Aurora e gli alpini

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    Gli occhi azzurri come il cielo e un sorriso aperto che chiama buonumore. Aurora ha 13 anni e parla con naturalezza e semplicità degli alpini che sono stati il tema portante della sua tesina di terza media. È stata una scelta meditata, perché l’argomento aveva delle insidie. Prendendo spunto dal libro “Albanaia” di Augusto Bianchi Rizzi e dalla trasposizione teatrale dell’opera, Aurora ha pizzicato con maestria le corde di argomenti diversi come geografia, letteratura, arte e musica.

    Per te chi sono gli alpini? «Sono uomini che in passato erano uniti nella sofferenza della guerra e oggi sono uniti nella solidarietà». Poche parole che scattano una fotografia alla realtà. Il protagonista del romanzo, Vittorio Bellei, è un giovane che lascia moglie e figlio e parte per il fronte. «Si è immersi in un clima di morte e orrore dovuto al conflitto – osserva Aurora – ma quello che spicca è l’altruismo». È in quest’ultimo aspetto che si coglie l’attualità del messaggio: il donarsi nonostante le difficoltà, addirittura oltrepassando gli affetti più stretti e la propria condizione familiare.

    «Vicende come queste potrebbero essere trattate anche in classe – conferma Aurora – perché è importante studiare i fatti ma anche cercare di capire come si sentivano e cosa provavano le persone in quei momenti». Il programma di studio, talvolta per mancanza di tempo, non arriva a trattare le vicende a noi contemporanee e, quand’anche se ne parla, si snocciolano nozioni, «la guerra è andata così, i territori annessi sono stati questi, i tanti morti… sarebbe interessante invece sapere chi erano le persone coinvolte». Come dire, non è utile solo leggere la nostra storia ma per capirla veramente occorre conoscere le vicende degli uomini e delle donne che l’hanno vissuta.

    «Nel mio elaborato ho scelto di non replicare quello che troviamo in un libro scolastico: sono partita dalle vicende storiche e le ho affiancate all’arte e alla musica». Parole, immagini e suoni che completano il ciclo emozionale attraverso uno struggente quadro di Massimo Marchesotti, intitolato “Il tempo del dolore”, dove il contrappeso alle brutalità della guerra è dato dalla speranza attraverso la rinascita, rappresentata da un girasole. Le note del “Ponte di Perati”, invece, sono echeggiate direttamente dalla voce di Aurora che ha intonato davanti alla commissione d’esame alcuni passaggi della famosa canta degli alpini. «Qualche professore ha anche accennato ad un applauso…», rivela Aurora sorridendo timidamente.

    C’è da dire che alcuni meccanismi potrebbero essere stati facilitati dal fatto che tutti e due i genitori cantano in un coro e che il nonno Alessandro, il bisnonno Armando reduce di Russia e papà Gianni sono alpini, ma quest’ultimo conferma con forza che quella di Aurora è stata una scelta libera e che solo in fase avanzata della stesura si è limitato a dare un paio di dritte. Tutto il resto è farina di Aurora che, a differenza della sorella più grande che ha altri interessi e attitudini, ha provato simpatia fin da piccola per gli alpini: «Ho già partecipato a tre Adunate, compresa ovviamente quella del Centenario a Milano e mi sono piaciute molto».

    Ma dal punto di vista di un giovane gli alpini sono di un’altra epoca, oppure il loro messaggio è ancora attuale e interessante? «Mi sembra che l’alpinità abbia attraversato un secolo e sia mutata nel modo di essere vissuta ma mai nelle intenzioni: la solidarietà, l’amicizia, la condivisione…». Forse molti ragazzi di oggi si ritrovano in questi sentimenti. E se non ci fossero più gli alpini? «Beh – sgrana gli occhi – mi sembra impossibile, ma nel caso qualcuno ci sarà a continuare la tradizione, no?!».

    Tu o qualche tuo coetaneo sareste disposti a raccogliere il testimone? «Dipende… io ad esempio vado a camminare in montagna e parteciperei anche ad un campo scuola organizzato dagli alpini, ma c’è chi si potrebbe sentire a disagio perché sono cose che ad alcuni proprio non piacciono, dipende dal carattere… Comunque parte sempre tutto dalla conoscenza che si ha di qualcosa».

    E come racconteresti gli alpini ai giovani? «Vorrei ascoltare chi ha vissuto le vicende che racconta, magari guardando un quadro, qualche foto o un video, perché un’immagine cattura l’interesse e l’attenzione e mi rimane di più in mente». Alpini che andate nelle scuole siete avvisati: meno parole e tante immagini.

    Aurora, ma alla fine quanto hai preso per la tesina? «Otto!» e ci scherza su: «Parlando di alpini non poteva che essere un successo…»

    Matteo Martin