Abruzzo, terra di grandi alpini

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Giorno dieci per la grande Staffetta Alpina, seconda parte della tappa 9 in Abruzzo, terra di alpini e di eroi con la penna sul cappello. Oggi è la festa degli artiglieri d’Italia, e gli attuali reggimenti di artiglieria alpina delle Truppe Alpine dell’Esercito – a Fossano il 1° (Taurinense) e a Remanzacco il 3° (Julia) – hanno celebrato oggi, come ogni anno, la battaglia del Solstizio (così la battezzò D’Annunzio), che nel 1918 fu determinante per la Vittoria nella Grande Guerra. La tappa di oggi – che è ripartita da Montereale alla volta di Pizzoli – si è svolta all’insegna della memoria, con i corridori (i graduati del 9° Alpini Maurizio Fluttuante, aquilano, Emidio Ricci di Castel di Sangro, Gianluca Manna da Trani, e il sergente maggiore capo Mirko Ippolito di Marsala, insieme a Fabrizio Sebastiani e Gianni Barone, atleti dell’Associazione Nazionale Alpini), che lungo il tragitto di 28 km si sono fermati per un momento di raccoglimento presso i monumenti ai Caduti a Marana, Barete e nella località di Pizzoli, punto di arrivo di oggi. Tra i primissimi eroi del Corpo degli Alpini figura un abruzzese, il tenente Aurelio Grue, classe 1870 e medaglia d’oro al Valor Militare alla memoria, il quale morì in Africa, ad Adua, nel 1896 dopo aver combattuto valorosamente con la 6ª Batteria d’artiglieria da montagna (pur ferito gravemente continuò a sparare con i pezzi a disposizione per proteggere le truppe italiane retrostanti). E nella giornata di oggi è giusto sottolineare che ben quattro delle prime cinque massime decorazioni al valore appuntate oggi sul Labaro dell’Associazione Nazionale Alpini furono tributate ad artiglieri da montagna.

La tappa all’insegna del ricordo ha preso il via dal borgo di Montereale, poco più di 2.000 anime che risiedono alle pendici dell’Alto Aterno che è la porta nord-occidentale del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, a pochi chilometri dal lago di Campotosto, il più grande specchio d’acqua interno dell’Abruzzo. A Montereale nacque una singolare figura di soldato, alla cui memoria fu dedicato un importante monumento: il generale dei Granatieri Siro Persichelli, pluridecorato ufficiale di fanteria, che iniziò la sua carriera come sottufficiale e arrivò a guadagnarsi ben tre promozioni per meriti di guerra e soprattutto una Medaglia d’oro al Valor Militare, oltre a numerose altre ricompense. Persichelli lo troviamo durante la Grande Guerra a Monfalcone, Caporetto e sul Piave, mentre nel Secondo conflitto mondiale si meritò la massima decorazione, combattendo coraggiosamente contro gli inglesi in Africa, dove fu catturato e internato fino alla fine della guerra.

E sempre guardando alla storia delle penne nere d’Abruzzo, oltre a quella del tenente Grua, di medaglie d’oro ce ne sono altre otto, che rimandano a tutte le campagne in cui il Corpo fu impiegato in prima linea, dall’Africa ai fronti in quota del ’15-’18, fino alle steppe del fronte russo. Tutte idealmente onorate oggi nel corso della Staffetta, insieme alle migliaia di soldati caduti per la Patria, con un pensiero particolare all’alpino Gino Campomizzi, venticinquenne portaordini del battaglione L’Aquila, che non si tirava mai indietro quando si trattava di recapitare le istruzioni ai reparti schierati di fronte al nemico (disse una volta con modestia “tutti gli Alpini sanno fare quello che faccio io”). Morì in azione il giorno di Natale del 1942, e a lui fu dedicata una storica caserma dell’Aquila.

La corsa dei giovani corridori di oggi – reduci delle moderne missioni oltremare per la sicurezza e la stabilità internazionale – è servita, nel pieno spirito della Staffetta ideata per il 150° anniversario del Corpo, a ricordare e a illuminare le vicende del nostro Esercito e dei suoi soldati di montagna, che qui in Abruzzo sono di casa nel senso stretto della parola, ben integrati nelle comunità appenniniche, le quali sanno di poter contare sempre sulla presenza degli Alpini, in armi e in congedo.