A tu per tu con i giovani

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    Sui problemi e sulle scelte dei giovani risulta importante chiedere direttamente a loro “cosa ne pensano, ad esempio, di un eventuale ritorno obbligatorio del servizio di leva, sia pur di durata ridotta rispetto al tradizionale tempo di una volta”. Oppure “cosa ne pensano della Patria e della nostra Bandiera”. Ed ancora “come vedono e giudicano gli alpini in generale”. Per dare il mio contributo, ho chiesto di incontrarli per porre queste domande al termine di una loro riunione. Indossando il mio cappello alpino, ho catturato la loro attenzione entrando subito in sintonia e ricevendo le loro sincere e molteplici risposte. Il 60%, alla prima domanda, è contraria al ripristino del servizio obbligatorio della leva, scegliendo in alternativa campi scuola formativi, servizio civile ad esempio di assistenza sanitaria o di Protezione Civile in senso ampio. Alcuni sono favorevoli giudicando questo periodo come scuola di vita dove si impara il rispetto delle regole e l’accettazione dell’altro. Altri sostengono che basta la reintroduzione della materia “educazione civica” a scuola. Alla seconda domanda il 60% ha demandato la difesa della nostra Nazione ai militari che l’hanno scelto come lavoro. Tutti, però, hanno sostenuto che la Patria è un valore grande e importantissimo che accomuna e che va difeso col sacrificio, sentendosi all’unisono patrioti e riconoscendosi nella nostra Bandiera, nel Tricolore e nel nostro territorio. Alcuni hanno sostenuto che amano la propria Nazione e la propria Bandiera, anche attraverso piccoli gesti nel quotidiano e rispettando le proprie radici. Riguardo alla terza domanda il 90% crede negli alpini ed esprime sentimenti di ammirazione per i valori che essi rappresentano ed esprimono quali la gratuità nel donarsi sempre, il senso del bene comune, l’unità fra loro e il senso di fratellanza con chiunque incontrano. Pochissimi ritengono gli alpini un gruppo in estinzione, nostalgico e ormai superato; anzi, si rendono disponibili a far parte in futuro del gruppo “amici degli alpini” per imparare da loro a lavorare sul territorio e portare avanti insieme i valori che rappresentano. La parte finale dell’incontro l’ho volutamente dedicata alla storia, scoprendo che ai giovani piace, ma si lamentano per come viene insegnata a scuola. I giovani amano la storia, ma dentro vogliono sentire verità e sentimenti, senza i quali a loro sembrerebbe leggere il cruciverba.

    Giorgio Bighellini, Gruppo di Buttapietra, Sezione di Verona

    Caro Giorgio, la tua lettera mi è proprio piaciuta. Prima di tutto perché sostiene che i giovani vanno coinvolti direttamente. So per esperienza che nella vita solo chi si sente protagonista del proprio destino è disposto a metterci anche energie e creatività perché qualcosa accada. La nostra è una società gestita da adulti e da anziani, che fatica a mettere in gioco, a tutti i livelli, le nuove generazioni. Ascoltarli e discutere con loro è la prima forma di responsabilizzazione. Circa il loro impiego a vantaggio del bene comune, io ritengo che, a prescindere dalle soluzioni, oggi sia importante sottrarli per un certo periodo alle famiglie. Dove e come, è tutto da inventare. Liliana Segre, con lucida analisi, fatta al Parlamento europeo, ha detto che uno dei problemi dei ragazzi è che non vengono aiutati a farsi gli anticorpi della vita, in quanto viziati dalle loro famiglie. Non è moralismo. È profonda verità. Bella l’espressione che i giovani domandano di sentirsi raccontare la storia con verità e sentimento. Non è richiesta da poco. Piuttosto la consolante prova che dentro di loro c’è ancora un campo di qualità che domanda soltanto una seminagione intelligente.