Viva la leva obbligatoria!

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    Sono uno degli “sprovveduti nostalgici” della leva obbligatoria e non penso affatto che la sua reintroduzione sia una “stupidada” come si sostiene in una recente lettera. Lettera alla quale hai risposto auspicando, con mia sorpresa, non l’eventuale reintroduzione della leva obbligatoria bensì quella del servizio civile. L’argomento richiederebbe ben altro spazio e tempo ma non posso tacere rispetto a una posizione che non ritengo in linea con lo spirito e lo scopo della nostra Associazione. 

     

    Infatti: – l’Ana, associazione d’Arma, è stata costituita, è esistita ed esiste grazie essenzialmente a chi ha fatto la leva obbligatoria e a chi crede in tale istituzione; – l’articolo 2 del nostro Statuto, che gli iscritti dovrebbero conoscere, dispone, quale scopo associativo prevalente, quello di “rafforzare tra gli Alpini di qualsiasi grado e condizione i vincoli di fratellanza nati dall’adempimento del comune dovere verso la Patria” (leva obbligatoria)! – Governo e Parlamento, consenziente lo Stato Maggiore, con una soluzione elettoralmente vantaggiosa, di dubbia costituzionalità e giocando sulle parole “sospensione/soppressione”, hanno di fatto soppresso la leva obbligatoria invece di adeguarla al mutar dei tempi, come dall’Ana ripetutamente richiesto. Se obbligo ci deve essere deve valere per il servizio militare obbligatorio e, in alternativa, per quello civile, riservando ovviamente ai volontari le missioni di loro competenza. Questa dovrebbe essere la posizione della nostra Associazione.

    Beppe Parazzini, Presidente Emerito dell’Ana

    Caro Beppe, non è per buonismo ecumenista che sottoscrivo parola per parola quanto tu scrivi. Ciò che tu percepisci in discordanza rispetto all’auspicio del servizio civile da me sostenuto, nasce da due diversi orizzonti con cui vediamo le cose. In te, e tutti sappiamo la sofferenza che hai provato e la resistenza che hai opposto quando sotto la tua presidenza si soppresse la leva obbligatoria, cosa di cui tutti gli alpini ti sono riconoscenti, in te, dicevo prevale l’orizzonte ideale, l’obiettivo da non perdere di vista. Il mio punto di osservazione parte, più prosaicamente, dalla realtà dei fatti. È in questa logica che il servizio civile può essere un grimaldello per scardinare quella cultura individualista, che fa del privato e dell’indifferenza al bene comune una caratteristica del nostro tempo. Sono personalmente convinto, e l’ho anche scritto in un mio recente editoriale, che saranno i fatti ad obbligarci a tornare alla leva obbligatoria. Già in qualche Stato straniero se ne parla. Per ora ben venga anche il servizio civile, se serve a tenere viva la coscienza alpina e a darci qualche boccata di ossigeno in questa discesa senza ricambio.