Alla conquista delle Tre Cime

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    Al di là delle vicende storiche che ne hanno visto spesso l’impiego in scenari operativi non consoni, gli alpini sono unanimemente considerati e apprezzati come truppe specializzate per operare in montagna. È quindi naturale che all’addestramento in scenari montuosi, anche impervi, siano dedicate parti importanti del cursus professionale dei soldati con la penna nera sull’elmetto. Quest’anno la dimostrazione del livello raggiunto e mantenuto dagli alpini nel “mountain warfare” (l’operatività in montagna) si è svolta in uno scenario di incomparabile fascino, quello delle Tre Cime di Lavaredo, cuore delle Dolomiti, patrimonio mondiale dell’Unesco.

    Qui, presenti il gen. Salvatore Farina, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito e il gen. Claudio Berto, comandante delle Truppe Alpine, l’esercitazione “Lavaredo 2019” ha portato sulle vette settecento soldati di sei nazioni e un comando Nato, coordinate dalle Truppe Alpine. Sulle Tre Cime oltre duecento alpini hanno arrampicato lungo quattordici vie, fino all’VIII grado di difficoltà. C’erano soldati delle brigate Julia e Taurinense, gli istruttori del Centro Addestramento Alpino e gli atleti del Centro Sportivo Esercito. In azione anche militari cileni, omaniti, spagnoli, sloveni e francesi, che da anni si addestrano con le truppe da montagna italiane, che vantano storia, tradizioni e capacità ineguagliate nel settore.

    La presenza del sindaco di Auronzo, Tatiana Pais Becher ha testimoniato la vicinanza delle amministrazioni pubbliche e la profonda attenzione che le Truppe Alpine hanno posto nella salvaguardia dell’ambiente in cui hanno operato, azzerando l’impatto sul contesto naturalistico, grazie anche allo studio di un ingegnere ambientale della Riserva selezionata dell’Esercito. Del resto quello tra gli alpini e la montagna è un rapporto fatto di amore e rispetto. Pur se numericamente meno corposo di quelli visti gli scorsi anni alle Cinque Torri, l’atto tattico conclusivo ha coinvolto assetti che provenivano anche dalle forze speciali e l’Aviazione dell’esercito.

    L’impiego di elicotteri (si sono visti i grandi CH47F, i “muli dell’aria” AB205 e gli elicotteri da attacco A129D), spettacolare quanto impegnativo, ha consentito infiltrazioni ed esfiltrazioni di alpini con le tecniche fast roped (ovvero l’uso di corde per discese e risalite rapide dai velivoli). Sempre un CH47F ha portato in quota anche un obice da 105/14, storico pezzo in uso dagli anni Sessanta, caro a chi ha svolto il servizio di leva nell’artiglieria da montagna, che sta trovando una seconda giovinezza tattica in ambienti particolari.

    Attorno alle Tre Cime si sono radunati centinaia di alpini in congedo, saliti al rifugio Auronzo, a quota 2.333 metri, nei cui pressi si poteva godere di una buona visuale sull’evento addestrativo. Naturalmente molti anche i rappresentanti della Sede nazionale dell’Ana, a cominciare dal Presidente Sebastiano Favero, a testimonianza della solida vicinanza e amicizia che da sempre ci legano alle Truppe Alpine.

    Massimo Cortesi