Alpiniadi quante emozioni

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    A far vivere la concreta umanità delle penne nere basta a volte un’immagine, come lo scatto di una fotografia che ferma un gesto semplice e ci rivela le emozioni narrate con schiettezza e semplicità. Tante istantanee colorate di un bianco purissimo che gli alpini hanno fatto scintillare, generando sulle nevi valdostane sorprendenti arcobaleni pieni di armonia. Il candore della neve, giunta improvvisa durante la cerimonia di apertura, magico richiamo all’onestà negli sguardi degli uomini della montagna.

    Le raffiche di vento, a volte impetuose, che dal Piccolo San Bernardo solcavano la pista che gli sci alpinisti avrebbero percorso di lì a poco, scavando pieghe sempre diverse, rendendo faticoso e impervio l’incedere. Lo spettacolo del Parco Nazionale del Gran Paradiso nel cui ventre si adagia il Prato di Sant’Orso, culla centenaria per gli specialisti degli sci stretti.

    Qui, sui tormentati saliscendi che hanno visto sfrecciare i più blasonati campioni del fondo mondiale, l’incedere degli alpini ha saputo ritrovare giovanili ispirazioni e inusitate energie. Poi la spettacolare sorpresa del biathlon che, vestendosi di panni cittadini, mette da parte scioline e fucili e anima piazza Chanoux con un vortice di atleti che danzano sulla pista di plastica sparando sui bersagli con carabine laser. Il fascino delle luci della sera ci regala cartoline indimenticabili ed esperienze che resteranno nei ricordi di questa terza edizione delle Alpiniadi. La chiusura offre alla Valle d’Aosta l’emozione forte di un successo con i colori dei cinque cerchi.

    A Pila, sulla mitica Renato Rosa, il giovane alpino di Gressan, Federico Vietti, si laurea campione assoluto, rinverdendo i fasti di un tempo quando a vincere fu Alessandro Alliod. Ma non erano Alpiniadi. Un caleidoscopio di emozioni, in cui tutti gli alpini e gli aggregati hanno recitato un ruolo importante, da protagonisti. Sì, perché ognuno di essi ha gareggiato con uno spirito speciale, con il giusto agonismo – in fin dei conti una classifica ci deve pur essere – ma con la consapevolezza che il “nostro Sport” sia diverso. Per noi è più importante la condivisione, lo stare insieme, perché mettiamo sempre l’amicizia al centro. Come ama ripetere il nostro Presidente Sebastiano Favero: «I nostri ragazzi sempre chini sui telefonini guardano se stessi, noi alpini guardiamo gli altri». Nella cerimonia di apertura i nostri Giochi Olimpici sono stati riscaldati dal calore di cinquanta vessilli, centinaia di gagliardetti, tanti alpini giunti persino dalla Sicilia, da Roma, dall’Abruzzo.

    Tutti a far da cornice al palco dove – dopo i saluti del Presidente della Sezione di Aosta Carlo Bionaz e del vice Presidente nazionale Mauro Buttigliero – il campione olimpico di Lillehammer, Marco Albarello ha acceso la fiamma nel suggestivo tripode mentre il responsabile della Commissione sportiva nazionale, Renato Romano, dichiarava ufficialmente aperti i Giochi. La neve cadeva più abbondante che mai, ovattando il silenzio che accompagnava Gloriana Pellissier nella lettura del giuramento degli atleti.

    Bello il gesto della campionessa di sci alpinismo che scandiva con emozione le parole tenendo con la mano sinistra un lembo del tricolore. Il gonfalone della Regione autonoma della Valle d’Aosta, decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare, seguito dai gonfaloni dei quattro Comuni, sede dei siti di gara – Aosta, Cogne, Gressan, La Thuile – hanno aperto la sfilata nelle vie della città. Il Labaro era retto da Alfonso Sagaria – alpino del Gruppo Saint Martin de Corléans – ed era scortato dal vice Presidente Buttigliero e da Matteo Spreafico, generale comandante del Centro Addestramento Alpino.

    Quindi il vessillo di Aosta, alfiere Dominique Vallet, atleta del Centro Sportivo Esercito e consigliere sezionale, scortato dal Presidente Bionaz e dal vicario Bruno Rollandoz. Un lungo corteo, accompagnato dalla fanfara sezionale – diretta dal Maestro Giancarlo Telloli – per giungere in Cattedrale dove il cappellano don Bois avrebbe officiato la Messa, con i canti del Coro sezionale Monte Cervino. Le condizioni meteo hanno consigliato i responsabili della gara di sci alpinismo a modificare più volte il percorso di gara.

    Gloriana Pellissier, Carlo Ziggiotto, Mara Zini hanno fatto le scelte giuste e, a parte i più bravi che si sono sfidati tenendo d’occhio la classifica, tanti altri concorrenti giunti sul Belvedere hanno estratto dallo zainetto il cellulare per spettacolari selfie con il Monte Bianco o il Cervino alle spalle. Il cielo reso terso dal vento del Nord regalava immagini uniche, un peccato non approfittarne! Già, il vento. Alla partenza i più bravi capiscono subito come sia preferibile stare subito in testa e così si accodano le squadre della Valtellinese, Valcamonica e Bergamo. Questi ultimi hanno un avvio un po’ in affanno, poi il recupero fino al bronzo perché la classifica non muterà.

    Per la Valtellinese in gara accanto a Walter Trentin c’è Fermo Maiolani, cambia un po’ la squadra ma il risultato per la Sezione è identico a quello del 2016. «Il vento ci ha disturbati, ma gli alpini sono pronti a tutto» dirà al termine Trentin, soddisfatto e sorridente. Giovanni Paini e Roberto Testini, della Vallecamonica, sono sempre stati attaccati ai battistrada. «Bella gara, bel tracciato e nessun problema per il vento che, in verità, fa parte dello spirito alpino». Soddisfatto anche l’esperto Richard Tiraboschi mentre Riccardo Donati, che rientrava in gara dopo una lunga assenza agonistica, dedica il terzo posto alla moglie: «Oggi è San Valentino e lei è a casa da sola. Grazie… e scusami!». Tra i valdostani i più bravi sono Mauro Stevenin e Ivo Lazier che onorano lo spirito decoubertiano.

    Nella classifica per Sezioni la Valtellinese si impone davanti a Bergamo e Vallecamonica. Gli elogi e i commenti positivi degli atleti hanno ripagato il grande impegno della popolazione di Cogne per la quale il fondo è amore, rispetto, sacralità dei gesti in un ambiente che la natura ha reso quasi perfetto. Certo, un tempo c’erano le miniere in questo angolo della Valle d’Aosta protetto dalla maestosa Grivola e dal Gran Paradiso. Ma tutto è chiuso da tempo e non c’è stata contaminazione edilizia soprattutto in quel Prato di Sant’Orso che è patrimonio naturale di tutta la comunità. Il portacolori della Valtellinese, Christian De Lorenzi, è stato a tratti distratto dalla bellezza del paesaggio, poi ha dato maggiore energia alle sue spinte e si è presentato solitario e vincente al traguardo. «Una bella gara, un po’ tattica all’inizio ma splendida come atmosfera.

    Grazie alla Sezione Valtellinese per avermi dato la possibilità di venire a Cogne e grazie alla Sezione di Aosta e a Cogne per averci accolti con grande affetto. Sabato sera tutto il paese si è mobilitato per darci il benvenuto con tanta simpatia e amicizia. Grazie!». In passato aveva già vinto tre volte il titolo italiano, Francesco Rossi, compagno di Sezione del vincitore. «Ce l’ho messa tutta, ma non è stato facile contrastare il vigore di Christian. Bella gara… anzi bellissima!». Ancora un bronzo per Richard Tiraboschi che ha portato la Sezione di Bergamo sul terzo gradino del podio. Generosa la gara degli alpini siciliani: Antonino di Marco e Giacomo Mangano. «Siamo di Linguaglossa, vicino all’Etna e al mare. Ma siamo gente di montagna ed è stato giusto venire in Valle d’Aosta». Spirito alpino anche quello di Domenico Ciucci, di Roma. Cosa dire del veterano Antonio Frescura, in gara con i suoi 89 anni, per la Sezione Cadore: «Sono di Calalzo, mi piace fare fondo e spero l’anno prossimo di esserci ancora…».

    Tra le Sezioni successo di Trento davanti a Bergamo e Aosta. Per la gara di biathlon le penne nere hanno invaso Piazza Chanoux, il salotto buono della città millenaria il cui patrimonio archeologico richiama ogni anno centinaia di migliaia di turisti da tutto il mondo. A far da proscenio l’elegante Municipio di stile neo classico davanti al quale i tecnici della Neveplast di Bergamo hanno disegnato un tracciato tecnico sul quale è andata in scena una competizione che rimarrà negli annali della storia sportiva della città. Portare gli sport della neve in città è sempre stata una sfida stimolante, una sfida che gli alpini hanno raccolto e vinto con grande autorevolezza. Pubblico assiepato lungo tutte le transenne ad ammirare e incitare chi, con pattinata leggera o con passo un po’ più incerto, compiva giri veloci prima di arrivare al poligono.

    Una pausa breve per prendere la mira e poi cinque tiri veloci con le carabine laser. Ogni errore costava pesanti secondi in classifica, quasi come nei poligoni tradizionali. Ma qui l’atmosfera era diversa e certe emozioni resteranno sottopelle e nei racconti agli amici. Titolo e medaglia d’oro per il trentino Dario Bellante davanti alla coppia della Valtellinese Rino Rocca e Christian De Lorenzi. Valtellinese, Trento e Cuneo il podio delle Sezioni. Per il gran finale si sale in ovovia sino a Pila dove i concorrenti si suddividono tra la storica Renato Rosa e la classica Bellevue.

    La gara di slalom gigante è come sempre affollatissima ma gli organizzatori hanno preparato piste perfette dove, anche i pettorali più alti, riescono ad esprimere gesti tecnici apprezzabili. Per il titolo di campione italiano assoluto la lotta pare ristretta a pochi nomi, tanto da far dire al bergamasco Gian Mauro Piantoni: «Guardando l’ordine di partenza avevo già fatto la classifica dal divano». Fresco tesserato per il Gruppo Gressan il giovane valdosta no Federico Vietti si è imposto infatti con bella sicurezza sul bresciano Daniel Bellardini e su Gian Mauro Piantoni. Per la prima volta la Valle d’Aosta si fregia di un successo nelle Alpiniadi. Pila è conosciuta nel mondo degli appassionati come “l’isola nel cielo”, tanto vasto e da mozzafiato è lo spettacolo di montagne che si gode a vista d’occhio. Tra le Sezioni posto più alto del podio per Trento davanti a Valtellinese e Belluno e splendido sesto posto per Aosta.

    Nell’accogliente Teatro Giacosa la cerimonia finale si snoda tra il nutrito elenco di premi, foto dei podi, trofei consegnati, applausi e sorprese che danno felicità a chi non pensava di aver fatto così bene. Poi l’annuncio più atteso con la schiacciante affermazione della Sezione Valtellinese che bissa la vittoria ottenuta quattro anni fa, nella rassegna ospitata dalla Magnifica Terra. Ai posti d’onore Trento e Bergamo mentre i padroni di casa della Sezione di Aosta si inorgogliscono davanti ad un quinto posto finale, inatteso e neppure sognato. Il Presidente Carlo Bionaz ha coordinato la complessa macchina organizzativa: «Siamo stati onorati per aver avuto il privilegio di ospitare la terza edizione delle Alpiniadi. Quattro giorni intensi ma bellissimi. Adesso che la fatica è passata possiamo esprimere tutta la nostra soddisfazione per aver saputo rispettare la fiducia di tutti coloro che hanno creduto in noi.

    La Regione, le amministrazioni comunali, tanti Enti, aziende, sponsor, amici, volontari… senza il cui contributo e aiuto tutto questo non sarebbe stato possibile. Grazie!». Una grande gioia anche per Bruno Rollandoz, responsabile dello Sport nella Sezione di Aosta: «Dopo il successo dei Campionati italiani di sci alpinismo a Rhêmes Notre-Dame, alcuni anni fa, avevamo avanzato la nostra candidatura.

    L’Ana ha creduto in noi e ci ha assegnato le Alpiniadi. È stata una grande fatica ma oggi sono felicissimo e i risultati della nostra rappresentativa rafforzano la nostra immagine nello sport degli alpini in Italia». L’ammainabandiera, la fiaccola che si spegne, il pubblico e gli alpini tutti che cantano l’Inno nazionale. I saluti, gli abbracci, le ultime foto, qualche lacrimuccia, i bimbi che indossano il cappello di papà, gli occhi che guardano verso le montagne, il sole che lentamente saluta. È già tempo di pensare a Rimini.

    Carlo Gobbo