Zona franca

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    Spazio aperto ai lettori.

    Tridentina amore mio…


    Chi scrive è un giovane alpino classe ’79 che ha svolto il servizio di leva nell’anno 1998/99 nel 5º reggimento alpini btg. Morbegno della brigata Tridentina.
    Con molta amarezza e dolore ho saputo dello scioglimento della Tridentina il 10 luglio del 2002.
    La notizia mi ha profondamente addolorato non soltanto perché si tratta della mia brigata, in cui ho trascorso il mio periodo di leva (un bel periodo che mi ha aiutato a crescere interiormente e caratterialmente), ma perché significa una
    dolorosa ferita a tutto il mondo alpino. Questa scelta la vedo anche come una mancanza di rispetto da parte della nostra classe dirigente verso coloro che hanno combattuto e dato la vita nelle file di questa brigata (Russia, Grecia, Fronte francese) e che anche ai giorni d’oggi hanno operato e collaborato con la popolazione italiana e non.
    Basti ricordare operazioni ‘Vespri Siciliani’, Forza Paris, gli interventi per l’alluvione in Piemonte del 1994 e la missione in Bosnia.
    Io mi sono sempre sentito orgoglioso di appartenere ad una brigata carica di storia come la Tridentina, mi ritenevo soprattutto orgoglioso di essere un discendente degli eroi di Nikolajewka e ora viene messa così da parte come una reliquia.
    Vuol dire che noi alpini stiamo scomodi alla classe dirigente e cercano di cancellarci, ma non cancelleranno mai i valori di onestà di altruismo, di generosità e di rispetto per coloro che sono andati avanti (nel fiore della gioventù ma compiendo sempre al pieno il loro arduo dovere).
    Oggi è diventato quasi un disonore svolgere il militare, perché la gente è furba e preferisce il più comodo servizio civile nel quale la sera si è a casa a dormire e non si è lontani. Questi ragazzi pensano forse che la vita sarà sempre tutta cosi bella con tutte queste comodità e senza sacrifici?Quando si troveranno ad affrontare dei problemi nel lavoro (la vita ci mette alla prova tutti i giorni) ricorreranno ancora a un servizio che eviti questi problemi o li affronteranno, ma con quale spirito?


    Davide Muraro Collegno (TO)


    Combattenti e reduci


    Sono stati pubblicati tanti libri di esperti in vicende belliche e di storici che rievocano i fatti che portarono al coinvolgimento dell’Italia nella guerra 1940 45. Poco è stato scritto su colui che fu il vero protagonista di essa, combattente prima in Etiopia, poi in Albania, nella campagna di Russia. Non pochi hanno combattuto a fianco degli alleati, perché la nostra Italia fosse libera e democratica. Ebbene, tutti coloro cui un benevole destino consentì il ritorno in Patria, furono definiti reduci. Il reduce è un uomo che ha saputo affrontare e risolvere le situazioni più disperate, ha lottato per la sua sopravvivenza. È un uomo che non si accalora per nessuna discussione (spesso tutte diventano noiose) perché ha imparato nel tempo di guerra che tutto è relativo e che non esiste separazione netta tra il bene e il male, tra il giusto e l’ingiusto. Il reduce è un uomo che non pretende di insegnare nulla a nessuno, ma che certamente è preso come esempio di vita! È un uomo soddisfatto, anche del poco che la Patria
    gli ha offerto, è contento e felice perché sa di aver fatto ritorno a casa, un dono immenso…
    Così come non avanza pretese e riconoscimenti, non si dà alcuna importanza per essere stato un protagonista di eventi bellici, perché proprio da quelle vicissitudini ha assunto la sua umiltà e tanta saggezza.I reduci sono rimasti in pochi, fra questi anche mio padre. Ricordiamoli con tanto rispetto.


    Claudio Porro Brà (CN)