Alpini, bella razza

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    Storie di alpini in guerra e in pace. Un titolo come questo ai nostri tempi forse ha poco significato, visto che siamo circondati da popoli in guerra senza tregua. Però non è così, perché ognuno di noi ha dei ricordi o delle esperienze del passato. Ricordo infatti come fosse oggi quando mio padre Luigi, classe 1927, mi raccontava del suo servizio militare effettuato a Pontebba nel 1947. Era il 19 febbraio 1948 quando una sorella paterna si sposava e mio padre doveva partecipare al matrimonio. Gli fu concessa una licenza di tre giorni, il tempo di partecipare all’evento e ritornare in caserma. Ebbene, terminata la cerimonia nuziale doveva rientrare in caserma a Pontebba, naturalmente con il treno perché a quei tempi non c’era la possibilità di possedere i mezzi che oggi i giovani parcheggiano fuori delle caserme. Arrivato alla stazione doveva proseguire a piedi fino alla caserma che si trovava abbastanza distante. La notte era fonda, la neve copiosa rendeva difficile la giusta destinazione disorientando mio padre sul tragitto da percorrere, ma nel silenzio proseguiva il cammino lungo un sentiero. Ogni tanto qualche strano rumore rompeva il cammino e mio padre fra sé pensava alla giornata diversa che aveva trascorso il giorno prima. Ad un tratto un rumore più forte lo ha impaurito, ma essendo lui un alpino, fra sé si è detto: “Luigi non temere che gli alpini non hanno paura”. A distanza ha notato una sagoma che sulla candida 4-neve era ancora più evidente, e mentre avanzava pronunciava la frase “Alt chi va là”. Mio padre prosegue il suo cammino sul sentiero finché si è trovato di fronte a costui. Cosa fai qui? Gli chiese mio padre. Egli rispose: “Siccome ho visto che tardavi a rientrare mi sono preoccupato e sentivo che avevi bisogno di aiuto e ti sono venuto incontro”. Si sono abbracciati come due veri alpini. Questo racconto di per sé può avere poco valore, ma per me ha un significato immenso soprattutto ai nostri tempi, perché mette in luce di che pasta sono fatti gli alpini.

    Maria Cristiana Ferro, Pedavena (Belluno)

    Gentile signora, quanto ci scrive sembra una pagina del libro Cuore. Un tempo succedeva anche questo. Ma non dobbiamo essere dei malinconici nostalgici. Succede ancora tra le persone. Magari con modalità diverse, ma l’infinito del cuore trova spazio anche nel presente. Nel bene e nel male.