Articolo di tipo
Lettere al Direttore
pubblicato nel numero
di Marzo 2012
dell'Alpino
21/02/2012
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Commenti 4
Abbadia -26/03/2012 11:32
Un po' OT in questo luogo , ho notato che la rubrica " Zona franca " é stata da tempo abolita.
Peccato !
Abbadia -26/03/2012 11:28
Danieli , se un domani in ANA i non alpini saranno in maggioranza rispetto agli Alpini , sara' solo perché "certi alpini" lo avranno permesso, lo avranno voluto , lo avranno auspicato , avranno lavorato per questo e quindi se l'ANA non sara' piu' l'Associaziona Nazionale Alpini chi é causa del suo mal pianga se stesso.
Giovanni Garbin23/03/2012 18:20
Caro Danieli, magari abbiamo viaggiato assieme per quella “manifestazione” a Roma. Me la ricordo molto bene quella giornata; come ricordo quanto tempo ho riservato per la raccolta delle firme da portare a Roma.
Con l’incarico di consigliere Sezionale andavo nei vari gruppi di Zona per sensibilizzare i più restii alla firma contro la sospensione della leva.
Hai ragione la nostra decadenza iniziò quel giorno. Con tutta sincerità mi sentivo quasi uno scioperante.. Non ricordo invece le due correnti di pensiero.
Ricordo molto bene quanto disse Parazini fra le varie risposte alle domande, che arrivavano da tanti di noi.
Una in particolare: “Centomila in meno ma, puri”. Questa sì; e la stessa frase la ripeté all’Assemblea dei delegati a Milano. Poi qualcosa cambiò e s’iniziarono altre strategie di associazione. Un ordine non scritto era di fare proseliti per rimanere un’Associazione forte (numericamente).
Oggi ci troviamo ad avere: gruppo amici alpini motociclisti, gruppo amici alpini radioamatori, gruppo amici alpini di TIR, mininaja, e chissà quante ne faranno di nuove trascurando i nostri principi, i nostri caduti, dimenticando chi nel passato a tanto lavorato per fare grande (non numericamente) l’ANA.
Adriano DAL PRA'22/03/2012 08:55
È curioso come il socio Danieli, pur ponendo un problema serio, mescoli le carte della storia accreditando l’idea che fin dalla manifestazione romana si pensasse - con preveggenza - al futuro, addirittura ai magici effetti del“la mininaja, la diffusione della cultura alpina nelle scuole, il recupero delle opere militari della Grande Guerra”. Mi sfugge, tra l’altro, quale benefico, magico rapporto esista tra quest’ultimo argomento e l’aumento degli iscritti all’ANA. “Iniziative che infatti – afferma Danieli - non riescono a compensare i numeri della leva obbligatoria e non danno i requisiti minimi per essere iscritti come soci ordinari. Mi domando cosa accadrà quando la percentuale dei soci ordinari sarà minoritaria all’interno dei gruppi, rispetto ai soci aggregati”. I suoi dubbi sono molto fondati.
È questione fondamentale e seria cui però molti dei dirigenti e molti soci rispondono distrattamente e con la politica dello struzzo: “ avanti c’è posto per tutti, anche ai non alpini! Purché si iscrivino all’ANA!”. Non importa se c’è un abisso culturale e di esperienze tra chi è stato alpino e chi non lo è e, nel migliore dei casi si immagina, solo astrattamente, lo spirito alpino. Servono per la Protezione civile, si dice! Ma se uno vuol partecipare seriamente non è necessario che sia iscritto all’ANA!
Non si tratta perciò di essere “duri e puri” (rigidi) o “possibilisti” (morbidi), caro Danieli, bensì di essere coerenti e voler mantenere l’ANA nella sua essenza di associazione d’arma, senza svuotarla di senso, di tradizioni, di identità.
Se poi nei Gruppi e nelle Sezioni i non alpini diventeranno presto in maggioranza, semplicemente l’ANA non sarà più la stessa. Logico, semplice e prevedibile, no?
La risposta tranquillizzante e retorica del commentatore lascia il tempo che trova.