Zona franca

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    Rubrica aperta ai lettori.

    Il pane ricevuto dagli alpini in Russia

     

    Dedico questo scritto ai nostri vecchi alpini reduci.
    Due anni fa andai in pellegrinaggio (perch pellegrinaggio andare in cerca di campi e fosse dove morirono tanti nostri cari alpini in Russia). Arrivai a Rossosch, girai per i vari paesi dove erano i nostri cari sul fiume Don. Mentre la comitiva si dissetava in un locale adibito a bar, io mi fermai nella corte. Vidi delle donne sedute su una trave che guardavano i nuovi arrivati. Io mi avvicinai a loro e sorridendo dissi che ero italiano.
    Loro mi guardavano con tanta cortesia. C’era pure un uomo in piedi avr avuto 65 anni). Egli mi guardava, mi guardava, io feci segno di essere sorella di un alpino (con la mano e l’indice sul cappello in segno di una piuma); lui allora si mise a canticchiare Mamma. Io capii che intendeva la canzone Mamma son tanto felice, perch ritorno da te, e la intonai.
    Chiamai poi l’interprete della nostra comitiva e mi feci spiegare da chi avesse imparato questa canzone.
    Il ricordo questo, cari vecchi alpini: Quando era in corso la guerra, io avevo 8 anni e andavo in cerca di pane nelle tende degli alpini. A volte cantavano alla mamma e cos io imparai la canzone. Loro dicevano: Canta bocia, canta, io cantavo, e al termine mi davano una pagnotta che correvo a portare alla mia mamma e ai miei fratellini. Poi cambiavo tenda, cantavo, e via un’altra pagnotta. E fin con….. grazie buoni alpini. Io sono la sorella di un alpino morto in Russia di fame e di freddo, nel campo di Khrenovoje, il 23 marzo del 43.
    Sono andata per ben due volte a trovarlo nella fossa comune, in mezzo al bosco. Mi ritengo fortunata di aver saputo dal ministro della Difesa, dove stato sepolto mio fratello.
    A differenza di tanti altri, che non sanno nulla dei loro cari Caduti.

     

    Bianca Cecchet Feltre (BL)

     

    Alpini del Molise, alpini di razza

     

    Ho ricevuto la lettera di invito al raduno interregionale in occasione dell’anniversario di fondazione della sezione Molise.
    La nostra regione stata da sempre a vocazione alpina. In molti raduni ai quali ho partecipato in Friuli, sentendo il mio accento un po’ strano, i veci mi chiedevano la provenienza. Io rispondevo: Molise. E allora mi dicevano, con le lacrime agli occhi, che i migliori amici alpini conosciuti nelle valli gelide e nevose delle montagne friulane, nei battaglioni Cividale, Tolmezzo, Gemona, L’Aquila, erano molisani. Ero fiero: queste espressioni di sincerit mi rinverdivano l’anima, ero orgoglioso della mia regione e, soprattutto, mi rendevano un alpino del Molise. Tanti, molisani ancor prima che alpini, oltre a porgere in maniera disinteressata la loro mano a tanti corregionali, hanno dato il loro contributo importante prima nei fatti drammatici del Vajont e poi nel tragico terremoto del Friuli nel 1976. Posso garantire che essi hanno lasciato un ricordo profondo nel cuore dei friulani che, per la loro semplicit e generosit innata, sembrano dei Molisani nordici.
    Lo spirito con il quale mi accosto al raduno per l’anniversario di fondazione della sezione duplice: quello di sentire vicina la mia regione in occasioni come questa e, secondo, quello di rappresentare un reggimento, l’8, che per molti alpini del Molise evoca periodi belli della giovent trascorsi a servire la Patria tra le balze e le rocce del Friuli altissimo.
    Gli alpini hanno raggiunto e meritato un posto importante nel cuore degli italiani. Collaborando e lavorando in ogni situazione, silenziosamente e concretamente, essi hanno saputo mantenere vivi con abnegazione e alto spirito di intenti e ideali, valori che sembravano ormai estinti.
    Mai Daur!!!
    Viva gli alpini del Molise!!!
    Viva la Patria!!!

     

    Tenente Gianluca Mosca vice comandante della 216 cp Val Natisone

     

    Un quindicenne: voglio essere alpino

     

    Figlio e nipote di alpini, a soli 15 anni non ho il diritto di sognare un futuro da bocia, da vera penna nera. Quegli alpini che, come mio padre, i miei nonni e la maggior parte dei componenti della mia famiglia, dall’arruolamento al passo in avanti non dimenticano l’importanza della Patria e di servirla lealmente. Non voglio la fine del Corpo!
    Non voglio che per colpa di qualche politico disfattista la mia formazione morale, la mia scuola di (vera) vita venga eliminata con una riforma fatta superficialmente, senza pensare un attimo a quello che la leva insegna; a come la leva educhi.
    Voglio ricevere la cartolina e, credetemi, non sono autolesionista! Voglio essere uno un po’ speciale, uno che ha fatto il militare. Voglio che la voce alpina sia ascoltata dai nostri parlamentari, cos pronti alla demagogia e alle belle parole ma sordi.
    Fare questo poi, oltre che ad un popolo ancora in cerca di una precisa identit (che troverebbe nella leva l’Italia vera), anche agli alpini; i nostri alpini!
    E’ in gioco l’identit e la morale di un intero popolo. Voglio che il Corpo torni agli antichi splendori, magari con compiti diversi, ma che tornino le nostre penne nere!
    Non voglio solo alpini da sfilate o da commemorazioni.
    Mi sogno, fra qualche anno, come quegli uomini che, ai bei tempi della gloria alpina, spadroneggiavano sui monti, orgogliosi, forti, rispettati.
    Voglio troppo, spero e sogno troppo, ma vedo mio padre e i miei nonni che guardano alla mia generazione come alla fine di tutto quello in cui hanno creduto, alla fine della loro Italia.
    Concludo riportando la frase impressa sul cappello alpino di mio padre: Chi Naia non prova, libert non apprezza!

     

    Umberto Emanuele Nicolai