Alpini, una buona notizia

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    Tanti anni fa, a chi voleva diventare giornalista si diceva che per vendere i giornali bisognava giocare con la penna su tre “s”. Ossia sesso, sangue e soldi. Ma erano tempi in cui ai giovani si additavano i santi mentre circolava ancora un po’ di pudore, per cui bastava anche la morbosità di un’allusione per increspare lo stagno di un mondo perbene e qualche volta ipocrita. Tempi giurassici, travolti oggi dalla velocità della luce dei nuovi sistemi informatici, dove le nicchie dei santi sono state sostituite dalle scenografie dei tronisti e dai salotti di qualche reality da guardoni. Tutto questo per dire che ogni tempo ha le sue “s” per colpire la pancia del cittadino. Magari oggi lo chiamiamo gossip o fake news.

    Per quanto riguarda il sangue, poi, basta seguire la cronaca e lasciare alla scelta il suo imbarazzo. Sbaglierebbe chi pensasse che tutto questo è un discorso morale. Prima di scomodare la coscienza, dare notizie “tristi” è un fenomeno culturale. È seminare pessimismo, indurre l’intelligenza a credere che il mondo è un luogo da evitare, da cui scappare per rifugiarsi nel privato, evitando di compromettersi mettendoci la faccia. E dietro a tutto questo una crescente sfiducia negli altri, come un virus capillare che intacca profondamente le nostre relazioni.

    È da questi presupposti che mi viene spontaneo pensare agli alpini come una buona novella per il nostro tempo. Per ciò che sono, per ciò che fanno e per quello che gli altri dicono di loro. È da quest’ultima categoria che prendo una notizia, appena sussurrata all’Assemblea di Piacenza, ma che domanda di essere rilanciata e appuntata come medaglia di cui andare orgogliosi. Forse non tutti sanno che esiste un Segretariato mondiale, che riunisce coloro che hanno ricevuto il Nobel per la pace. Nomi solenni come il Dalai Lama, Lech Walesa, Mickail Gorbaciov, Rigoberta Manchu… solo per farne alcuni. Ogni anno, questo Segretariato assegna un Nobel d’Onore, detto “Uomo della Pace di Franco Scepi”, dal nome dell’artista che ha scolpito l’opera simbolo del premio. Ebbene sì.

    Per il 2019 il riconoscimento è andato all’Associazione Nazionale Alpini. Alpini, uomini di Pace. Nemo propheta in patria verrebbe da dire, se non fosse che la patria spesso è soltanto lo spazio povero del pregiudizio. Dedicato comunque a tutti gli alpini che lavorano con umiltà e dedizione, senza far rumore, ma anche a coloro che storcono il naso per la nostra Preghiera, o per i nostri riti, scambiandoci per gente poco pacifica. Una seconda notizia ci porta invece nel Consiglio regionale della Lombardia. È il 22 settembre scorso, quando l’intero Consiglio, all’unanimità, presenti i Presidenti delle Sezioni lombarde, approva una legge che istituisce il 2 aprile di ogni anno come giorno per esprimere “Riconoscenza per la solidarietà e il sacrificio degli Alpini”.

    La data ha un particolare valore simbolico, perché ricorda il giorno in cui è stato inaugurato a Bergamo l’Ospedale da Campo, in piena emergenza Covid-19. È motivo di orgoglio, dirà il nostro Presidente, ringraziando. Ma non tanto o soltanto per l’applauso morale che ci viene riservato. Ricordare le opere belle compiute dagli alpini è la più grande opportunità per garantire la catena di trasmissione dei nostri valori alle generazioni che verranno dopo di noi. Una bella notizia, capace di toccare le coscienze, dentro le troppe “s” del nostro tempo.

    Bruno Fasani