Valori? Se “alpini” valgono di più

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    Il 15° Convegno Itinerante della Stampa Alpina (CISA) svoltosi all’hotel Candiani di Casale Monferrato il 2 e 3 aprile, ottimamente organizzato dalla sezione guidata da Gian Luigi Ravera, si è concluso con un successo di partecipazione e di interventi sul tema proposto dal Comitato di Direzione presieduto dal consigliere nazionale Adriano Crugnola: “Nel 150° dell’Unità d’Italia riflettiamo sui valori della solidarietà e della linea associativa”. Ai lavori ha partecipato sabato pomeriggio il gen. Gianfranco Rossi, vice comandante delle Truppe alpine e, la domenica mattina, lo stesso comandante gen. C.A. Alberto Primicerj. Le conclusioni del dibattito sono state tratte dal presidente nazionale Corrado Perona, che nel corso del suo appassionato intervento ha risposto anche ai numerosi quesiti posti dai rappresentanti dei giornali associativi, confermando infine la volontà di continuare le sue visite alle Sezioni per ascoltare le proposte della base sul futuro della nostra Associazione. Erano rappresentate ben 59 testate di Sezione e 11 di Gruppo, con oltre centocinquanta partecipanti. Nella mattinata di sabato si sono riuniti i referenti del Centro Studi, che nel pomeriggio, in due sezioni diverse, hanno discusso il “Piano scuole” e il “Piano Musei”.

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    Una riflessione sui valori: un tema che può apparire superfluo, scontato. Non è così, perché in una società che li rifiuta, quando non li deride, è necessario riproporli, soprattutto se alla parola ‘valori’ aggiungiamo un aggettivo fondamentale: alpini. Ed è proprio a questa espressione, valori alpini, che devono ispirarsi i nostri giornali: sono l’essenza stessa – di tradizioni, educazione, dignità, gratuità e di forza – che fa ciò che sono stati e sono gli alpini.

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    In apertura dei lavori il saluto ai convenuti è stato dato da Adriano Crugnola, che ha assolto con maestria il non facile compito di moderare il dibattito durante i due giorni di convegno. Il presidente della Sezione ospitante, Gian Luigi Ravera, ha rilevato la non casualità della presenza dei responsabili della stampa alpina nel 150° dell’Unità d’Italia a Casale, una città che ha avuto un ruolo non certo secondario nel Risorgimento. Quanto agli alpini della Sezione “sono una presenza costante nella vita sociale”. Una presenza confermata poco dopo dal sindaco Giorgio Demezzi. “Gli alpini sono una risorsa della città – ha detto – pronti a dare collaborazione in diverse circostanze e ad intervenire in tutto il territorio in caso di calamità e in tante altre circostanze in cui sia richiesto il loro aiuto”. Ha concluso augurando a tutti “di portare a casa un buon ricordo di questa città”. Un ringraziamento a Ravera è venuto poi dal nostro presidente nazionale, che ha ricordato i tempi stretti avuti per organizzare il convegno. Si è detto favorevolmente impressionato per i lavori tenuti nella mattinata dai referenti del Centro Studi e ha salutato i rappresentanti della stampa alpina delle sezioni all’estero: Balcanica-Carpatica-Danubiana, Belgio, Canada, Francia, Germania e Svizzera. Sul tema del convegno riferito all’Unità d’Italia, Perona ha detto che gli alpini hanno sempre vissuto da buoni italiani e che la bandiera ce l’hanno nel cuore. Dino Bridda, giornalista e direttore di In Marcia, periodico della sezione di Belluno, ha svolto la relazione introduttiva alla quale, nel corso del convegno, è stato fatto più volte riferimento. La riassumiamo così. Quest’epoca di bombardamento mediatico, di parole d’ordine, slogan e luoghi comuni ci coinvolge tutti, Associazione compresa, ha sostenuto Bridda. La stessa parola “valori”, intesa come insieme di elementi, viene usata dai media spesso a sproposito, senza farne capire il significato profondo. “I valori, per noi – ha detto – sono il fondamento della comunità e il nutrimento delle norme che regolano il vivere civile”. Per la nostra associazione sono l’impegno civico, la solidarietà e la disponibilità verso gli altri. Sono raffigurati nel nostro Labaro con le sue 207 Medaglie d’Oro, espressione dell’impegno nobile e del sacrificio, e nei nostri vessilli e gagliardetti, sotto forma di medaglie, attestati, cittadinanze onorarie che la comunità nazionale e quella locale ci hanno conferito quale premio della messa in pratica di princìpi quali, appunto, la disponibilità, la solidarietà, l’impegno civico”. Ha poi accennato al clima politico e sociale immediatamente successivo alla Grande Guerra, a quella “desertificazione di valori di un’attualità sconcertante, per non dire drammatica. L’Italia del 1919 era smarrita, delusa, sbandata… La guerra si era portato via molti princìpi di stampo liberale che l’Ottocento ci aveva tramandato anche attraverso l’epopea risorgimentale. Evidentemente – ha continuato Bridda – ciò non bastava allora, e non basta adesso”. E quindi: “Questi benedetti valori, se è vero che informarono l’azione di Arturo Andreoletti allo stesso modo devono informare la nostra azione, oggi. Vanno sottoposti a cure periodiche di ossigeno, dato dalla nostra capacità di metterli in pratica, adattandone l’impiego alle esigenze del momento nel quale siamo chiamati ad intervenire”. Un intervento spontaneo e gratuito, senza alcun altro interesse che non sia quello dell’aiuto richiesto. Valori che hanno il fondamento “nella convinzione di rappresentare un modello”. “Per questo l’Associazione è in grado di offrire un modello di società contrapposta a questa desertificazione di valori, con un patrimonio ricco e prezioso di testimonianze e di esempi che preludono proprio alla costruzione di una società buona e possibile”. Ma “l’alpino non può essere l’uomo per tutte le stagioni”. La sua proverbiale disponibilità ha una dignità che va rispettata proprio per la sua peculiarità, senza nulla chiedere. Perché l’alpino agisce senz’altro scopo che non sia aiutare gli altri, secondo il principio della sussidiarietà. “Questo è un principio che lo fa agire in concorso con le forze dello Stato – ha concluso Bridda – e pretende che agli alpini si riconoscano in concreto con risorse necessarie a mettere in pratica i loro valori che nessun tempo è in grado di scalfire e che contribuiscono a formare una società buona e possibile”. Giangaspare Basile, caporedattore de L’Alpino, ha dato alcune informazioni di tecnica giornalistica soffermandosi poi sulla costruttiva collaborazione delle sezioni con il mensile nazionale. I cui tempi di stampa – ha ricordato – sono stati anticipati per consentire il recapito del giornale all’inizio di ogni mese. Ne consegue che sono ristretti anche i tempi di redazione, che richiedono un più sollecito invio di articoli e fotografie da parte dei corrispondenti alpini. Quanto ai contenuti, ha evidenziato una certa dissonanza dei nostri giornali con la realtà dell’odierna società, distratta e confusa da un martellamento mediatico che non privilegia i valori morali e civili. È dell’opinione che, nel rigoroso rispetto delle regole dell’Associazione, la stampa alpina potrebbe svolgere una funzione critica sui disvalori che vengono assurti a valori. Anche perché, ha concluso, “i nostri soldati che rischiano la vita in terre lontane hanno il diritto di sapere che lo fanno per un Paese che lo merita”. Sul termine “valore” si è espresso anche Vittorio Brunello, direttore de L’Alpino, per aggiungere un aggettivo qualificante, alpino, due termini che devono andare sempre uniti. “Alcuni aspetti di questi valori sono chiari, quando parliamo della memoria, dell’attaccamento alle Truppe alpine, dell’Unità d’Italia… li diamo per scontati. La nostra forza è la gratuità. L’Associazione ha numeri strepitosi, una storia formidabile, facciamo cose straordinarie, e finché cammineremo sul sentiero della gratuità, saremo alpini e saremo nel solco della nostra tradizione. Ci sono altre associazioni che fanno solidarietà, anche bene. Ma la fanno gratuitamente?”, si è chiesto Brunello. “La società guarda a questo cappello con simpatia, e qualche volta ce lo dice durante le tante adunate: siete una speranza. Ma questo ci carica di responsabilità. Se la gente ci vede così è perché noi portiamo ancora quello che chiamiamo il valore alpino, cioè lo spirito alpino, e bisogna farlo risaltare sui nostri giornali”. Ed ancora: “La visibilità: è un valore? Certamente non siamo abbastanza visibili. Ma quando il valore diventa sottolineature di personalità un po’ esibite e qualcuno approfitta di noi per apparire, non è più un valore. Dobbiamo dirci le cose gradevoli ma anche quelle sgradevoli; se qualcuno sbaglia dobbiamo dirgli con chiarezza: stai sbagliando. Se qualcuno ci dice che sbagliamo dobbiamo ringraziarlo per evitare ulteriori errori”. “Qual è la radice profonda di quello che ci portiamo dentro con
    spirito alpino? – si è chiesto Brunello avviandosi alla conclusione – È la nostra storia personale, il nostro servizio militare. Ma sono anche le radici della nostra famiglia, della nostra contrada, del nostro borgo, dove abbiamo imparato ad essere retti, leali, chiari, forti e coraggiosi. Perché sono stati quegli uomini lì che hanno fatto la nostra grande storia militare. Quando sento i reduci parlare del ritorno dalla loro lunga odissea, penso che ne sono usciti perché avevano grinta e forza morale. Quella forza è nata, sì, dall’addestramento militare, ma soprattutto perché c’era qualità nell’uomo. Il nostro valore primo, il nostro grande valore è l’uomo che sta sotto il cappello”.

    IL DIBATTITO

    Balleri, presidente della Commissione legale dell’ANA, ha parlato del valore della disciplina associativa, “che è quello che ci tiene uniti da 91 anni. Cioè di quelle poche regole che i nostri Padri costituenti ci hanno dato e che devono essere presenti in tutti, ma in particolare modo in chi ha incarichi associativi. Dico questo perché ci sono ogni tanto segnali, pochi ma ci sono, che qualcosa non va: sarebbe opportuno che la stampa alpina ponesse l’accento sulle parti più importanti del nostro Statuto per divulgare regole dalle quali non è possibile prescindere. Occorre spiegare, per esempio, che in caso di controversie fra soci, prima del presidente nazionale ci sono il capogruppo e il presidente di Sezione, i quali devono farsi interpreti dello Statuto per evitare litigiosità e ricorsi. Voi della stampa alpina siete invitati a divulgare le norme associative perché avete non solo una funzione informativa ma anche quella educativa”.

    Il generale D. Gianfranco Rossi, vice comandante delle Truppe alpine, ha rilevato il costante interesse della nostra stampa nei riguardi dei reparti alpini e ha tracciato una esauriente panoramica delle varie Unità che fanno capo al Comando Truppe alpine e dell’attività svolta negli ultimi due anni: dall’intervento ad Haiti all’impegno delle due brigate in Afghanistan, costato il sacrificio di Caduti in imboscate e attentati. Sacrifici non vani perché l’operato degli alpini ha consentito di avviare alla normalità le condizioni di vita della popolazione (ne scriveremo in un consuntivo della missione della Julia, alla quale ha dato il cambio la brigata Folgore). Rossi ha avuto parole di riconoscenza per l’Associazione per la vicinanza e l’assistenza costante alle famiglie dei Caduti. “Troviamo nella stampa alpina – ha aggiunto – una delle maggiori fonti di collaborazione e informazione sulle nostre attività”.

    Stefano Benazzo, ambasciatore d’Italia in Bulgaria e presidente della neonata sezione Balcanica-Carpatica-Danubiana ha ringraziato il vice presidente nazionale Ornello Capannolo “che ha tenuto a battesimo i gruppi dell’Europa dell’Est” e il presidente Perona. Nel suo interessante intervento ha focalizzato la presenza degli alpini italiani all’estero: “Essi non sono solo memoria, ma anche testimonianza che l’Italia vive, produce, si sa integrare nel mondo e nel tempo presente, sa proiettarsi nel futuro e assumersi responsabilità ricoprendo anche cariche pubbliche. E poi gli alpini all’estero celebrano le ricorrenze della Patria, aiutano i bisognosi, difendono l’immagine del Paese con i fatti e non a parole, si fanno amare e portano la pace grazie alle nostre Forze Armate”. Ha concluso annunciando di aver “reclutato” tre alpini che risiedono in Grecia e proposto all’Unione dei militari di Bulgaria di far parte dell’IFMS: proposta accettata. Dovrà ora essere ufficializzata a livello di segretariato generale.

    Borsetto (Svizzera) ha proposto “una giornata nazionale dell’Associazione” e ha affermato che “essere alpini all’estero significa essere due volte alpini, con forte attaccamento alla Madrepatria e che i nostri giornali sono una vetrina rivolta all’esterno che rispecchia i valori e quello che siamo”.

    Agostini (Marche): ha letto la parte finale dell’articolo 2 dello Statuto laddove si dice che “per l’attuazione dei propri scopi associativi, l’Associazione, che non ha fini di lucro, si avvale delle prestazioni volontarie e gratuite dei propri soci”. “Parole semplici, essenziali – ha concluso – basta applicarle e non fare diversamente”.

    Marian (sezione di Treviso, una sezione che svolge un’intensa attività culturale attraverso ‘Portello Sile’) ha paventato il pericolo che il nostro volontariato possa essere strumentalizzato ed ha affermato che la solidarietà non è un generico atto ma una scelta culturale verso il prossimo che va preservata.

    Il maggiore Mario Renna, addetto stampa della brigata Taurinense ha parlato della Cittadella degli alpini che sarà installata a Torino, ai Giardini Reali, con armamenti, mezzi e materiali impiegati dagli alpini in Afghanistan. Sarà un confronto fra il vecchio e il nuovo, utile non solo a chi l’alpino lo ha fatto anni addietro ma anche agli stessi alpini in servizio, che avranno modo di rendersi conto dell’interesse che li circonda.

    Per Birone (Genova) c’è anche chi non perde occasione per parlar male degli alpini. E citando alcuni episodi avvenuti in Alto Adige dice: “All’adunata di Bolzano dovremo dare una dimostrazione di serietà senza dare né accettare provocazioni”. E poi, sui nostri Caduti in Afghanistan: “L’ordinario militare che dice: gli alpini portano la pace, dovrebbe spiegarlo a tutti, perché c’è qualche prelato…”. Quanto alla disciplina associativa “va rispettata da tutti e chi non sta alle regole non può stare fra noi”.

    Balestra (Feltre): si è posto l’interrogativo di come ‘contagiare’ la società, che soffre di amoralità, con i valori di cui siamo portatori e come divulgarli. “Siamo l’Italia che conta, l’Italia pulita – ha detto – dobbiamo capire cosa dobbiamo fare e bene fa il nostro presidente Perona a girare per tutte le Sezioni per sapere cosa pensiamo e raccogliere le nostre proposte”.

    Sabatino (Abruzzo): solidarietà senza clamore: “Lo sa bene il popolo aquilano soccorso dagli alpini per i quali nutre un diffuso senso di gratitudine. È il miglior modo per festeggiare i 150 dell’Unità d’Italia”.

    Chiarlone (Savona): occorre maggiore visibilità: non si accende una luce per tenerla nascosta: potremmo far arrivare la nostra stampa, per esempio nelle scuole o agli alpini non iscritti.

    Biffi (Monza): chi non rispetta la disciplina associativa si isola da solo.

    Di Dato (Como): per undici anni direttore de L’Alpino, ha parlato del 150° dell’Italia unita e dei “vergognosi tentativi di annullarne la celebrazione. Ma il Tricolore è stato rivalutato spontaneamente dalla gente e per chi lo denigra è stata una sconfitta. È stato onorato anche per i nostri militari in missione all’estero”. Su questo intervento si è conclusa la prima parte del convegno. I delegati sono quindi andati ai Giardini comunali per deporre corone al monumento all’Alpino e ai Caduti della Grande Guerra.

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    Domenica mattina, dopo l’alzabandiera nel giardino all’interno dell’hotel Candiani, sono ripresi i lavori con la presentazione del nuovo portale (ne parliamo a parte in queste pagine) preceduta da un intervento del coordinatore della Commissione Servizi informatici e Comunicazione Cesare Lavizzari, per il quale tra i valori degli alpini un posto di rilievo deve essere riservato anche alla lealtà, all’umanità, all’amicizia e soprattutto al buon senso che in questo periodo nella società a volte sembra mancare. È sull’amicizia vera che si fonda il nostro rapporto associativo: tra amici si può e si deve mettere tutto in discussione senza tuttavia perdere la serenità e il rispetto reciproco. “Per contagiare la società con i nostri valori – ha detto – non dobbiamo fare altro che continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto e ad essere quello che siamo sempre stati, vivendo i valori che proclamiamo”. Lavizzari ha infine messo in guardia dal rilasciare alla stampa dichiarazioni che potrebbero essere mal interpretate o strumentalizzate e, in ultima analisi, dare – per estensione – un’immagine distorta dell’Associazione ed ha sollecitato ad avere, anche nella comunicazione, “quella compattezza ed unità di intenti che è una semplice realtà”.

    Il col. Maurizio Paissan, responsabile dell’Ufficio Pubblica Informazione del Comando Truppe alpine, ha parlato di disinformazione e di ricerca di scoop inesistenti di certa stampa nazionale a scapito dei nostri alpini in missione, “che fanno tutti il loro dovere. E se qualcuno cade, gli altri lo fanno anche per lui”, ha aggiunto. L’ANA è vicina ai reparti alpini e li circonda di affetto quando rientrano, un affetto che si concretizza anche per i nostri feriti e le famiglie dei nostri Caduti. “Siete una presenza indispensabile – ha concluso, fra gli applausi – perché continuate le nostra azione e avete voce anche per noi”.

    Furia (Bergamo): Nella società c’è un’ubriacatura di diritti, a scapito dei doveri. Attenzione alla solidarietà: senza i valori alpini potrebbe diventare un fardello.

    Sulfaro (Genova): ha portato il saluto dell’Associazione Volontari di Guerra e dei reduci. Circondato da stima e affetto, tutt’altro che “residuato bellico”, come si è definito con grande ironia, ha sollecitato la diffusione “all’esterno” delle nostre idee e dei nostri ideali. Per il Cisa ha riproposto un suo cavallo di battaglia: l’estensione dell’invito ai giornalisti che hanno svolto il servizio militare nel Corpo degli alpini. Ce ne sono tanti, ha detto, anche di illustri.

    Marca (Monza): il tema del convegno, il 150° e Torino, unisce due cardini che ci aiutano a fare previsioni e consentirà alle sezioni di coadiuvare con il presidente Perona, che farà loro visita nel corso dell’anno, di definire la linea associativa. Ribadisce la necessità di attenersi al Regolamento.

    Zanini (Monza) ha parlato nella necessità di riscoprire i valori del Risorgimento, “che sono stati quelli che ci hanno tramandato i nostri Padri”.

    Vatri (Coordinatore delle sezione di Canada e Nord America) ha svolto un appassionato intervento: “Chi è stato alpino da giovane, lo rimane per tutta la vita…”. Ha annunciato la pubblicazione di un libro, “Alpini in transfert”, scritto in inglese (per farlo leggere anche in Canada e Stati Uniti). “La vita di Sezione non è facile, il numero diminuisce ma abbiamo fatto tre nuovi soci con meno di quarant’anni: è un orgoglio, per noi”. Ed ha annunciato che in ottobre, in occasione del congresso degli alpini del Canada e Nord America, la nostra rappresentanza sfilerà nella 5ª Strada, partecipando al Columbus Day. Ha chiuso, salutato con un lungo applauso, con parole di riconoscenza a Perona, Capannolo e Brunello.

    Pellissetti (Pordenone): “Noi puntiamo moltissimo sull’esempio dato dagli alpini della Sezione coinvolgendo la stampa locale sul nostro lavoro. Per l’arruolamento chiediamo corsie preferenziali per i giovani che hanno respirato aria alpina”.

    Bottarelli (Salò): “Nei Gruppi e nelle sezioni il futuro dell’ANA è ancora roseo. Piuttosto, siamo davvero buoni e bravi come diciamo?”. Ha parlato della difficoltà di spedire il giornale sezionale dopo lo spropositato aumento deciso dalle Poste Italiane.

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    A questo proposito è risultato molto utile l’intervento del tesoriere nazionale Michele Casini, il quale a fine maggio, scadendo il suo mandato, metterà lo “zaino a terra”. “In questi sei anni, insieme agli amici del Consiglio abbiamo fatto tante cose e molto importanti, anche sotto il profilo economico. Da attento lettore della stampa alpina, penso che quello che la sede nazionale sta facendo, e sicuramente farà nel prossimo futuro, dovrebbe essere maggiormente divulgato dai nostri giornali. Si tratta di informare su iniziative come la ristrutturazione della sede nazionale, del rifugio Contrin, del Soggiorno alpino di Costalovara e tante altre, realizzate con le disponibilità della sede nazionale, nell’ordine di alcuni milioni di euro. Per quanto riguarda il villaggio in Abruzzo, è stato gestito con fondi raccolti ad hoc e finalizzati al progetto specifico”. Casini, riferendosi alla considerazione di un delegato all’assemblea dell’anno scorso, il quale sul giornale della propria sezione lamentava il poco tempo disponibile per esaminare il bilancio dell’Associazione, ha precisato che il bilancio stesso viene inviato ai presidenti di sezione due mesi prima dell’assemblea. Se poi, i presidenti… A proposito della quota associativa ha ricordato che la sede nazionale percepisce dai singoli soci 10 euro e 50, di cui 2 euro sono dedicati al maggior costo postale per la spedizione de L’Alpino. Distribuiti su 12 mesi, i 10 euro e 50… sono 87 centesimi. In qualsiasi bar corrispondono al costo di un caffè al mese, e sottolineo al mese! Parliamo allora di solidarietà – ha continuato Casini – La solidarietà nei confronti della nostra Associazione dove sta?”. E ha continuato: “In sede nazionale siamo subissati da richieste economiche di qualsiasi genere, molte delle quali sarebbero meritevoli di essere sostenute. Moltissime volte siamo costretti a dire: no, ci dispiace. La solidarietà verso terzi mi sta bene, ma prima di tutto, dobbiamo essere solidali con la nostra Associazione di cui parliamo tutti, perché il bene che facciamo alla nostra Associazione ce lo ritroviamo poi di ritorno. E se vogliamo essere presenti nei confronti della società, più risorse abbiamo e più possiamo farlo. Invece siamo sempre pronti a mugugnare… per un caffè al mese!”. Un lungo applauso ha interrotto l’intervento del tesoriere. “Scusate lo sfogo, ma credetemi che vivere sei anni da tesoriere è stata una bella ginnastica…”. Rispondendo infine ad alcuni quesiti sulle tariffe postali, Casini ha spiegato che per far fronte al rincaro delle tariffe postali, l’Associazione nel 2010 si è impoverita di oltre 600 mila euro, di cui si è fatta carico la sede nazionale “grazie alla lungimiranza del tesoriere che mi ha preceduto e che aveva accantonato 800 mila euro per una possibile emergenza”. Purtroppo – ha spiegato Casini – per quanto riguarda le tariffe postali non è stato possibile fare gruppo e ottenere uno sconto per tutti, nonostante le lunghe e sofferte trattative alle quali ha partecipato anche il consigliere Crugnola, perché la convenzione utilizzata è prevista solo per utenti che spediscono oltre 4 milioni e mezzo di copie all’anno. Di qui la riduzione ottenuta a due euro anziché 2 euro e 50. “Aggiungo una chicca finale: i 50 centesimi, alla fine sono rimasti alle Sezioni”.

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    “Ci avete fatto sentire che ci siete vicini” – ha esordito il generale C.A. Alberto Primicerj, comandante delle Truppe alpine – “non solo attraverso i vostri giornali ma anche con la presenza del Labaro e del presidente Perona alle nostre cerimonie e vicini alle famiglie degli alpini, in special modo degli alpini Caduti in Afghanistan”. Dopo aver notato che anche la stampa nazionale ha informato più diffusamente sulla missione degli alpini: “È un grande segnale – ha aggiunto – perché se non si sente vicino il proprio Paese è difficile trovare quelle motivazioni e quelle idee che servono per andare avanti”. Si è detto di spiaciuto per parole forti sui Caduti pronunciate da un vescovo, e ha ringraziato il presidente Perona “per la bella risposta data”. “E grazie per aver dato anche un aiuto economico ai nostri reparti: in Afghanistan i soldi sono un’arma in più perché ci consente di finanziare maggiormente progetti e dare aiuti alla popolazione”. Ha aggiunto che per tutto il 2012 non ci saranno avvicendamenti di reparti alpini. “Saranno occupati nell’addestramento in montagna. Aumentano le domande per VFP1 da parte di giovani dell’arco alpino, il che significa che l’attività promozionale sui valori alpini sta dando buoni frutti”. Il generale ha parlato quindi degli alpini “che devono lasciare il servizio attivo: sarebbe bene che fossero instradati alla ricerca di uno sbocco occupazionale. É un problema che dobbiamo porci a livello di Forze Armate e che sicuramente dovremo presto affrontare”. Quanto ai contatti con i reparti “sono pronto ad aprirvi le caserme per farvi conoscere meglio dagli alpini in servizio”. Venendo al convegno, Primicerj ha detto di aver apprezzato “unità di intenti e perfezione di sintonia. E che vale la pena di proseguire insieme su questa strada – alpini in congedo e in servizio – per difendere valori comuni: “Solo così – ha concluso – avremo successo nei momenti difficili”.

    L’INTERVENTO DI PERONA

    Il presidente Corrado Perona ha esordito ringraziando il direttore e la redazione de L’Alpino“per la linea associativa sempre presente sul giornale, un giornale che riscuote il consenso degli associati”. Si è detto compiaciuto per il lavoro del nostro Centro Studi, i lavori dei cui referenti aveva seguito nella mattinata, restando favorevolmente impressionato “per quanto di costruttivo è stato detto in quelle ore”. L’ANA come un’isola? – “Ecco – ha continuato Perona – qualcuno in questo convegno ha detto: dobbiamo uscire dal guscio. Mi pare che dal guscio siamo usciti da tempo. Parliamo di “isola verde”, ma la chiamiamo isola per la bontà, per la qualità, ha aggiunto con enfasi. E non siamo certo isolati dalla società: la pratichiamo, la critichiamo se è necessario, ma non siamo ai margini del mondo, e non solo per la nostra struttura associativa ma per la vitalità di questa struttura.

    L’uomo alpino – Ha ringraziato il giornalista Dino Bridda per il suo intervento con il quale aveva aperto il convegno. “Hai parlato del futuro associativo, soffermandoti su alcuni punti importanti del nostro percorso: quelli che maggiormente ci stanno a cuore. E cioè sulla figura dell’uomo alpino: siamo e saremo sempre contro il detto: tutti per fare numero. Ci sono associazioni che fanno così. Noi cantiamo “Aprite le porte”, ma lo diciamo per fare entrare gli alpini, non tutti quanti. No. Soprattutto desideriamo preparare coloro che cammineranno con noi, per valorizzare la cultura alpina e i suoi contenuti”.

    Amoralità e disciplina – Perona si è poi detto d’accordo con Carlo Balestra (presidente della sezione di Feltre) sul rifiuto della amoralità: “Adoperiamoci per difendere a tutti i costi questa nostra identità e la nostra associazione. Che non è immune da qualche contrasto, ma dovrebbe però essere gestito nell’ambito delle sezioni senza ricorrere alla sede nazionale. Spesso è provocato da personaggi che intendono apparire e che raramente intervengono quando c’è da lavorare e dei quali faremmo volentieri a meno. Come di quello che mi ha scritto “guardati bene…!”, perché secondo lui avevo offeso un vescovo indirizzandogli una lettera di critica per le parole pronunciate sulla morte di un alpino caduto in Afghanistan…”

    Disciplina associativa – “Le stellette che noi portiamo – ha ricordato Perona rispondendo a Carlo Birone (Genova) – son disciplina… Quindi quelle stellette ci appartengono, sono quelle del comandante – ha aggiunto riferendosi al gen. Primicerj – e quelle dei suoi uomini. Dobbiamo stare sempre accanto agli uomini con le stellette. Siamo sullo stesso binario, perché identici sono i valori, tutti noi appartenendo alla stessa storia”.

    Protezione civile – “Un alto funzionario del Dipartimento della Protezione civile mi ha detto: voi alpini siete diversi dagli altri. Ma non intendeva diversi per bravura. Ha aggiunto: avete mandato oltre 9.000 volontari in Abruzzo, e avete dato un valore aggiunto che nessun altro è capace di dare: un villaggio a Fossa con 33 case e una chiesa. Quale altra associazione riesce a fare quello che fate voi?”. Rivolgendosi poi ad Antonio Sulfaro, unico reduce in sala “ma rappresentativo di tutti i reduci”, Perona ha confermato l’attualità della linea tracciata dai nostri Padri. Grazie a Dio abbiamo sempre avuto l’affetto dei nostri reduci, la loro presenza, il loro invito a proseguire. Il nostro orto da coltivare è la nostra Patria, l’Italia alpina, tutta. Noi siamo alpini e basta. E i duri e puri? – si è chiesto il presidente – Lo siamo tutti. Duri perché vogliamo continuare in questa associazione, e puri perché abbiamo la coscienza a posto. Dopo di noi, il diluvio? Ma dopo di noi… altri!

    Futuro associativo – Si è poi riferito al documento sul futuro associativo inviato a tutti i presidenti di Sezione, confermando che continuerà le sue visite. Per ascoltare le proposte, che dovranno sempre avere come imperativo di fondo la dignità alpina i valori alpini e il modo di essere alpino. Solo così saremo – ha celiato strappando un fragoroso applauso – se non i migliori, certamente i numeri uno…!”.

    Reparti alpini – Da ultimo si è rivolto al “carissimo generale Primicerj, amico di sempre. Sarete sempre presenti sulla nostra stampa e non vi dimenticheremo mai”. Ha accennato alle iniziative intraprese dall’ANA in difesa della leva obbligatoria, quindi al superamento d’ogni riserva sui volontari una volta visti all’opera. “Perché – provocando un lungo applauso di approvazione – abbiamo avuto dei comandanti alpini, con la loro tradizione, senza i quali non saremmo andati avanti! Abbiamo dunque avuto continuità nelle Truppe alpine. Sono giunti i tempi per iscrivere anche questi alpini. Abbiamo capito che preferiscono iscriversi non tanto nelle loro zone di provenienza ma dove prestano servizio, perché sono a più diretto contatto con le Sezioni e i Gruppi”. È una strada, ha precisato subito il presidente, che sarà seguita d’intesa con il comando Truppe alpine.

    Adunata a Torino – E, riallacciandosi infine al tema del convegno, ha concluso con un appello: “Per Torino… dobbiamo solo suonare l’Adunata, perché i valori della solidarietà e la visione della linea associativa ci sono, sono presenti, e ce li porteremo appresso per marcare da italiani e da alpini la nostra Adunata nazionale. Viva l’Italia, viva gli alpini!”. Su un lunghissimo applauso al presidente si è conclusa questa edizione del CISA.


    Un sondaggio: il CISA è stato…

    Il gradimento per il CISA di Casale Monferrato è risultato dal questionario, compilato al termine dei lavori e consegnato da 91 partecipanti. Le preferenze hanno riguardato tre settori: l’informazione preventiva sul CISA e l’organizzazione; il giudizio sul convegno e cosa ne è stato ricavato; i suggerimenti sugli argomenti che sarebbe opportuno trattare. Il 97% ha dichiarato di essere stato informato sui motivi della partecipazione al convegno la cui organizzazione è stata giudicata molto buona (il voto medio è di 4 su una scala da 1 a 5), mentre il 77% ha affermato che era informato sugli obiettivi del CISA e che sono stati più o meno raggiunti (il voto medio è di 3,38 su una scala da 1 a 5).

    Dalla partecipazione il 35% ne ha tratto conoscenze utili per l’attività associativa, il 20% motivazione ed entusiasmo, il 18% suggerimenti per migliorare la qualità del lavoro, il 14% suggerimenti utili per migliorare l’efficacia personale, mentre il 13% ha ottenuto informazioni sulle tecniche metodologiche. Per il 42% dei partecipanti i contenuti del convegno sono stati utili, per il 21% rispettivamente applicabili o concreti e per il 16% sono stati solo teorici. Dati che sono confermati anche dalla valutazione generale sul risultato del convegno: il 53% si porta a casa tanto, abbastanza il 47%, mentre è significativo che nemmeno una persona l’ha giudicato inutile.

    Tra gli argomenti che i partecipanti avrebbero voluto maggiormente trattare o sviluppare sono: le tecniche giornalistiche con una maggiore attenzione a fornire indicazioni pratiche più che teoriche, l’argomento del confronto con la stampa generalista, un maggiore approfondimento riguardante i giornali sezionali o di gruppo, ma anche argomenti di portata più generale come il futuro associativo e il maggiore coinvolgimento dei giovani alpini.


    Il Centro Studi ANA una realtà in divenire

    Nella mattinata di sabato 2 aprile, nella sala Gonzaga dell’hotel Candiani, si è tenuta la riunione annuale dei referenti sezionali del Centro Studi ANA. Al tavolo dei lavori la Commissione presieduta da Giuliano Luigi Chiofalo con il vice presidente nazionale Ornello Capannolo e i consiglieri nazionali Luigi Bertino e Adriano Crugnola. Presenti il presidente nazionale Corrado Perona, il vicario Marco Valditara e il vice comandante delle Truppe alpine, gen. Gianfranco Rossi. Erano 48 le sezioni partecipanti.

    Adriano Crugnola ha aperto i lavori e ha focalizzato l’attenzione sull’importanza di una rete che consenta al Centro Studi di diventare una struttura che promuova sì iniziative, ma anche che raccolga le più meritevoli e le metta a disposizione di sezioni e gruppi. Chiofalo ha sottolineato il ruolo fondamentale della comunicazione e dell’indispensabile interazione tra Centro Studi e sezioni; Luigi Bertino ha presentato i dati del Libro Verde, giunto quest’anno alla decima edizione. Mauro Depetroni, componente esterno della Commissione e referente per le realtà museali, è intervenuto presentando la guida ai musei dell’ANA che è ora disponibile sul portale ana e che raccoglie informazioni e fotografie dei musei, 13 realtà belle e consolidate.

    Infine Gianluca Marchesi, responsabile del progetto scuole e componente esterno della Commissione, ha intrattenuto la platea sull’importanza del ruolo che può avere l’ANA all’interno degli istituti scolastici. Ha presentato, inoltre, un dvd rivolto alle scuole elementari sugli alpini e sull’Associazione: un dvd che ha riscosso, da subito, un enorme successo. A chiusura dei lavori è intervenuto il presidente nazionale che si è detto molto compiaciuto dalla qualità degli interventi, dalla presenza numerosa di referenti, qualificati sia per esperienza associativa sia per esperienze professionali.

    “Il Centro Studi – ha affermato Corrado Perona – rappresenta certamente una parte importante del futuro dell’Associazione, è per questo che occorre investire nella sua crescita”. Nel pomeriggio si sono svolte due riunioni presiedute da Gianluca Marchesi e da Mauro Depetroni, l’una sul “Progetto scuole” e l’altra sulle “Realtà museali”. Incontri che hanno visto una folta partecipazione di referenti esperti e pronti a collaborare affinché il Centro Studi diventi una struttura dinamica e operosa. (Mariolina Cattaneo)


    Il nuovo motore di https://www.ana.it

    Michele Tresoldi, webmaster di https://www.ana.it ha presentato le novità: grafica rinnovata, nuova homepage, nuovi menù, nuove gallerie di immagini e video, quest’ultimi consultabili in formato flash (per intenderci, quello utilizzato su Youtube) al posto del superato Windows media video, nuovi blocchi laterali che propongono al visitatore, di volta in volta, ogni tipo di contenuto, notizia, video, immagine, download, evento, correlato alla notizia o all’argomento che si sta consultando.

    E ancora, nuovo motore di ricerca degli articoli, integrazione con i principali social network quali Facebook, Twitter, Buzz, nuovo calendario, nuove pagine (quasi dei mini siti) dedicate alle Adunate nazionali e alle Truppe alpine, nuovo modulo dedicato al download e alla consultazione della nostra rivista L’Alpino, nuovo database dei cori ANA… e tanto altro ancora.

    Un enorme passo avanti per il nostro portale, una trasformazione che lo pone al livello dei più moderni portali attualmente in rete e che consentirà all’ANA di avere uno strumento potente e flessibile per diversi anni. Dal 2002 ad oggi, sono state pubblicate più di 8.000 notizie, oltre 3.000 fotografie, circa 1.500 video e centinaia di file per il download; un intero mondo che si è dovuto trasportare su una nuova piattaforma (da Postnuke in linguaggio php a Dotcms in linguaggio Java) senza perdere nemmeno un byte di quell’enorme archivio digitale nel quale in questi anni il nostro portale si è trasformato.

    “E siamo solo all’inizio di un lavoro – ha concluso Tresoldi – per rendere la consultazione del nostro portale sempre più semplice, intuitiva, efficace. Fateci sapere”.

    Pubblicato sul numero di maggio 2011 de L’Alpino.