Arturo Andreoletti, a trent'anni dalla scomparsa

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    Le Sezioni Cadore e Como stanno organizzando la celebrazione dell’anniversario della morte di questo nostro Padre fondatore.

    Tutti gli alpini sanno (o sarebbe bene sapessero) che Arturo Andreoletti (1884 1977) ebbe un ruolo fondamentale nella nascita dell’A.N.A. e che ne fu il Presidente dal 1919. Nella trilogia della Storia delle Truppe Alpine, edita per il centenario del Corpo, la sua attività decennale di guida viene sintetizzata con queste parole, degne di essere scolpite sul marmo: Da lui l’A.N.A. riceve quella inconfondibile impronta che ne garantisce la compattezza e la vitalità. Sotto la sua guida appassionata e intelligente l’Associazione si afferma imperiosamente e sorgono le prime sezioni. Ben presto la valanga verde investirà tutta l’Italia, mentre nelle sezioni nasceranno i gruppi a centinaia e poi a migliaia .

    A chi comprensibilmente non lo ricorda, non mancano le occasioni per richiamare i segni del suo operato; anche l’ultima Adunata nazionale, incentrata intorno al cippo dell’Ortigara, è stata nel segno della prima Assemblea del 1920, fermamente organizzata da Andreoletti per non dimenticare . Più che da ogni altra parte, però, la memoria di Andreoletti è rimasta nella provincia di Belluno e in particolare nell’Agordino, sul cui fronte di guerra fu aiutante maggiore del battaglione Val Cordevole, poi padreterno capitano della 206ª compagnia, dopodichè comandante del settore Ombretta Marmolada.

    Sul Monte Grappa fu ufficiale nello Stato Maggiore della IV armata, si meritò due Medaglie d’Argento e una di bronzo e entrò per primo in Cismon liberata. Queste montagne il milanese Andreoletti le conosceva perfettamente già prima della grande guerra, perché (dopo un periodo nel 5º) aveva a lungo prestato servizio nel 7º Alpini (battaglioni Feltre e Belluno) ed era l’ufficiale più esperto in fatto di alpinismo militare.

    Arturo Andreoletti è infatti una gloria dell’alpinismo dolomitico, pioniere dell’esplorazione delle cime di San Sebastiano, della Croda Grande, del Focobon, della Schiara e dei Feruc, protagonista delle prime scalate italiane della Marmolada, del Catinaccio e del Sella. Il suo nome è ancora oggi legato alle prime ascensioni che hanno assunto il tono del mito: dalla Gusela del Vescovà (simbolo alpinistico della città di Belluno) alla impressionante parete nord dell’Agner.

    Andreoletti fu in familiarità con persone passate alla storia, da Cesare Battisti a Umberto II, e teneva con devozione i loro cimeli nel suo angolo preferito della sontuosa Villa la Vetta , a Como. I suoi ricordi si ravvivano nella consultazione di centinaia di fotografie da lui scattate, nelle quali aveva identificato con dettaglio ragionieristico localizzazione, data, soggetti e cose rappresentate. Il suo stile era quello di un gran signore e per carattere era preciso ed esigente in un modo quasi ossessivo. Alcune asprezze di temperamento non gli resero sempre facili i rapporti umani e furono causa di polemiche e dissidi, non leniti dai successi che ebbe in vari campi della vita.

    Andreoletti però rimase sempre legato ai suoi alpini del Val Cordevole, dei quali tanti erano agordini. Anche dopo aver passato i novant’anni, tornando nell’Agordino e tra gli amici alpini, accanto alla sorprendente lucidità sembrava ritrovare la giovinezza e la dolcezza di un affetto. La vigoria fisica gli consentì di visitare la Serauta in Marmolada, persino nel 1974 e nel 1976. Il nome di Andreoletti è riemerso a Vallada Agordina, con le fotografie da lui scattate nella locale chiesa di San Simon.

    Proprio qui, nella frazione di Celat (e in quella di La Mora di Canale d’Agordo), pochi giorni prima dell’inizio della grande guerra, ci fu l’adunata del nuovo battaglione Val Cordevole che si veniva costituendo basandosi sul richiamo delle classi anziane del battaglione Belluno del 7º Alpini. Partendo da qui, il 24 maggio 1915 il reparto, di cui Andreoletti era aiutante maggiore, si era attestato sui valichi confinari di Forca Rossa e Col Bechèr in Comune di Falcade.

    La circostanza delle foto in questione lascia immaginare che il capitano abbia voluto anche rendere omaggio al luogo della nascita e della vocazione del cappellano del Val Cordevole, don Costanzo Bonelli, travolto da valanga il 9 marzo 1916 a Fuciàde, nell’area del passo San Pellegrino. Negli alpini del gruppo di Vallada è sorto spontaneo l’impulso di commemorare Andreoletti nell’occasione del trentennale della morte, avvenuta a 93 anni il 24 gennaio 1977.

    Dopo un adeguato ricordo nella terra da lui tanto amata, tra Marmolada e Agner, sarà significativo per gli alpini agordini e per la Sezione A.N.A. di Belluno andare a rendergli omaggio, al cimitero di Monte Olimpino dove riposa, e incontrare il locale gruppo alpini della sezione ANA di Como. La cerimonia si svolgerà a fine febbraio.

    Orazio Andrich