Cantare fa bene!

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    Una realtà dinamica, nel passato come nel presente, portatore di una forte carica identitaria e veicolo della memoria. È questo il profilo del canto alpino così come è stato tratteggiato nel convegno tenutosi sabato 8 giugno presso il Conservatorio Verdi di Milano, una giornata in cui alle relazioni di storici e musicologi si sono alternate le esibizioni di tre cori che rappresentano altrettante tipologie di canto alpino e popolare: il Coro Ana Milano “Mario Bazzi”, diretto da Massimo Marchesotti; il Gruppo Emiliano di Canto Spontaneo; il Gruppo Canta Promàn, di Premana (Lecco), col suo peculiare approccio vocale. Ma non sono mancati nemmeno i canti all’unisono: relatori, coristi e pubblico hanno eseguito a una sola voce alcune storiche canzoni alpine come “La penna nera”, “Il testamento del capitano”, “Sul ponte di Bassano” e, infine, “Joska la Rossa”. Proprio Bepi De Marzi, autore di quest’ultima canzone, ha voluto che durante il convegno si eseguissero alcuni canti tutti insieme, anche se purtroppo il grande compositore veneto, che sarebbe dovuto intervenire durante la sessione pomeridiana, era assente per questioni di salute.

    La giornata si è aperta con i saluti inaugurali del Presidente nazionale Sebastiano Favero, che ha poi lasciato la parola al prof. Nicola Labanca, moderatore della sessione mattutina, che ormai dal 2015 collabora con l’Ana per varie iniziative storico-scientifiche (tra cui la curatela degli Studi storici per il centenario dell’Ana, recentemente completati con l’uscita del terzo volume).

    La mattinata, densa di relazioni, ha visto intervenire come detto storici e musicologi: nella prima sessione, intitolata Le musiche e le voci, sono stati analizzati alcuni aspetti più direttamente musicali con gli interventi di Carlo Perucchetti, Alessio Benedetti e dei maestri Bruno Zanolini e Mauro Zuccante: nelle loro relazioni sono emerse le profonde radici popolari del canto alpino e l’evoluzione degli approcci vocali e delle armonizzazioni, elementi questi tutt’altro che immobili o statici ma che al contrario molto si sono evoluti nell’ultimo secolo, e che ancora lasciano spazio a ulteriori adattamenti.

    Nella seconda sessione, I testi e le funzioni, parola agli storici Alberto Lovatto, Quinto Antonelli e Domenico Rizzo, che con un approccio originale hanno ricostruito il passato del canto alpino prima della Grande guerra, la loro funzione anche politica di costruzione della memoria operata dal fascismo, e infine la figura della donna nei canti. Nel pomeriggio ha presieduto il convegno Mauro Azzi, responsabile del Centro Studi Ana. Detto dell’assenza di De Marzi, è intervenuto dapprima il maestro Marchesotti con una relazione su “Le socialità nei cori e i cori nella società attuale”, nella quale ha messo in risalto le radici profondamente popolari del canto alpino (ma non sempre della coralità).

    Ha chiuso la giornata chi vi scrive, borsista dell’Ana e già co-autore dei citati Studi storici, che ha esposto alcuni dei primi risultati della sua ricerca sulla coralità alpina: tra cui un’analisi dei repertori dei cori Ana, oggi assai diversi rispetto al passato. Gli atti del convegno, unitamente alla mia ricerca, saranno raccolti in una pubblicazione prevista entro la fine dell’anno.

    Filippo Masina

    Un convegno sulla coralità degli alpini è sempre motivo di arricchimento culturale. Ascoltando con attenzione i relatori nelle loro variegate esposizioni sul tema proposto, ho notato con piacere che nessuno di loro è scivolato sul terreno delle sterili polemiche. In ognuno degli interventi ho potuto cogliere alcuni spunti: Anarchia gerarchica – Strumento di aggregazione – Travestimento testuale – Superare il vicolo cieco – Linguaggio musicale aggiornato – Contaminazione dell’antico, ecc. Un particolare apprezzamento per il Gruppo Emiliano di Canto Spontaneo e per il Gruppo Canta Proman, che si sono prodotti in esecuzioni coinvolgenti di Polifonia istintiva, preceduti dalla proposta dei canti eseguiti dal Coro Ana Milano. Esorterei tutti a leggere gli atti del Convegno per cogliere altri spunti di notevole portata culturale e farne motivo di serena discussione e approfondimento tra Direttori e Cantori. Da incallito appassionato e curioso della Coralità, sono convinto che il futuro si possa dipingere di tinte sempre più accattivanti. Ritengo importante che vengano approfondite la sonorità e la poetica del passato per introdurre la scrittura e la struttura musicale per la Vocalità del domani. I Cori della nostra Associazione sapranno proporre il loro repertorio con disinvoltura, ma con una severa e tranquilla analisi testuale/melodica/armonica di ogni brano sia tradizionale sia d’autore, o estrapolato dalla raccolta dei Trenta Canti degli Alpini.

    Buon lavoro.
    L’antico Giuseppe Scaioli