Bilanci e prospettive

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    Il 2022 è stato un anno particolarmente intenso in cui la Colonna mobile nazionale è stata impegnata in quattro importanti missioni. Ad inizio 2022 la guerra in Ucraina ha cambiato profondamente la quotidianità di ognuno di noi. Proprio nella prima fase del conflitto, ai primi giorni di marzo, siamo stati coinvolti dal Dipartimento, intermediario per quelle che erano le richieste provenienti dall’Europa, per portare soccorso alla popolazione che fuggiva dal Paese; la prima richiesta è stata il trasporto di 23 ambulanze donate da varie associazioni e dalla struttura pubblica, da Palmanova in Friuli-Venezia Giulia, ad un piccolo paese della Romania al confine con l’Ucraina.

    Uno sforzo logistico importante che ha richiesto un’organizzazione puntuale e un continuo monitoraggio degli equipaggi in viaggio per fornire il supporto nell’attraversamento dei vari confini e di quanto necessario al vitto e all’alloggio. Il cospicuo numero di automezzi, indispensabili per il trasporto, ha reso necessaria la collaborazione con le Regioni Veneto e Lombardia che hanno contribuito con i loro autocarri a formare l’autocolonna: i loro autisti si sono aggiunti a quelli dell’Ana formando una squadra affiatata. L’esito positivo di una missione così complessa in uno scenario inusuale ha lasciato nei partecipanti un profondo senso di riconoscimento verso la nostra Associazione che nei momenti di maggiore difficoltà sa esprimere un senso di solidarietà e disciplina che va al di là della semplice appartenenza, ma si ispira a senso del dovere e dell’aiuto a chiunque ne abbia necessità.

    A fine marzo, è stata inviata una squadra in Polonia in una struttura per l’accoglienza e lo smistamento dei profughi che attraversavano il confine, squadra a cui era richiesta la capacità di comunicazione in inglese e possibilmente in ucraino. Ogni difficoltà è stata risolta dal lavoro sul territorio e con la sala operativa nazionale. Il 16 agosto alle 8 del mattino il Dipartimento chiama per un’attività nell’isola di Stromboli: la prima domanda che sorge è: “Perché mandare gli alpini? Non ci sono altre associazioni sul territorio?”. Tutte domande lecite ma il rapporto che abbiamo instaurato con il Dipartimento è di fiducia, quindi, come sempre, ci siamo organizzati e la sera stessa la prima aliquota era in viaggio destinazione Milazzo da dove si sarebbe imbarcata per Stromboli. La particolarità di questa missione è stata la grande complessità su due fronti: il trasferimento delle squadre e dei mezzi e gli spazi angusti di lavoro per rimuovere fango e detriti da alcune abitazioni.

    La necessità di mezzi piccoli, il clima torrido e la grossa componente di manodopera ha reso difficile operare ma nonostante questo, in circa un mese in cui si sono avvicendati tre turni di volontari, le attività sono state portate a termine e nella prima decade di settembre materiali e volontari erano rientrati. Nemmeno il tempo di pulire i mezzi che le Marche vengono colpite da un’alluvione nella zona di Senigallia, il Dipartimento ci chiede un contingente per la rimozione di fango e detriti da strade e case: il nucleo di ricognizione arriva in loco alle 3 di notte del giorno stesso. Al mattino arriva la Colonna mobile e si inizia ad operare ma anche in questo caso nascono imprevisti: bisogna rimuovere oltre al fango tutto il materiale che i cittadini stanno riversando in strada.

    La professionalità dei volontari Ana fa nascere uno stretto rapporto di collaborazione con i Vigili del fuoco con cui si lavora fianco a fianco in alcuni cantieri e si partecipa alle ricognizioni tecniche congiunte. In quei frangenti si distingue anche il rapporto instaurato con il Comune e con l’Esercito che, arrivato sul posto, ha preso come riferimento la nostra struttura e ha iniziato a coordinarsi in modo armonioso con i nostri volontari, grazie anche alle attività congiunte svolte nelle esercitazioni Vardirex. Oltre alle attività operative di cui abbiamo parlato, si sono svolte anche quelle addestrative e istituzionali in cui la Protezione civile partecipa a supporto, le manifestazioni fieristiche e i Campi scuola: un anno che credo abbia lasciato in tutti una profonda soddisfazione per l’operato. Nel complesso la struttura di Protezione civile ha risposto in modo adeguato, ottenendo un bagaglio di “lezioni apprese” che ci permettono di affinare sempre di più le tecniche e integrare le dotazioni per far fronte agli scenari complessi che si dovranno affrontare nel futuro. Futuro, un termine che in questo particolare momento storico evoca un senso di disorientamento, ma lo spirito alpino ci insegna a non mollare mai, lavorando uniti per un unico fine.

    Ci sono stati momenti in cui all’interno della nostra struttura vi sono state divisioni e conflitti personali: credo che quando ci si dedica ad una attività che concorre all’aiuto della popolazione colpita da calamità si debba dare il massimo, lasciando da parte i personalismi. Questo è lo spirito che vorrei ci guidasse nel futuro in Protezione civile ed è proprio su queste basi che stiamo riorganizzando la nostra struttura che oggi conta circa 14mila volontari in Protezione civile e 600 nell’Ospedale da campo (Sanità alpina), che personalmente vedo come due facce di una stessa medaglia. Con loro lavoreremo in modo sempre più integrato, uniti, con spirito di Corpo e appartenenza, come amici, come fratelli, sullo stesso piano. Su queste basi si sta lavorando per una razionalizzazione della struttura nel rispetto di ruoli e competenze previsti nella nostra Associazione.

    Andrea Da Broi