Asiago, il giorno dopo

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    Ad Asiago e negli altri centri dell’altopiano c’è tanta gente al lavoro il giorno dopo la conclusione della 79ª Adunata Nazionale ma nella gente c’è anche tanta voglia di far finta che non tutto si sia ancora concluso, perché a fianco della febbrile attività per smontare le tante opere temporanee installate per quest’adunata per certi versi irripetibile rimangono ben salde le altrettante testimonianze dei giorni speciali vissuti dalla popolazione accanto ai protagonisti con la penna nera.

    Lo si capisce dalle migliaia di tricolori che quasi nessuno decide di ritirare dai balconi delle case, dai pennoni e da ogni altro luogo, anche originale e fuori dagli schemi, dove questi hanno trovato collocazione. Dappertutto nei paesi, come lungo le vie di accesso all’acrocoro vicentino, la bandiera nazionale resterà esposta per tanti lunghi giorni ancora. È il simbolo dell’Adunata Nazionale, di un evento che ha coinvolto tutta la provincia.

    C’è chi già traccia i primi bilanci, ciascuno in cuor suo sta pensando a cosa abbia lasciato l’altopiano alle penne nere provenienti da tutto il mondo. Per dare risposta bisognerà attendere: quanti hanno percorso la provincia vicentina, passando per città e paesi così ricchi di bellezze e di storia, e arrivando su queste montagne la cui vista distende l’animo e lo ristora, hanno certamente pensato che sarebbe bello tornarci, in una stagione qualsiasi.

    Ad Asiago prosegue intanto il rientro nella quotidianità: lentamente, perché una simile esperienza per quanto si sia potuta immaginare lascia il segno, e ciascuno ha una sua propria dimensione. In paese, cessato il gioioso frastuono degli alpini, spentisi i canti e le note delle fanfare che per un paio di giorni (e notti!) hanno tenuto banco un po’ ovunque, si sta già pensando alla stagione più puramente turistica.

    Molti alpini, con disponibilità di tempo, hanno ritardato la partenza per evitare i prevedibili intasamenti e, quindi hanno potuto vedere l’aspetto normale di Asiago e dei paesi dell’altopiano; poi, zaino affardellato , è arrivato anche per loro il momento di muoversi. C’era come un’aria di smobilitazione: operai rimuovevano le tribune, altri le transenne. Lasciava un senso malinconia vedere le strade vuote, senza traffico.

    Tirava un’aria di trasloco generale, senza la ripresa dei ritmi ai quali siamo abituati nelle città di pianura, piene di movimento sin dalle prime ore del mattino. Perchè sull’altopiano la vita è diversa, segue in corso delle stagioni, che sono lente e dolci. Forse colto da questo fenomeno c’è chi è salito sull’Ortigara, per proprio conto (anche questo è un modo per arrivare alla Colonna Mozza). L’adunata non era ancora finita, ma forse, per il significato che ha assunto, questa 79ª non è destinata a finire tanto presto. Del resto, non si è arrivati quassù per non dimenticare? (r.a.)