Il Papa parla agli alpini di don Gnocchi e Teresio Olivelli

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Mercoledì 6 maggio, ore 11, l’abituale udienza del papa si svolge in piazza S. Pietro, anziché in sala Nervi. La ragione è dovuta alla particolare affluenza di associazioni, congregazioni, scuole cattoliche provenienti da tutti i continenti. La giornata di una limpidezza eccezionale sottolinea la maestosa architettura del centro della cristianità e l’eccitazione che serpeggia tra la folla crea un clima di attesa dell’arrivo del pontefice.

In questo contesto cosmopolita, un settore di riguardo è riservato al Consiglio Direttivo Nazionale dell’ANA, guidato dal presidente Corrado Perona, e ad un bel gruppo di alpini, tanto da formare un blocco di penne nere che spiccano sulla parte più elevata della piazza, vicino all’ingresso della basilica. Quando il movimento della folla comincia ad ondeggiare si intravede la figura bianca del Papa che fa un lungo percorso per salutare i fedeli.

Il cerimoniale preciso e rigoroso scandisce gli interventi dei prelati fin che Benedetto XVI prende la parola per una magistrale lezione sulla tormentata questione della ammissibilità delle immagini sacre, avversate dall’iconoclastia e dalla tradizione religiosa orientale. Nel momento riservato ai numerosissimi gruppi presenti, un saluto particolare e parole di elogio il Santo Padre ha rivolto agli alpini, testimoni di solidarietà e sempre pronti nelle opere di bene.

Ha ricordato le figure di due alpini eccezionali: don Carlo Gnocchi e Teresio Olivelli. Con la loro fede, soprattutto nei momenti difficili della loro esistenza, hanno saputo essere un sostegno e una guida per quanti stavano loro accanto. La cerimonia si è conclusa con un’ovazione al Santo Padre che ha trasformato la piazza in uno spettacolare palcoscenico.

Pubblicato sul numero di giugno 2009 de L’Alpino.