Alpini e artiglieri

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    Articolo di tipo Lettere al Direttore pubblicato nel numero di Gennaio 2019 dell’Alpino

    Prendo spunto da una risposta da lei data sul numero di novembre ad Antonio Piccolo per una lettera intitolata “Il berretto degli stupidi”. Per noi “la stupida”. Ma quello che non capisco è il suo esempio: Lei indica la provenienza del soprannome del cappello come somiglianza ai cappelli “indossati dai degenti dei manicomi” (affermazione che non voglio discutere essendo io privo di altri elementi al riguardo per cui mi fido).

    Ma come premessa indica e associa al contesto, la “schermaglia” con gli alpini artiglieri. Io, quale artigliere da montagna, conosco detta schermaglia che magari sfugge ai più, ma, propendendo per la mia fazione, non trovo opportuno tale associazione. E oltretutto non mi sento una primadonna, altra sua considerazione nella risposta. Forse che noi in più rispetto all’alpino avevamo l’artiglieria pesante e per tale motivo ci sentiamo superiori? Forse! Infatti qualcuno si sente più artigliere che alpino (ma non per tutti è così!). Ma è proprio a causa di questi fatti, associazioni, esempi… che sembra si debba separare nettamente il Corpo degli alpini in: “alpini” e “artiglieria da montagna”. Gli alpini hanno le compagnie noi le batterie. Vogliamo parlare delle differenze dei gruppi o delle brigate?

    Giovanni Premarini Gruppo di Spirano, Sezione di Bergamo

    Nella mia risposta parlavo degli sfottò amabili che si usano tra alpini e fanteria, ma anche tra alpini e artiglieri alpini. Cosa c’entra la stupida? Quanto alla puntigliosità nel distinguere le due qualifiche, artiglieri e alpini, l’Ana è un Corpo di alpini che abbraccia tutte le specialità, senza distinzioni, gradi o differenze. Se poi qualcuno vuol distinguersi non è un problema che ci riguarda.