Alpini dell’Isonzo

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    Un secolo, un tempo lunghissimo, una tradizione solida nel presente per guardare a quel che verrà. Ecco perché quello di Gorizia è stato un centenario carico di gratitudine, ma proiettato al domani, in uno dei luoghi simbolo dell’Italia, ieri come oggi, e della nuova Europa. La città e il territorio che, nel 2025, saranno capitale europea della Cultura in collaborazione con la slovena Nova Gorica, e che avranno per protagonisti anche gli alpini della Sezione intitolata al ten. Pietro Colobini, goriziano, Medaglia d’oro alla memoria, caduto sul Mali Spadarit (Grecia) il 10 marzo 1941.

    Sezione nata nel 1923, mentre ancora fumavano le macerie della Grande Guerra: Gorizia, fino al 1918 parte dell’Impero austroungarico, non aveva ovviamente reduci alpini. Così l’idea arrivò da due piemontesi, Angelo Milano e Federico Carlevaris e da un friulano, Cleto Cosmi. Pietro Menghi sarebbe stato invece il primo presidente. Gorizia è stata terra di alpini e alpinità, infatti dal 1º luglio 1921 ha visto presenti a Gorizia i reparti del 9º Alpini col comando e i battaglioni Bassano, Vicenza, Val Cismon, L’Aquila e col 3º artiglieria alpina col comando e il Gruppo Udine dal 1926 all’8 settembre 1943. Reparti che hanno affrontato il fronte greco e quello russo. È del 1946 la ricostituzione della Sezione, e, poco dopo, con un evento storico: l’Adunata nazionale del 1951.

    Nei decenni successivi sarebbero arrivati altri momenti simili per le penne nere in riva all’Isonzo, col raduno del Triveneto e l’Adunata nazionale della Julia del 1987 per il 40º anniversario del ritorno di Gorizia all’Italia e del 2016 per il 100º della “Presa di Gorizia”; ma tra le date indelebili ci sono anche quelle del 1959, col monumento all’alpino della divisione Julia al parco della Rimembranza il 24 maggio, e l’inaugurazione della “Campana Chiara” all’ossario di Oslavia il 4 novembre del 1976 quando gli alpini di Gorizia contribuirono alla ricostruzione di Attimis dopo il terremoto, o il 1984 anno di nascita del giornale sezionale Sotto il Castello. Pubblicazione che ancora oggi continua a raccontare la vita e le attività dei 15 Gruppi isontini.

    E si potrebbe continuare a lungo, con vicende come quelle del cap. Luciano Zani, Medaglia d’oro al valor militare come il ten. Federico Colinelli Movm, fratello del cap. Attilio Colinelli, Medaglia d’argento. Figure chiave dell’alpinità goriziana, assieme ai colonnelli Paolo Signorini e Gaetano Tavoni, entrambi Movm, o al ten. Maico Foghini, anche lui due Medaglie d’argento, all’alpino artista Paolo Caccia Dominioni, socio della Sezione, e a quel Ferruccio Bernardis, tenente del 3º artiglieria alpina, primo sindaco di Gorizia eletto nel secondo dopoguerra. Da ricordare la mostra permanente “Alpini a Gorizia” nei musei provinciali di Borgo Castello. Eppure ogni elenco non sarebbe esaustivo. Allora meglio le parole pronunciate – con non poca commozione – dall’attuale presidente sezionale di Gorizia, Paolo Verdoliva, davanti al presidente nazionale Sebastiano Favero e al ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, presenti alla grande sfilata del 29 ottobre nel capoluogo isontino.

    «Grazie a tutti gli alpini, agli amici, alle nostre famiglie e alle nostre donne che ci supportano e ci sopportano nel nostro continuo impegno associativo: ognuno forma un’insostituibile ricchezza della nostra Sezione, nonché la base fondante della vita associativa». Verdoliva ha anche sottolineato che «non c’è futuro senza memoria», sottolineando l’importanza di ricordare ciò che è stato, rinnovando l’impegno per il domani. Impegno che vede la Sezione sempre in prima linea in occasioni come la fiaccola alpina della fraternità (ogni novembre parte dal tempio ossario di Timau per raggiungere l’ossario di Oslavia e da qui Redipuglia, toccando tutti i luoghi simbolo dai monti al mare), l’annuale salita al Monte Nero con la Sezione di Cividale del Friuli, ma anche le attività di Protezione civile, nei giorni di festa così come di emergenza.

    Non sorprende perciò che il Consiglio comunale abbia omaggiato questi cento anni di valori condivisi riconoscendo all’Ana la cittadinanza onoraria, conferita il 28 ottobre in una serata di gala in un teatro comunale Verdi ricolmo di gente e passione. Nello stesso giorno il presidente nazionale Favero ha firmato in municipio l’albo d’onore del Comune e il sindaco Rodolfo Ziberna ha consegnato al presidente della Sezione Verdoliva, “I tre soldi”, simbolo della città, prima di una storica seduta del Consiglio direttivo nazionale. Momenti sublimati il giorno successivo negli applausi e nei “Viva gli alpini!” che hanno accompagnato la sfilata di oltre mille penne nere, che si sono lasciate alle spalle con riconoscenza cento anni di vita sul territorio guardando già ai prossimi.

    Marco Bisiach