Alpino senza cappello

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    Sono moglie di un alpino, consigliere sempre attivo nel gruppo alpini del nostro quartiere. Sono anche la mamma orgogliosa di due splendidi ragazzi, Gloria e Alessandro. Quello che però mi spinge a scrivervi riguarda il mio giovane alpino, sembrerà strano, ma il più giovane dei miei figli, Alessandro, ha scelto di essere un alpino. Strano ma non impossibile che un ragazzo di questa nuova generazione, alla quale noi attribuiamo solo comportamenti e ideali negativi o piuttosto superficiali decida di servire il proprio Paese prestando il Vfp1, servizio volontario, vi assicuro che entrarvi e superare i test per l’ammissione è stato abbastanza complicato e solo la forza di crederci aiuta a superare. Comunque nonostante tutto ora è un alpino a tutti gli effetti, il più giovane iscritto al Gruppo di Celadina, Sezione di Bergamo. Vi lascio solo immaginare l’orgoglio del suo papà. Però tutto questo ambizioso progetto e sogno di vita si scontra con la realtà quotidiana della vita di caserma, non tanto per la rigorosa disciplina alla quale giustamente ci si deve attenere, ma piuttosto alla precaria situazione strutturale delle nostre caserme e alla carenza di tante piccole e grandi cose. La mia più grande lamentela, che voglio trasmettere attraverso il vostro giornale, sta nel fatto che non mi spiego come sia possibile che dopo parecchi mesi di servizio e numerosissime richieste i nostri alpini (compreso mio figlio) non abbiano ancora il tanto desiderato cappello alpino. Comunque nonostante tutto il mio giovane alpino vive il quotidiano con grande entusiasmo giovanile.

    Pieralba Moretti

    Gentile Signora, essendo suo figlio alpino in armi non so dirle il perché dei disagi che lei lamenta. Pubblico la sua lettera sicuro che le parti in causa, in questo caso l’Esercito o il Ministero competente saranno in grado di darci spiegazioni più puntuali.