Zona franca

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    Rubrica aperta ai lettori.

    Se il silenzio non basta


    Visibilit: nuovo sostantivo traguardo che l’ANA deve raggiungere affinch tutti sappiano il valore e l’utilit degli alpini, sia in armi che in congedo.
    Negli interventi durante il 6 Congresso della stampa alpina di Recoaro Terme, si parlato molto di visibilit. Anche il presidente nazionale Parazzini, citando come esempi il Banco Alimentare e la scuola costruita a Zenica, ha detto che le sezioni e i gruppi devono parlare e far sapere ci che fanno in Italia e nel mondo per farsi conoscere: visibilit!
    Ecco che allora il pensiero corre a quei gruppi o sezioni che, in silenzio, si danno da fare per aiutare il prossimo. Per citarne alcuni: il gruppo di Bresso (Milano) che saltuariamente raccoglie e spedisce medicinali in Eritrea, dietro l’iniziativa dell’ex capogruppo Giuseppe Parozzi che, per motivi di lavoro si reca spesso in quel paese africano ed in buoni rapporti con il ministro della Sanit di quel governo; il gruppo di Marlengo (Bolzano), che con visite allevia la solitudine ai degenti dell’opera Pia S. Nicol di Merano, alla cui ricostruzione ha contribuito in maniera
    sostanziale e che si improvvisato fornitore di occhiali da vista ai profughi jugoslavi ospitati presso la caserma Wackernell di Malles Venosta, in favore dei quali ha pure devoluto l’incasso di una festa campestre. Poi c’ il gruppo di Muris di Ragogna (UD), dove il socio Pietro Simonitto, in collaborazione col figlio frate francescano, impegnato in un’opera umanitaria in favore di poveri orfanelli rumeni, portando personalmente in quel paese aiuti raccolti dal gruppo. L’intento di sistemare una casa da tempo disabitata, ma strutturalmente sana e con undici ettari di terreno lavorabile, e farne una casafamiglia dove verrebbero ospitati provvisoriamente bambini presi dai tristissimi orfanotrofi, per collocarli successivamente presso brave famiglie. Tale iniziativa stata anche benedetta dal vescovo di Qrdea (Romania).
    Questi sono solo tre esempi, per dare un’idea di quanti modi ci siano per aiutare chi ha pi bisogno ed alleviare un po’ di sofferenze.
    Per pochi lo sanno, perch la modestia sempre stata l’abitudine dei nostri associati. Ma questo poteva andare bene un tempo: ora non pi.
    In un mondo in cui conta solo l’immagine fare e non far sapere equivale a essere degli sconosciuti. Visibilit dunque: intelligente ma non arrogante. E cos la Nazione potr apprendere che ci sono tanti altri gruppi impegnati in attivit umanitarie sempre pronti ad intervenire l dove necessita, perch questa una prerogativa di noi alpini. Come dire: Fateci un fischio e noi accorriamo!


    Germano Affaticati Bresso (Milano)


    All’Adunata mancava l’Anno della Montagna


    Un abbraccio strettissimo a tutti gli italiani che, nelle varie citt, ogni anno, ci accolgono con immensa stima e, spero, ricevano da noi altrettanto!
    Sono un alpino di Terni; ormai dal lontano 1975 partecipo alle Adunate nazionali e a qualche manifestazione che il tempo, quello che riesco a trovare, mi permette. Faccio parte del gruppo Umbria, ultimamente costituito in seno alla sezione di Firenze ancora non abbiamo il gagliardetto). In precedenza era il gruppo di Terni che, dal 1954 risultava inserito nella sezione Abruzzi.
    Perch a proposito delle Adunate?Perch, secondo me, l’Adunata, quel particolare nostro momento di festa e di ricordo che deve, e sottolineo deve renderci partecipi della vita delle citt ospitanti e della Nazione intera, onorando il passato ma con una grande forza per affrontare il presente e specialmente il futuro.
    Perch, ancora e a proposito delle Adunate?Perch, il nostro gruppo, se pur composto da pochi alpini (l’Umbria come noto non mai stata regione di reclutamento alpino), ha voluto sempre sottolineare, al pari di quelli pi numerosi, la sua presenza con striscioni con scritte di vario genere ma, sempre, in linea con il tema prescelto dalla Sede Nazionale per quell’anno, oppure per ricordare particolari occasioni (vedi il terremoto del 97 in Umbria ecc.) comunque sempre nuovi, crediamo attuali!
    Quest’anno, in particolare, il tema prescelto era I valori della montagna e l’alpinit, ebbene, quanti, nei loro striscioni, si sono rifatti a questo concetto?
    Come poche altre volte, ho avuto l’occasione di poter vedere quasi per intero la sfilata, il nostro gruppo si mosso intorno alle 13, ho letto striscioni e sentito parole ormai logore, gi dette in troppe precedenti Adunate, con le stesse parole anche e, quasi con lo stesso tono! Signori cominciamo a cambiare, cambiare per essere presenti, non mettiamoci sempre la retorica! Il presidente ed il consiglio nazionale quando si riuniscono e quando in particolare partecipano a manifestazioni ufficiali sono molto pi moderni e attuali di quegli striscioni. Leggete L’Alpino, quello che dico scritto.
    Il nostro striscione, recitava: Montagna e alpinit valori che ci importano ma…non si importano… L’Adunata , e deve restare il nostro biglietto da visita dove tutti possono trovare i numeri e gli indirizzi giusti aggiornati per le loro aspettative e specialmente, come recita L’Alpino nel numero di maggio non mugugnare! Non dobbiamo pi mugugnare! No! non possiamo, proprio per i nostri
    vecchi e per quanti in ogni tempo e per qualsiasi causa sono andati avanti non possiamo! Dobbiamo dircelo e non possono non sentirlo tutti: che siamo tanti, che siamo bravi, che siamo in ogni citt magari uno ma ci siamo, dobbiamo dirlo a tutti cosa facciamo, lo dobbiamo fare con ogni mezzo, con la presenza, con la stampa e le TV e le nostre iniziative vanno in ogni modo propagandate, altri lo fanno per cose futili a volte inutili e, purtroppo a volte dannose; eppure lo fanno! Signor direttore, l’articolo del mugugno lo ripubblichi di nuovo anche su altri numeri ma, sarebbe il caso di pubblicarlo anche sulla stampa quotidiana.
    Questo il mio sogno.


    Giampiero Petrelli


    Soci alpini, e non


    Vorrei dire la mia riguardo la proposta di iscrivere all’A.N.A. come soci effettivi, quelle persone di origine italiana (ma non alpini) che vivono all’estero.
    Non mi piace affatto quest’idea, tale e quale a quella del ministro che vorrebbe arruolare nell’esercito gli albanesi, per mancanza di volontari.
    Dell’associazione devono far parte persone che hanno un requisito fondamentale: aver svolto il servizio militare nelle Truppe alpine e di conseguenza fregiarsi di portare il cappello. Questo per me il collante dell’Associazione.
    Uscire da questo binario, iscrivendo all’A.N.A. persone di origine italiana, termine alquanto vago, con lo scopo di tenere in vita le sezioni estere, come tenere in vita una persona caduta in coma irreversibile: vegeta, il poveretto, ma il suo destino segnato. Facendomi un bel po’ di chilometri non ho voluto mancare all’appuntamento dell’Adunata di Catania perch sapevo che l avrei trovato amici con cui condividere ideali di alpinit che ripeto sono tenuti da quel collante di ricordi che sono la vita in caserma, le guardie ai rifugi, i campi invernali ed estivi, le avventure e le disavventure della vita militare.
    Meglio resistere fino all’ultimo uomo che essere salvati da mercenari. E’ come voler far credere che ci sono ancora reduci dell’Unit d’Italia, quando la sola matematica del tempo d segno negativo. Perch stravolgere lo Statuto quando esiste gi una valvola di sfogo che sono gli Amici degli Alpini?


    Enrico Rigamonti Polonia


    Che figura facciamo?


    Mal, 28 l
    uglio 2002, pellegrinaggio Adamello: dopo la Messa si forma un corteo che si dirige verso la zona in cui viene servito il rancio alpino . Corteo formato dalle fanfare, da alpini e familiari e dai militari tedeschi con familiari. Ma ecco che arriva una autovettura con a bordo tre alpini, di cui uno anziano pluridecorato, che vuole passare ad ogni costo. L’autista strombazza, specie quando nel gruppo dei militari tedeschi che senza alcun commento, ma scambiandosi sguardi eloquenti si spostano; dopo alcune centinaia di metri lauto viene fermata e fatta accostare al ciglio della strada da un alpino del servizio d’ordine: ne nasce una accesa discussione e solo l’intervento di altri alpini fa desistere gli occupanti a proseguire e a mettersi in coda al corteo.
    Canazei, 22 giugno 2002, pellegrinaggio al Contrin: a Canazei, alla fine della sfilata e cerimonia al monumento ai Caduti a cui partecipano 110 gagliardetti, una ventina di vessilli e numerosi alpini, vi la conferenza sulla montagna. Partecipano il nostro presidente nazionale, il ten. gen. Scaranari e altre personalit del mondo della montagna; presenti alla suddetta conferenza: i consiglieri nazionali che a turno scortano il Labaro nazionale, e in tutto una quindicina di alpini con familiari. Tra gli alpini ho riconosciuto un solo presidente sezionale e un paio di capigruppo.
    Contrin, 23 giugno 2002, di fianco alla chiesetta vi un monumento ad una medaglia d’Oro alpina, sullo sfondo la Marmolada: vari alpini e loro familiari presenti si mettono in posa davanti e/o appoggiati al monumento per scattare le foto ricordo. Contrin, Ortigara, Sella del Montozzo: Santa Messa, anno 2002, alpini che dormono sdraiati sull’erba, signore in costume da bagno, alpini che parlano, mangiano, bevono tranquillamente il tutto nei pressi ove si celebra il rito religioso. Gagliardetti che partecipano solo alla sfilata e/o all’inizio della Messa, altri che alla fine della stessa se ne vanno prima che vengano resi gli onori al Labaro nazionale. Che tristezza e delusione. E poi si vuole che alle nostre manifestazioni vi sia la partecipazione dei mass media: che figura facciamo!?


    Giovanni Giordano Bollate (Milano)