Terminato il montaggio della struttura dell’ospedale da campo donato dal Qatar

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L’ossatura esterna dell’ospedale da campo allestito a pochi metri dal Covid Hospital di Schiavonia (Padova) è completamente montata. Si è conclusa così la prima fase dei lavori per la messa a regime della struttura – donata dal Qatar e arrivata attraverso un ponte aereo all’aeroporto di Villafranca meno di due settimane fa – che sta nascendo su un’area complessiva di 8mila metri quadrati, di cui oltre 5.200 di superficie coperta. Comprende tre blocchi: due destinati a letti di terapia intensiva (complessivamente circa una trentina) e uno maggiore e centrale, collegato direttamente agli altri due, che ospiterà letti di malattie infettive.

Questo ospedale da campo è concepito per essere estremamente flessibile: una struttura modulare che può potenzialmente ospitare fino a 500 posti letto. Le pareti sono in grado di sigillare all’interno la carica batterica attraverso una doppia tenda filtrante. E il Qatar ha corredato la donazione con batterie di rinfrescatori per l’estate e si è reso disponibile ad acquistare riscaldatori in vista della stagione fredda.

A questa prima fase di costruzione, hanno partecipato un centinaio di volontari della Protezione Civile della Sezione di Verona, coadiuvati da squadre provenienti da Padova, Vicenza, Belluno e Treviso – insieme ai vigili del fuoco e ai militari del 3° Stormo dell’Aeronautica Militare che hanno messo a disposizione della protezione civile l’esperienza maturata nel corso degli anni nel montaggio di strutture campali.

A breve inizierà l’allestimento degli interni a partire da una pavimentazione rialzata di 30 centimetri, che permette di far passare sotto senza intaccare l’asfalto tutte le reti di servizio e l’impiantistica sanitaria. A seguire, la strumentazione medica necessaria, con l’auspicio che non debba servire. Una volta conclusa l’emergenza Covid, l’enorme struttura sarà dismessa e stoccata. Ma rimarrà una risorsa preziosa a livello non solo regionale ma nazionale in caso di calamità. La peculiarità di questo materiale, infatti, è che può essere trasportato e montato in qualsiasi scenario. Più che un ospedale da campo, è un ospedale sul campo: alla struttura a regime, infatti, nulla manca quanto a funzionalità.

“L’allestimento per l’emergenza Covid prevede posti di terapia intensiva. Dovessimo, speriamo mai, allestirlo per un’altra emergenza ad esempio un sisma, opteremmo per sale radiografie, gessi, camere operatorie. La struttura lo consente, è modulare e flessibile”, spiega il responsabile del progetto per la Protezione Civile Veneto Roberto Taranta. “I volontari delle squadre che hanno lavorato qui saranno i formatori per chi si troverà, un domani, a dover rimontare la struttura: un lavoro estremamente complesso”, spiega il coordinatore Brandiele. “È una presenza importante in questo momento di incertezza per tutti i nostri cittadini, che sentono la presenza e la vicinanza degli alpini”, sottolinea l’assessore Polato. “Questo ospedale mobile è un progetto regionale molto importante. Ed è un piacere che sia portato avanti da due eccellenze del mio territorio: il 3° Stormo e l’ANA”, aggiunge il sindaco Dall’Oca.