attività dei vari direttivi sezionali che si sono succeduti si è cercato di mantenere vivo lo spirito di Gruppo e l’abnegazione sempre a favore degli altri e sempre in maniera disinteressata e trasparente». Nessun Corpo militare, nessuna storia è paragonabile a quella scritta dalle Truppe Alpine, dagli alpini in congedo, dagli amici degli alpini.

    Il 22 settembre del 2021, giorno di San Maurizio – patrono degli alpini – la Sezione di Aosta ha riconosciuto a tutte le 71 madrine il titolo di “amica degli alpini” e domenica hanno sfilato dietro ai ga gliardetti con grande fierezza, mostrando orgogliose la coccarda tricolore sul petto ed il berretto norvegese sul capo. Nel lunghissimo corteo celebrativo applausi e commozione al loro passaggio, avvolte nella fusciacca o precedute da un colorato e sgargiante striscione. Numeri da capogiro, quali onestamente non ci si attendeva, ma il richiamo della Testa Fochi, del battaglione Aosta, della caserma Chiarle ha fatto sobbalzare più di un cuore e una lunga carovana di auto e pullman si è incamminata di buon’ora verso i luoghi della naja.

    Nel fine settimana più di trenta fanfare hanno scandito il passo nella sfilata di quasi 15mila alpini; quelli di Piemonte, Liguria e Francia c’erano tutti! Ma sono giunti anche da tante altre Regioni, basti pensare che i vessilli registrati sono stati cinquantadue. Tra questi quello nuovissimo della Sezione di Aosta, intitolato alla Movm Ettore Ramires. Alpini da ogni Regione anche perché, in questi anni, il nostro vessillo, ha viaggiato a lungo, su e giù per l’Italia e la riconoscenza degli alpini è una cosa seria.

    Cielo terso, sole splendido e montagne innevate con una leggera coltre caduta durante la notte, una cornice delicata per riabbracciare ragazzi di un tempo che cercavano nell’aria i profumi di quella esperienza che ci ha fatti diventare uomini. In tanti da papà Marcel, a occhi chiusi per rivedere i panini con il peperone, il bicchiere di moscato fresco. Qualcuno ha ritrovato sui muri la sua firma, la sua data del congedo, girandosi nell’angolo per nascondere le lacrime.

    Per la Sezione di Aosta era stata una sfida impegnativa: centenario e raggruppamento. Ma presentando la candidatura sapevamo di potercela fare guidati da un presidente caparbio come Carlo Bionaz. È stata anche organizzata, sotto i portici della città di Aosta, una mostra di pannelli fotografici che riproducono le attività essenziali dei cento anni. Con le prime pagine storiche della Domenica del Corriere, donate dal gen. Antonio Vizzi, è stata allestita una mostra nell’Hotel Des Etats. Sempre di Vizzi l’idea per il museo a cielo aperto nei Giardini Lussu, dove si trovano ora quattro splendide statue che la Sezione di Aosta ha donato alla città. L’abbraccio di tutta la Regione è stato forte, fiero ed orgoglioso dimostrando ancora una volta come Aosta possa e sappia meritare il titolo di “capitale dell’alpinità”.

    Carlo Gobbo