Alpini vi porto nel cuore

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    Voglio ringraziare tutti gli alpini che ho incontrato nei tre giorni dell’Adunata: mi avete rispettata, fatto sorridere e acceso in me una grande gioia di vivere! Che bello pensare a Giovanni di Sassari, corista alpino, che mi ha ceduto il posto in chiesa; a Gianni, alpino ligure, che mi ha sentito cantare a bassa voce “o ce bielcjisciel a Udin” durante il passaggio di una fanfara e girandosi mi ha detto: “Non capivo da dove provenisse questa bella voce! Mi traduce gentilmente le parole del canto?”; all’alpino che si è sfilato un guanto per presentarsi (piccolo gesto galante d’altri tempi); agli alpini veneti che (in fila per il bagno) mi hanno fatto sorridere quando una signora ha chiesto “è la fila per il bagno”? e loro hanno risposto: “No signora, aspettiamo il bus”, agli alpini anziani che durante la sfilata mi hanno detto: “Viva le mamme, viva le donne” e mi hanno ringraziata perché sorridevo al loro passaggio dicendo “mandi”. I vostri occhi, vivi, gioiosi e profondi, mi rimarranno impressi nell’anima. Forse noi ragazzi non siamo più avvezzi al contatto umano, agli sguardi, alle parole dette con semplicità ed educazione: ci siamo abituati ai messaggi su uno smartphone. L’Adunata, invece, mi ha ricordato che non esiste nulla di più bello del contatto reale. Non voglio pensare che noi giovani un giorno dimenticheremo tutto questo: senso di Patria, altruismo, volontariato, spirito di sacrificio, rispetto e dignità. Grazie alpini. Un giorno racconterò ai miei figli quel che ho provato.

    Francesca, Cividale del Friuli

    Grazie Francesca, al di là di qualunque facile quanto sterile polemica, gli alpini “veri” sono quelli che hai incontrato tu. E mi pare di capire che fossero tanti, ovunque. Quando avrai figli o figlie l’Ana e gli alpini ci saranno ancora di certo: faglieli conoscere con lo stesso adorabile entusiasmo.